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Folla di fedeli a Loreto Folla di fedeli a Loreto  (Vatican Media)

Sinodalità è camminare e decidere insieme nella Chiesa

Convegno a Padova, venerdì 12 aprile, promosso da sei Facoltà teologiche italiane e dall’Istituto universitario Sophia per rilanciare l’idea di una sinodalità espressione viva di diversità e unità nella Chiesa. Intervista al teologo Riccardo Battocchio

Roberta Gisotti – Città del Vaticano

“Una Chiesa di fratelli e sorelle che camminano e decidono insieme” è il tema del Convegno sulla Sinodalità, organizzato a conclusione di un progetto di ricerca durato tre anni, che ha indagato sulla dimensione e sulle pratiche sinodali nella Chiesa di oggi, alla luce degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, rinnovati dai segni dei tempi e in risposta ai tanti impulsi arrivati da Papa Francesco a cogliere sempre la dimensione unitaria di fede e missione nelle diverse espressioni di vita ecclesiale.

Una dimensione costitutiva della Chiesa

Uno studio che ha rivelato un patrimonio di pensiero ed esperienze sinodali che sono dimensione costitutiva della Chiesa, come spiega don Riccardo Battocchio, direttore del biennio di specializzazione della Facoltà teologica del Triveneto, che ospiterà l’incontro, coordinatore della ricerca, che ha coinvolto una ventina di studiosi di sei Facoltà teologiche:

Ascolta l'intervista al prof. Riccardo Battocchio

In tempi d’incertezze e inquietudini - politiche, sociali, culturali - che stanno caratterizzando il terzo millennio non avete temuto di registrare divisioni piuttosto che unità nella vita della Chiesa?

R. – La sinodalità della Chiesa non implica un accordo pacifico su tutti gli ambiti, su tutti i temi. È proprio la diversità, sono proprio le tensioni - che sono presenti anche nella vita della Chiesa - a richiedere un confronto un dialogo, cammini comuni per giungere a quel consenso, che non si identifica con un accordo unanime, un pensare tutti allo stesso modo, ma ad un sentire assieme cosa oggi la Chiesa è chiamata ad essere e come è chiamata a svolgere la sua missione. Quindi le tensioni fanno parte di un corpo vivo qual è la Chiesa, che registra anche le tensioni che sono presenti nella società, nella comunità degli uomini – non può sentirsi estranea – le vive, cercando di contribuire con quel dono che è la comunione ricevuta dallo spirito di Gesù Cristo, per far sì che anche la comunità degli uomini possa vivere le tensioni in maniera non distruttiva.

Nel manifesto del Convegno troviamo cinque parole: decisione, consenso, rappresentazione, partecipazione, formazione.

R. - Sì, parole che sono emerse come indicative di compiti, strade da percorrere. Non sono parole che vogliono risolvere la questione sinodalità, ma che parlano di temi ancora meritevoli di approfondimento e lavoro. Penso al tema della ‘decisione’, che sta al cuore del Convegno, perché si cammina assieme, cioè sinodalmente per giungere ad un ‘consenso’, cioè ad una decisione condivisa in ordine alla missione della Chiesa. E ci si chiede come il popolo di Dio, nelle sue diverse articolazioni, partecipa a questa decisione. E qual è il compito dei pastori, di chi ha un’autorità specifica nella Chiesa rispetto alla decisione che nasce da un confronto, da un dialogo fra i diversi soggetti e le diverse anime nella Chiesa. Poi c’è il tema della ‘rappresentanza’, piuttosto complesso perché ha degli antefatti di tipo simbolico, filosofico, ma anche di portata giuridica. Cosa significa rappresentare? In che senso? Ad esempio, un vescovo rappresenta la sua Chiesa ed i membri del Consiglio pastorale diocesano, parrocchiale rappresentano le realtà ecclesiali da cui provengono? È una dinamica che va approfondita, che già è stata molto studiata negli scorsi decenni, ma merita di essere ripresa in questa prospettiva più ampia. Quindi si pone il tema della ‘partecipazione’, perché la rappresentanza reale presuppone una reale partecipazione alla vita della Chiesa e di coloro che sono rappresentati. Quindi, cosa significa partecipare alla vita della Chiesa? Non è solo chi ha un servizio specifico o chi appartiene a strutture, organismi, associazioni, movimenti che partecipa alla vita della Chiesa. Basti pensare che il momento più alto di questa partecipazione è la celebrazione dell’Eucarestia. Ecco il tema della ‘formazione’ perché formare ad una partecipazione piena, consapevole, attiva alla celebrazione dell’Eucarestia significa anche formare alla sinodalità.

Che cosa fare ora della ricchezza di questa indagine ‘sul campo’?

R. - Noi registriamo una sintonia da parte di molte realtà ecclesiali manifestata anche dall’alto numero di partecipanti al convegno: a tutt’oggi, gli iscritti sono 420, un numero più alto di quello che prevedevamo all’inizio. Si tratta quindi di valorizzare questa sensibilità, di dare anche contenuti formalmente identificabili a parole che quando vengono ripetute troppo spesso rischiano di perdere la loro pregnanza, di essere svuotate. Vorremmo, in fondo, cercare di mostrare come quel bell’inno alla sinodalità che il cardinale Bassetti ha proposto aprendo i lavori del Consiglio permanete della Cei, lo scorso il primo aprile, abbia un fondamento, dei contenuti. Non è solo l’evocazione di ideali, di atteggiamenti interiori, ma si manifesta attraverso scelte che coinvolgono poi la prassi della Chiesa. Questo è ciò che vorremo provare a consegnare alla comunità ecclesiale, mostrando che è possibile – anche tra soggetti diversi – lavorare assieme.

09 aprile 2019, 14:10