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 La Cattedrale di Maria e Anna, Cork, Irlanda La Cattedrale di Maria e Anna, Cork, Irlanda 

Irlanda:i vescovi sul referendum per il matrimonio “breve”

Il 24 maggio prossimo i cittadini irlandesi saranno chiamati alle urne non solo per le elezioni europee, ma anche per quelle locali e per il referendum sul divorzio breve. In vista dell’appuntamento il presidente del Consiglio dei vescovi irlandesi per il matrimonio e la famiglia, mons. Denis Nulty, ha diffuso una nota in cui evidenzia l’esigenza di sostenere i matrimoni, anziché facilitare i divorzi, per il bene di tutta la società.

Lisa Zengarini – Città del Vaticano

“Matrimoni e relazioni stabili contribuiscono in modo significativo a una società felice e stabile”. Per questo è importante promuovere e sostenere il matrimonio e non facilitare i divorzi. È quanto afferma mons. Denis Nulty, presidente del Consiglio per il matrimonio e la famiglia della Conferenza episcopale irlandese, in una dichiarazione in vista della Election Day del 24 maggio in cui, oltre ai parlamentari europei e agli amministratori locali, i cittadini irlandesi saranno chiamati ad esprimersi sulla semplificazione delle norme sul divorzio. Dopo la consultazione sull'aborto del 2018, gli elettori dovranno esprimersi sull'abolizione della norma in virtù della quale si può chiedere il divorzio solo dopo quattro anni di separazione.

Sostenere il matrimonio, non facilitare i divorzi

“L’obiettivo del referendum proposto non è di sostenere il matrimonio, ma piuttosto di liberalizzare il divorzio”, rileva mons. Denis Nulty. “Per questo è importante riflettere profondamente sulle implicazioni di questa consultazione che cerca di accelerare lo scioglimento del matrimonio”. “Si farebbe un miglior servizio al bene comune - sottolinea - dando sostegno e risorse alle coppie in preparazione e durante il matrimonio”.

L’impegno pastorale della Chiesa irlandese 

Secondo i vescovi irlandesi, infatti, “l'incidenza delle rotture matrimoniali e del divorzio potrebbe essere ridotta con l'introduzione di politiche socio-economiche a sostegno della famiglia e attraverso strategie educative a lungo termine che promuovono valori come la fedeltà e l'impegno. Questo costerebbe denaro ma il costo umano ed economico della rottura e del divorzio, sia per la coppia che per i loro figli, è un costo molto maggiore”, evidenzia mons. Nulty, che ricorda l’impegno pastorale profuso dalla Chiesa irlandese in questo senso, in particolare attraverso l’agenzia Accord della Conferenza episcopale. Di qui, in conclusione, l’invito al Governo ad investire risorse a sostegno del matrimonio: “ne trarrebbe benefici tutta la società”.

19 maggio 2019, 08:00