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La cattedrale melkita di Aleppo La cattedrale melkita di Aleppo 

Riaperta cattedrale melkita di Aleppo. Card. Zenari: ora riparare i danni spirituali

Il Patriarca di Antiochia e dal Medio Oriente, Yousef Absi, ha celebrato la Messa per la riapertura della cattedrale della Dormizione della Vergine Maria. La celebrazione è stata presieduta anche dal cardinale Zenari che in un’intervista a VaticanNews ha parlato dello sforzo di tutte le Chiese per riportare i cristiani in Siria

Marco Guerra – Città del Vaticano

Ad Aleppo, tra le macerie provocate da otto anni di guerra, emergono nuovi segni di speranza, che lasciano intravedere la possibilità di rianimare quella convivenza pacifica tra diverse etnie e confessioni religiose che componevano il complesso mosaico siriano.

La Messa per la riapertura della cattedrale

Un nuovo passo in questa direzione è stato fatto martedì 23 aprile, proprio nella seconda città della Siria, dove è stata riaperta la cattedrale cattolica melkita della Dormizione della Vergine Maria, con una Messa presieduta dal Patriarca di Antiochia e dal Medio Oriente, Yousef Absi. La riapertura della chiesa è stata "un gesto simbolico e un buon segno del ritorno della Siria com'era nella sua bellezza e vitalità", ha affermato il patriarca.

Mons. Jambart e il nunzio Zenari alla riapertura

Alla cerimonia erano presenti anche l'arcivescovo di rito melkita di Aleppo, mons. Jean Jambart, e il nunzio apostolico a Damasco, il card. Mario Zenari, il quale ha espresso le congratulazioni della Santa Sede per la riapertura della cattedrale e la sua gratitudine per gli sforzi compiuti per la ristrutturazione dell’edificio dopo i danni subiti a causa del conflitto.

Zenari: ora “ricostruire” le comunità cristiane

“Oltre ai danni materiali agli edifici di culto la Chiesa siriana è impegnata a riparare i danni spirituali che hanno colpito le comunità dei fedeli” ha spiegato a VaticanNews il card. Zenari, il quale ha parlato anche dei segni di speranza offerti dalla riapertura della cattedrale melkita di Aleppo.

Ascolta l'intervista a mons. Zenari

Senz’altro è stato un evento molto bello molto consolante. E’ la seconda cattedrale cattolica ad Aleppo i cui lavori di restauro sono stati terminati, mentre ce ne sono altre due dove i lavori di restauro stanno continuando. Si tratta di un passo per riparare i danni inferti a questi edifici sacri. Un primo passo necessario ma non il più importante se pensiamo ad altri danni che queste chiese hanno subito, uno di questi danni è l’emigrazione, se consideriamo che circa o più della metà dei cristiani in Siria sono emigrati. Le statistiche di Aleppo sono quelle un po’ più affidabili e parlano di più di due terzi di cristiani di Aleppo che sono emigrati; questo è un danno molto più grave di quello materiale di una cattedrale danneggiata o semidistrutta.

Infatti, tutte le comunità cristiane sono impegnate nell’opera di ricostruzione delle chiese e anche nello sforzo per riportare i fedeli nelle loro terre di origine…

R. –Questo è un aspetto più importante e necessario della riparazione delle chiese. Purtroppo finora si è visto qualche rientro di cristiani ma con il contagocce, questo è davvero il punto dolente, soprattutto la partenza di giovani cristiani… l’età che più porta conseguenze alle nostre comunità, mancano i giovani… Tante volte, mi viene da pensare il famoso crocifisso di San Damiano che ha detto al giovane Francesco: Francesco, ripara la mia casa che è in rovina. Questi otto anni di guerra hanno comportato uno scossone in tutta la Siria, sia nella società civile sia in seno alle varie chiese. Qui le chiese sono impegnate anche a riparare questi danni materiali inferti agli edifici di culto ma nello stesso tempo hanno anche già incominciato a riparare i danni spirituali e devo dire che ho assistito ad Aleppo anche alla conclusione, quale settimana fa, del cosiddetto sinodo delle chiese cattoliche di Aleppo. Ad Aleppo ci sono sei vescovi cattolici, sei diocesi cattoliche e da più di un anno a questa parte hanno cominciato a ritrovarsi insieme, vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, fedeli e mi è venuto da pensare: siamo sulla buona strada. Questo richiamo del crocifisso di San Damiano è sentito anche qui.

Quindi con la guerra il numero di cristiani si è dimezzato, ma perché è fondamentale riportare i fedeli di Cristo in queste terre? Perché sono fondamentali i cristiani per ricostruire quel mosaico siriano che riusciva a convivere in pace?

R. – Io dico sempre: il danno provocato dalla emigrazione, dalle emigrazioni più o meno forzate dei cristiani è un danno non solo per queste chiese ma è un danno anche per la società, i cristiani – erano qui sette secoli prima dei musulmani – hanno dato un grande apporto lungo i secoli, pensiamo nel campo educativo con le scuole, nel campo della sanità con gli ospedali e anche nella politica. Per me i cristiani per la società siriana sono come una finestra aperta sul mondo, danno contributo aperto e universale, e ogni famiglia che io vedo partire, vedo purtroppo questa finestra sul mondo che poco a poco si chiude.

Che Pasqua è stata in Siria? Sappiamo che in molte località si è tornati a svolgere i riti della Settimana Santa in luoghi pubblici e con grande partecipazione?

R. -  E’ stata una Pasqua molto bella, molto consolante, i fedeli hanno frequentato i riti pasquali, è stata una consolazione per tutti. Già a Natale abbiamo avuto per la prima volta la possibilità di celebrare senza le bombe e senza i razzi … E’ una grande consolazione, ha dato grande consolazione alle nostre chiese e ai nostri cristiani questa possibilità di celebrare in pace la Pasqua.

Il programma di interventi di Acs

I programmi di ricostruzione dei luoghi di culto in Siria possono contare anche sul supporto della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs) che ha stanziato 1,8 milioni di euro per un totale di 32 progetti che prevedono anche il restauro delle case di tante famiglie cristiane sfollate. Solo nel 2018 sono stati 121 gli interventi già realizzati per un valore di circa 7 milioni di euro. Sempre Acs ha stanziato fondi per l’assistenza medica di oltre 700 persone.

Oltre 120 parrocchie danneggiate o distrutte

Lo scorso dicembre membri locali della fondazione Pontificia, citati da Avvenire, hanno stimato che su 300 parrocchie esistenti in Siria, 120 hanno subito distruzioni parziali o totali di almeno uno degli edifici di pertinenza (la chiesa, le scuole, gli asili nido, i locali comunitari) e che quasi seimila case di cittadini cristiani sono state distrutte o fortemente danneggiate. Tra gli edifici comunitari colpiti si segnalano la chiesa di Santa Maria (Mart Maryam) nel villaggio di Tel Nasri (a nordest del Paese); ad Aleppo, la chiesa armena apostolica dei Quaranta Martiri, il cimitero greco ortodosso del Monte Sayda, il cui recupero è cominciato nel 2017, la cattedrale maronita di S. Elia, la chiesa cattolica di S. Assia che è tra le più antiche della città (risale al XVI secolo) e il monastero gesuita di Deir Vartan che fu colpito nel 2012. Distruzioni e danni si sono registrati anche ad Homs: la cattedrale dello Spirito Santo e l’adiacente episcopio, la cattedrale ortodossa di Santa Maria della Cintura, che fu eretta nel centro storico della città, nella quale era venerato il brandello di una cintura che si riteneva fosse appartenuta alla Vergine.

27 aprile 2019, 14:38