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Venezuela: i vescovi invocano il cambiamento

In un comunicato i vescovi, intervenendo ancora una volta sulla situazione nel Paese alle prese con continui blackout e con la mancanza di cibo, acqua, medicinali e carburante, chiedono il cambiamento invocato dalla grandissima maggioranza dei venezuelani

Roberto Piermarini - Città del Vaticano

“Non c’è tempo da perdere. E’ il momento del cambiamento, chiesto dalla grandissima maggioranza dei venezuelani, per andare verso l’incontro, l’apertura delle menti e dei cuori”. Lo scrivono in una nota i vescovi venezuelani, che sono intervenuti ancora una volta sulla grave crisi che sta attraversando il Paese, che “sta vivendo – sottolineano - le sue ore più tristi”. La Conferenza episcopale - riferisce l'Agenzia Sir - nel messaggio letto dal segretario generale, mons. Trinidad Fernandez (il presidente, mons. José Luis Azuaje, si trova in questi giorni in Europa), esprime “profonda preoccupazione per le situazioni che si sono create, a causa dei continui blackout a livello nazionale, i quali, tra le altre cose, rendono più acuta la crisi della somministrazione e della conservazione degli alimenti e delle medicine”.

La situazione sanitaria è catastrofica

Particolarmente grave, segnalano i vescovi, è “la mancanza di acqua potabile in molte località del Paese”, insieme a “una situazione catastrofica dell’assistenza sanitaria”. Risulta “grave e irresponsabile l’appello ai cosiddetti colectivos (le forze paramilitari fedeli a Maduro, ndr) alla repressione della gente che reclama legittimamente i suoi diritti fondamentali”. "Lo Stato - ha detto in una conferenza stampa a Caracas mons. Mario Moronta, vescovo di San Cristobal - è responsabile dell'emergenza elettrica e dell'acqua, ed è lo Stato che deve rispondere ai venezuelani ricercando in modo creativo la soluzione del problema". "Non possiamo continuare ad ascoltare - ha ancora detto - teorie che non sono credibili riguardo alla luce e quindi lo Stato deve assumersi le sue responsabilità ed evitare che la crisi diventi più acuta".

Denunciate le violazioni dei diritti umani

La Conferenza episcopale elenca i diritti umani che in Venezuela continuano a essere violati e citano in particolar modo “il genocidio degli indios pemones e di altri indigeni nel sud del Paese”, la “deportazione forzata di colombiani e venezuelani”, risalente alla chiusura della frontiera nel 2016, gli arresti e le torture contro i detenuti per motivi politici, la sparizione forzata delle persone, la privazione dell’accesso al cibo e alle cure sanitarie.

L’appello alle Forze armate a difendere e servire il popolo

I vescovi invitano ancora una volta i membri delle Forze armate a sentirsi “prima di tutto parte di un popolo che devono difendere e servire”. Infine, un accorato invito rivolto a tutti: “E’ necessario tendere ponti e abbattere i muri di divisione, nell’edificazione di una patria che sia casa per tutti. E’ la nostra sfida, la assumeremo?”.

La Chiesa appoggerà la Croce Rossa nella distribuzione degli aiuti

Inoltre i vescovi hanno confermato ieri che nei prossimi giorni appoggeranno l'arrivo e la distribuzione degli aiuti umanitari che giungeranno attraverso la Federazione internazionale della Croce rossa (Ifrc). Lo riferisce Union Radio di Caracas. In proposito mons. Moronta ha precisato che l'Ifrc ha chiesto il sostegno della Chiesa per organizzare la distribuzione di materiali, farmaci e alimenti non appena essi arriveranno nel Paese, "con la garanzia che l'iniziativa non soffra manipolazioni". La Chiesa, ha assicurato il presule, "renderà possibile non solo la ricezione, ma anche la consegna di detto materiale" attraverso la Caritas internazionale e la Caritas.

Il card. Porras denuncia la grave emergenza sanitaria

In un tweet il card. Baltazar Porras Cardozo, amministratore apostolico di Caracas e arcivescovo di Mérida afferma che “È urgente che in Venezuela, attraverso gli aiuti umanitari, gli ospedali si possano dotare di centrali elettriche supplementari, di acqua e di risorse minime per il loro funzionamento. Senza dimenticare che la gestione della Sanità pubblica è responsabilità dello Stato”. Il porporato, in un altro tweet, esprime solidarietà al popolo dello Stato del Zulia, la regione nordoccidentale del Paese, la cui capitale è Maracaibo. Qui gli effetti dei blackout e della mancanza di beni e servizi di base sta facendo sentire nella maniera più acuta: “Il popolo zuliano è sottomesso a un ingiusto attacco alla sua dignità. Che la ‘Chinita’ (appellativo con cui si fa riferimento alla patrona di Maracaibo e del Zulia, la Vergine di Chiquinquirá, ndr) ravvivi la fede di questo popolo coraggioso e forte, che nella vita e nella morte piange, lotta, canta e prega”.
 


 

03 aprile 2019, 10:23