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Pasqua in Nigeria, tra paura e fede salda

Sono tante le zone calde del mondo dove il messaggio di Resurrezione di Gesù risuona più forte. Tra queste la Nigeria, Paese sconvolto dalla violenza dei terroristi di Boko Haram e dalla furia dei pastori fulani. “Siamo dei perseguitati ma Gesù ci dona il coraggio”: così il sacerdote nigeriano padre Joseph Fidelis Bature

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Solo nel 2012, 50 persone persero la vita in diverse esplosioni avvenute a Pasqua dopo che a Natale c’erano stati oltre 40 morti negli attentati commessi dagli integralisti di Boko Haram, legata ad Al Qaeda. Il Paese continua ad essere attraversato dalle violenze, non ultima quella dei pastori fulani.

La testimonianza di un sacerdote nigeriano

Padre Joseph Fidelis Bature è da alcuni anni a Roma, collabora con Aiuto alla Chiesa che soffre, e si sta preparando per tornare in estate nel suo Paese e restare accanto al suo gregge che per molto tempo non ha voluto lasciare. La sua è la diocesi di Maiduguri, epicentro dell’avanzata degli integralisti di Boko Haram a cui negli ultimi tempi si sono unite quelle dei pastori islamisti fulani. (Ascolta qui l'intervista)

Ascolta l'intervista a padre Joseph Fidelis

R.- Noi cristiani in Nigeria e in particolare noi della nostra diocesi di Maiduguri, stiamo accogliendo questo momento in unione con Gesù e con la sua sofferenza perché per noi cristiani il suo dolore ci ha portato la salvezza. Stiamo vivendo la sua Via Crucis e in effetti, la scorsa settimana, è stata organizzata una Via Crucis diocesana alla quale hanno partecipato vescovi, sacerdoti e laici per pregare insieme. Sentiamo la vicinanza alla Croce di Gesù perché, a causa della nostra fede, siamo perseguitati e questo vale per noi ma anche per tutti i cristiani della Nigeria. E’ molto difficile celebrare la Pasqua senza la paura, entrare in chiesa e celebrare la Messa senza avere il pensiero che un kamikaze possa arrivare e compiere un attacco. E’ sì un periodo di gioia ma allo stesso tempo un momento di paura, di insicurezza, di incertezza. Nonostante questo restiamo saldi nella fede e determinati a celebrare la festa, ad andare in chiesa e lo dobbiamo fare con attenzione ma allo stesso tempo non possiamo non andare per paura di morire.

La sua diocesi è stata l’epicentro delle violenze di Boko Haram, oggi come è la situazione?

R.- Rispetto agli anni passati la situazione è migliorata ma posso dire che, negli ultimi giorni, i terroristi Boko Haram stanno ancora minacciando la gente. Ci sono stati tentativi per riprendere alcuni luoghi che erano stati liberati.

Negli ultimi tempi, nella cosiddetta Middle Belt nigeriana, è in corso una violenta campagna di attentati da parte di pastori, a maggioranza musulmana, di etnia fulani contro gli agricoltori locali, in prevalenza cristiani.

R.- Questa è una sorta di persecuzione perché i fulani vogliono prendere le terre degli agricoltori e per farlo hanno distrutto le case ed hanno spinto le persone ad andarsene verso la zona di Jos e Kaduna. Il governo è lento nella risposta e nell’arginare questa situazione.

Qual è il messaggio che vuole lanciare, facendosi interprete dei cristiani in Nigeria, in occasione della Santa Pasqua?

R.- Per prima cosa abbiamo bisogno della preghiera e che la nostra fede non venga meno. Abbiamo bisogno di sentirci accanto ai nostri fratelli e sorelle cristiani. Voglio dire soprattutto che non c’è patrimonio più grande che la fede, un patrimonio che abbiamo ricevuto. Sì è vero siamo perseguitati per la nostra fede ma insieme a Gesù possiamo vivere con più coraggio. Non rinneghiamo mai la nostra fede e speriamo in Lui perché la vita non è finita sul Calvario e sulla Croce perché c’è sempre la Resurrezione.

 

15 aprile 2019, 20:39