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Le croci nel bosco di Kuropaty Le croci nel bosco di Kuropaty  (AFP or licensors)

Bielorussia, Kondrusiewicz: fermare demolizione croci a Kuropaty

L’arcivescovo di Minsk-Mohilev, mons. Tadeusz Kondrusiewicz, parla a Vatican News della preoccupazione dei presuli della Bielorussia per le demolizioni di croci in corso a Kuropaty, alla periferia della capitale, dove sono seppellite decine di migliaia di vittime del terrore staliniano

Giada Aquilino - Città del Vaticano

È una notizia di “pochi minuti fa”: anche oggi in Bielorussia alcune “croci di ferro” sono state demolite nel bosco di Kuropaty, dove sono seppellite decine di migliaia di vittime del terrore staliniano. Già nei giorni scorsi ne erano state abbattute una settantina. A riferire a Vatican News che il processo di demolizione “continua” è mons. Tadeusz Kondrusiewicz, arcivescovo di Minsk-Mohilev, parlando della zona boschiva alla periferia della capitale bielorussa, considerata uno dei più importanti luoghi della memoria del Paese: nell’area, in base a dati ufficiali, è stato possibile identificare negli anni oltre 500 fosse comuni dove sono stati ritrovati i resti di circa 30 mila persone - tra cui molti cattolici - uccise tra il 1937 e il 1941 dai soldati dell’Nkvd, la polizia segreta sovietica. Secondo altre fonti i corpi sepolti sarebbero 250 mila (Ascolta l'intervista a mons Kondrusiewicz).

Croce, segno di salvezza e speranza

“Siamo molto stupiti” per quello che sta accadendo, aggiunge il presule. “Da una parte, sappiamo che questo luogo deve essere messo in ordine, perché ora non lo è, ma nessuno ha detto qualcosa o ha consultato la Chiesa cattolica, la Chiesa ortodossa o le altre comunità cristiane e non cristiane”. Alcune notizie, riporta mons. Kondrusiewicz, “dicono che poi le croci saranno rimesse al loro posto: non so se questo succederà, non c’è alcun documento che lo attesti”. “Questo gesto - aggiunge - non riusciamo a capirlo, soprattutto ora, in Quaresima: la croce, che è il segno della nostra salvezza e della nostra speranza, è al centro di questo tempo”.

Luogo del martirio

Negli ultimi anni, si legge tra l’altro sulla stampa internazionale, si erano tenute delle dimostrazioni di attivisti contro la costruzione di nuovi edifici nella zona, un centro direzionale, un ristorante. “Ma le croci restano le croci”, il luogo “è molto sacro per tutti noi”, spiega l’arcivescovo: “è il luogo del martirio, il luogo delle persecuzioni delle persone, della fede, dei diritti dell’uomo”. Eppure, ammette, non si hanno dati precisi su ciò che successe ottant’anni fa, “perché gli archivi sono chiusi”. C’è incertezza pure sulle procedure di demolizione. “I lavori - prosegue - sono portati avanti da un’organizzazione che si occupa della gestione dei boschi. E il territorio è di competenza del ministero della Cultura, il quale afferma che questa organizzazione, senza chiedere permessi specifici, può mettere in ordine come ritiene opportuno”.

Soluzione sta nel dialogo

La vicenda ha portato ad una unanime condanna da parte cattolica e ortodossa, nel segno di quell’“ecumenismo del sangue” di cui spesso parla Papa Francesco: “in questo modo siamo uniti”, riflette mons. Kondrusiewicz precisando che “anche alcuni politici e persone molto conosciute nella nostra società hanno protestato per questa situazione”. L’appello dei vescovi cattolici e della Chiesa ortodossa in Bielorussia rimane quello a “fermare immediatamente le demolizioni, risolvendo poi il problema attraverso il dialogo”, spiega il presule pensando pure alla popolazione locale, “molto preoccupata” per quanto avvenuto, in un Paese - aggiunge - “dove il cristianesimo ha una storia molto ricca, ma al tempo stesso molto tragica”. “Tutti - afferma - sono preoccupati e pregano. Non diciamo che si tratti di una persecuzione per motivi di fede, perché noi abbiamo la possibilità di pregare liberamente, ma è comunque un segno che qualcuno non conosce le croci e non vuole che le croci siano qui, in questo luogo che invece è molto importante per i fedeli e forse anche per i non credenti e per altre persone”. La soluzione, auspica l’arcivescovo di Minsk, potrebbe essere quella trovata per altri “posti in Bielorussia dove sono sepolte le vittime delle persecuzioni”: “ad esempio - spiega - l’anno scorso, in un altro luogo vicino Minsk, Trostenec, tutti insieme, il vescovo cattolico, il rappresentante ortodosso, quello dei musulmani e quello degli ebrei, abbiamo pregato e seppellito i resti” delle vittime, in un modo dignitoso e “accettabile per tutti”.

13 aprile 2019, 15:21