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Il saluto del Libano al cardinale Sfeir

Il Libano dà il suo ultimo saluto al cardinale Nasrallah Boutros Sfeir, Patriarca emerito di Antiochia dei Maroniti, spentosi domenica scorsa 12 maggio, a quasi 99 anni. Questa mattina Messa di suffragio presieduta dal card. Sandri, nel pomeriggio i funerali solenni

Questa mattina, il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha presieduto una Messa di suffragio nella sede patriarcale di Bkerké. Nella sua omelia, il porporato ha detto che il patriarca Sfeir ha desiderato fortemente la pace e la riconciliazione per i cristiani e i musulmani del Libano, pregando che il Paese possa restare "un messaggio di dialogo e convivialità" come diceva Giovanni Paolo II. Nel pomeriggio di oggi, i funerali ufficiali alla presenza delle autorità politiche e religiose e di migliaia di persone, legate a Sfeir da una stima e una gratitudine profonde per la sua opera di pacificazione nei tempi più difficili del Libano. Il cardinale Sandri ….

Card. Sandri: il card. Sfeir è stato un uomo di dialogo

Raggiunto telefonicamente in Libano da Marie Duhamel della sezione francese di Vatican News, il card. Sandri si è detto ammirato dell’omaggio corale al card. Sfeir da parte di tutte le autorità, le confessioni religiose, gli ambasciatori e soprattutto dal popolo libanese

Ascolta il card. Sandri

R. - È una processione continua di fedeli, di gente di tutte le classi sociali - poveri, ricchi, tutti - che viene a rendere omaggio a questo pastore. Penso che dalla vita del cardinale Sfeir si possa dedurre che prima di tutto era un uomo di Dio. Pensi che tutte le strade - le autostrade, le strade laterali - qui a Beirut sono piene di cartelloni raffiguranti il volto del cardinale, la sua fotografia, che manifestano il lutto per la sua morte. Ma ce n’è uno che in particolare mi ha emozionato: in questo manifesto si vede il cardinale sorridente, così come era lui - quindi molto low profile, molto tranquillo, molto modesto nel suo modo di fare - con il rosario in mano. Ovviamente l’ho visto morto, nella bara, con il rosario in mano, ma ciò che voglio dire è che questo uomo ha portato alla gente un’esperienza di Dio. Era una persona che camminava molto, anche a 90 anni faceva le sue passeggiate - negli ultimi tempo non le faceva più -, ma era certamente in quei momenti che aveva questo colloquio con Dio e questa era la sua forza, perché poi è stato un uomo della Chiesa, un pastore; ha visitato tutte le parrocchie e tutti i fedeli ed ha portato avanti la vita della chiesa maronita durante tutto il periodo della guerra – noi lo sappiamo bene, anni ed anni di attentati e di violenze, morte e distruzione - qui in Libano. Quando venne Papa Giovanni Paolo II sembrava che la guerra fosse finita; in seguito hanno fatto il sinodo speciale per il Libano, un sinodo dei vescovi per il Libano e poi quella famosa frase di Giovanni Paolo II: “Il Libano non è un semplice Paese, ma un messaggio“. Lì il protagonista è stato sempre, da parte della chiesa maronita, il Patriarca Nasrallah Sfeir. Quindi ho capito di più perché c’è questo omaggio, questa gratitudine da parte della gente che vuole manifestare la sua vicinanza al patriarca e a tutta la chiesa maronita. Inoltre, è stato un uomo di dialogo con i musulmani, con tutte le istituzioni della società civile, con il potere politico; è stato un uomo di incontro di dialogo – e come ho detto nell’omelia -proprio nel senso di tutte queste cose che ci insegna il caro Padre, Papa Francesco.


 

16 maggio 2019, 13:55