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Chiesa in Camerun: dialogo sulla questione della minoranza anglofona

Nella regione del Camerun occidentale al confine con la Nigeria, dove vive la minoranza anglofona, si sta vivendo nel silenzio generale un vero e proprio conflitto strisciante. Una situazione, aggravatasi nel 2016, che ha visto nascere gruppi ribelli a cui si oppongono i militari di Yaoundè. Anche la Chiesa, che ha sempre promosso la pace e il dialogo, conta le sue vittime

Giancarlo La Vella – Città del Vaticano

Dalla fine dell’epoca coloniale, in Camerun le numerose etnie sono raggruppate in due grossi gruppi: quello francofono della maggioranza e quello anglofono, una minoranza che vive soprattutto nella regione sud-occidentale al confine con la Nigeria. Da diversi anni è in corso un duro confronto armato tra gruppi separatisti della zona, che rivendicano autonomia e rispetto delle proprie tradizioni, e l’esercito camerunense. Nessuno sa con precisione quanti siano i morti, i feriti, e le persone che hanno perso le loro case. Secondo fonti governative sarebbero decine le vittime, ma la popolazione locale parla di centinaia.

Il ruolo della Chiesa

La Chiesa, per ora inascoltata, chiede l’apertura di un dialogo tra governo e gruppi della regione anglofona per risolvere una situazione che sta diventando sempre più drammatica. Secondo alcune testimonianze, ad agosto i militari hanno attaccato la cittadina di Mbonge, bruciando abitazioni, uccidendo e ferendo molti civili. Persino il piccolo ospedale non è stato risparmiato e i ricoverati, impossibilitati a fuggire, hanno perso la vita. La comunità internazionale non è a conoscenza di come poter di conseguenza intervenire. Da quando è iniziata la crisi, nel 2016, secondo le autorità di governo sono oltre 120 le persone che hanno perso la vita, ma altre fonti parlano di numeri più drammatici. La Chiesa cattolica locale, in prima linea nel promuovere il dialogo tra il presidente Paul Biya e la leadership della ribellione, continua a denunciare le violenze; un’attività che è costata diverse vittime anche tra i religiosi. Tutto viene confermato ai nostri microfoni da un sacerdote al quale, per motivi di sicurezza personale garantiamo l’anonimato.

Due società a confronto

Il Camerun anglofono, situato nell’ovest del Paese al confine con la Nigeria, vuole la sua indipendenza e il rispetto delle proprie tradizioni culturali e politiche. Vi vive il 20% dei 23 milioni di camerunesi, in una situazione di vero e proprio coprifuoco deciso, a detta del governo, per motivi di sicurezza. Ma dietro questo aspro confronto potrebbero esservi, come spesso accade in Africa, motivazioni economiche. Secondo gli analisti, le due regioni occidentali anglofone, ricche di petrolio, gas, legname e prodotti agricoli, assicurano il 60% del Pil camerunese, e rappresentano una fonte troppo importante per Yaoundé. Per questo le istituzioni locali anglofone sono controllate da francofoni per mantenere il controllo del governo sul territorio. La popolazione anglofona sta, dunque, protestando per evitare il processo di assimilazione forzata nel sistema francofono.

Ascolta l’intervista al sacerdote

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17 maggio 2019, 15:00