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Fedeli cattolici di Aleppo Fedeli cattolici di Aleppo 

Siria. Ad Aleppo grande partecipazione ai riti della Settimana Santa

Malgrado si segnalino ancora attacchi e violenze, la seconda città siriana vuole “risorgere” dopo gli anni dell’assedio. Centinaia di bambini hanno preso parte alla processione della Domenica delle Palme. Padre Firas: “Le persone vengono volentieri in chiesa per rendere viva la loro fede”

Marco Guerra – Città del Vaticano

Ad Aleppo la Chiesa latina celebra tutte le liturgie della Settimana Santa nelle chiese e nei quartieri che tornano ad essere animati dai cristiani. Domenica scorsa la città martire siriana è ripiombata nella paura dopo un attacco a colpi di artiglieria, partito dalle ultime roccaforti ancora in mano ai ribelli jihadisti, che ha provocato 11 morti. Tuttavia la processione delle Palme organizzata dalla parrocchia latina, ha visto la partecipazione di centinaia di bambini accompagnati dalle loro famiglie.

Cristiani partecipano alle celebrazioni

Anche grazie alla partecipazione popolare ai riti della Settimana Santa, Aleppo cerca di rialzarsi dopo gli anni più cruenti della guerra e dell’assedio. Per conoscere la situazione nella seconda città siriana e lo spirito con cui la comunità cristiana si appresta a festeggiare la Pasqua, VaticanNews ha intervistato Padre Padre Firas, francescano della Custodia di Terra Santa e viceparroco della chiesa di san Francesco ad Aleppo:

Ascolta intervista a padre Firas

R. – Qui ad Aleppo, in questa martoriata città, a distanza di due anni dalla sua liberazione e riunificazione, ritornano eventi tragici, si registrano lanci di missili dalla parte confinante con la città di Idlib, che è rimasta l’unica città in mano ai jihadisti. Questo succede mentre i cristiani si accingono a celebrare questo evento glorioso della morte e risurrezione di Gesù, insomma la città guarda avanti ma non è del tutto salva, al cento per cento.

Ci saranno via crucis, momenti di preghiera, processioni? Quali saranno le liturgie della Pasqua?

R. - Già all’inizio del mercoledì delle Ceneri insieme alla Chiesa universale abbiamo avviato la Quaresima. Ogni venerdì ci sono state Via Crucis e la nostra chiesa di rito latino è affollata ma io direi tutte le chiese orientali. E’ un bellissimo mosaico di diversi riti, diverse liturgie, le più antiche al mondo! E la città di Aleppo è caratteristica di questa bellezza, di questo mosaico di differenze liturgiche. Nella nostra chiesa latina, per esempio, abbiamo iniziato domenica, con la domenica delle palme, dove centinaia di bambini sono venuti: abbiamo fatto la processione, una chiesa gremita di gente, in festa. Oggi (martedì ndr), per esempio, con il vescovo vicario apostolico latino della Siria si celebra la consacrazione dell’olio sacro, degli olii del catecumenato, degli olii degli infermi e l’olio della cresima ed è un evento molto importante per tutto il vicariato della Siria. Il giovedì abbiamo la lavanda dei piedi, di questo grandissimo nobile gesto che Gesù dà ai suoi discepoli, quello della carità e dell’umiltà. Poi venerdì abbiamo la via crucis e le liturgie dell’adorazione della croce che ci ha redenti. Sabato sera abbiamo la veglia pasquale e la domenica certamente insieme al popolo di Dio celebriamo la risurrezione e la vittoria di Gesù sul peccato e sulla morte.

Questo grande mosaico pluralista della Siria ha sempre permesso ai cristiani di dare testimonianza pubblica della loro fede. Queste processioni, questi momenti di preghiera sono anche un ritorno alla normalità apprezzato da tutta la comunità nazionale?

R. – Certamente quando il clima è più sicuro la gente viene volentieri in Chiesa, la nostra gente ancora tiene al senso della famiglia parrocchiale e della diocesi e di tutti i riti e poi dall’altro lato c’è la gioia dell’incontro, dello stare insieme e del festeggiare insieme non in modo individuale, quindi ci accorgiamo che la gente viene volentieri in chiesa e vengono anche per rendere viva la loro fede nel Signore risorto per noi. Già la domenica delle palme si vedeva questa serenità di poter celebrare questa ricorrenza però mi accorgo che nei volti, accanto a un sorriso che fanno con il cuore, c’è un certo sentimento di tristezza, da un lato perché la guerra non è del tutto finita anche se i combattimenti sono cessati ad Aleppo; dall’altro lato non dimentichiamo la guerra “economica” che è molto pressante sul nostro popolo, sulla nostra civiltà.

Durante la Quaresima si è svolta l’iniziativa “Una tanica di olio di oliva per ogni famiglia povera di Aleppo”. Come è andata? Potete fare un bilancio?

R. - La nostra gente è sempre stata educata a essere vicina all’altro più bisognoso. Direi che l’iniziativa ha avuto un esito positivo – forse è andata anche meglio dell’anno scorso – però quello che vuole veramente questa società è una pace completa, un avvio della ricostruzione. Abbiamo ancora la mano sul cuore straziato, cioè sentiamo questa fase del “già” e del “non ancora”. Nel “già”, cioè una città liberata dai jihadisti e che vorrebbe veramente risorgere; “non ancora”, perché ogni giorno si verifica la mancanza di quella macchina del lavoro che deve avviarsi, la mancanza di un processo di pace che riguarda tutto il territorio siriano e la mancanza di un momento di ricostruzione che farebbe nascere tante occasioni e possibilità di lavoro. Certamente il nostro obiettivo è quello di non rimanere con dei “bei musei”, con quelle chiese vuote. Il nostro obiettivo, la nostra missione, è rimanere in Medio Oriente perché il Signore ci ha voluto qui. La nostra missione come Chiesa orientale locale qui in Medio Oriente è quella di confermare nella fede, nella speranza, nella carità i nostri parrocchiani e anche i nostri concittadini.

18 aprile 2019, 08:30