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Pasqua a Cuba, Chiesa vicina al popolo che soffre

La popolazione cubana vive in questo tempo di Pasqua momenti difficili a causa, soprattutto, della situazione economica. A rendere il futuro più incerto sono anche le nuove sanzioni annunciate dall’amministrazione americana

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Per Cuba sono giorni rischiarati dalla luce della Pasqua. Sul piano economico e politico sono però offuscati dall’annuncio, da parte dell’amministrazione Usa, di voler rafforzare l’embargo. In particolare, a partire dal prossimo 2 maggio, i cittadini statunitensi ai quali sono stati confiscati beni dopo la rivoluzione castrista, potranno intraprendere azioni legali per reclamare la proprietà di case, hotel, fabbriche, terreni e concessioni. Su questo tempo di Pasqua a Cuba, si sofferma padre Yosvany Carvajal, parroco della Cattedrale dell’Avana e direttore del Centro culturale padre Félix Varela:

Ascolta l'intervista a padre Carvajal

R. – La Chiesa cubana è una Chiesa piccola, una Chiesa povera. Però è una Chiesa viva con una speranza che è riposta sempre nel Risorto, che ha vinto anche la morte, il peccato, il male. È una Chiesa che accompagna anche il popolo che soffre, soprattutto in questi giorni, per la politica dell’embargo.

Quindi, è una Chiesa piccola, povera ma custodisce anche un prezioso tesoro: quello della pietà popolare, definita da Papa Francesco il “sistema immunitario della Chiesa”. Quali sono, durante questa Santa Pasqua, i segni più belli di questo tesoro?

R. – Il popolo cubano partecipa molto. Dappertutto si vedono segni cristiani, anche di religiosità popolare. Si vede che tutto questo è vivo, presente, nel popolo. Venerdì Santo è il giorno in cui si registra una maggiore partecipazione perché la gente vuole venire ad adorare la Croce. In questi giorni del Venerdì Santo, della Domenica delle Palme, della Domenica di Risurrezione, è molto più grande la partecipazione del popolo semplice, anche di altre religioni, come della santería. Questa religiosità è molto viva nel popolo semplice cubano: è una religiosità intrinsecamente cattolica.

La Pasqua a Cuba è dunque anche un tempo di incontro tra diverse realtà sociali e religiose. Attraverso la luce unificante di Gesù, si rafforza l’identità di un popolo, che resta profondamente legato alla dimensione spirituale…

R. – Il nostro popolo è molto legato alla tradizione spirituale, cristiana soprattutto.

E il messaggio cristiano è legato alla luce di Cristo, non ad una ideologia…

R. – Questo è il compito della Chiesa: dire che la salvezza si trova soltanto in Gesù, che dà delle risposte concrete, precise, all’uomo che cerca la verità. Le ideologie non salvano le persone, le ideologie sono idee. Sono un corpo di idee che esistono in diversi sistemi politici. Però la salvezza definitiva dell’uomo si trova soltanto in quel vero uomo e vero Dio che è venuto a parlarci di un amore per sempre, un amore che salva.

Di questo amore hanno parlato più volte anche i Papi. Quale è in particolare l’eredità dei viaggi dei Pontefici a Cuba e quali frutti “pasquali” sono germogliati proprio grazie a questi viaggi dei Pontefici nell’isola caraibica?

R. – Noi siamo stati molto benedetti dalla visita di tre Papi. Giovanni Paolo II ha spalancato una porta che sembrava essere chiusa venendo come messaggero della speranza. Dopo è venuto Benedetto XVI, come messaggero della carità. Ci ha aiutato ad annunciare la carità: è l’amore che salva. E poi Papa Francesco è venuto come missionario della misericordia, una misericordia di cui noi anche abbiamo molto bisogno. La visita di questi tre Papi ha aiutato molto la Chiesa a non avere paura.

Anche l’uomo non deve avere paura. Come si riflettono nella vita cristiana i recenti cambiamenti che hanno segnato la storia di Cuba?

R. – La popolazione vive momenti difficili, perché non si sa cosa succederà. La situazione economica non è facile però quello cubano è un popolo allegro. È un popolo che non perde mai il senso della gioia di vivere. Il popolo adesso si trova in questa situazione difficile, dopo le misure che sono state annunciate da parte del governo degli Stati Uniti. C’è preoccupazione. Ma con il messaggio del Vangelo dobbiamo sempre annunciare la gioia e la speranza nel trionfo definitivo di Cristo. Dobbiamo continuare sempre su questa strada dell’annuncio della riconciliazione e del dialogo come unica via possibile per cercare il bene vero.

21 aprile 2019, 11:05