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Una favelas a Rio de Janeiro Una favelas a Rio de Janeiro  (AFP or licensors)

Vescovi Brasile: riforma previdenziale penalizza i poveri

La Conferenza episcopale brasiliana esprime perplessità sul nuovo progetto di riforma della previdenza sociale, indicata tra le priorità della nuova amministrazione guidata dal Presidente Jair Bolsonaro: a rischio – affermano – sono i più deboli

Lisa Zengarini – Città del Vaticano

I vescovi brasiliani sono preoccupati per il progetto di riforma del sistema pensionistico presentato dal Governo Bolsonaro. Il progetto prevede di elevare l’età minima per la pensione a 65 anni per gli uomini e a 62 per le donne con almeno 20 anni di contributi e fissa al 60% della media delle retribuzioni durante i 20 anni di contributi la pensione minima, con aumenti del 2% per ogni anno di lavoro in più. La proposta include anche un sistema alternativo per la capitalizzazione delle pensioni, attraverso il quale il lavoratore potrà finanziare il suo pensionamento effettuando depositi in un conto personale.

Il sistema previdenziale si fonda su un principio etico

Per il Governo la revisione consentirebbe di risparmiare oltre l’equivalente di 270 miliardi di dollari nel prossimo decennio, ma secondo le opposizioni penalizzerà i più poveri. In questo senso si esprime anche Consiglio permanente della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb) riunito dal 26 al 28 marzo a Brasile. In una nota diffusa al termine della riunione, i presuli ricordano alla base del sistema di previdenza sociale c’è un principio etico che è quello della “protezione sociale di persone che, per vari motivi, sono esposte a vulnerabilità sociale (età, malattie, incidenti, maternità), in particolare i più poveri. Nessuna soluzione per recuperare un possibile deficit può prescindere dai valori etico-sociali e della solidarietà”.

I tagli non penalizzino i più vulnerabili

Pur riconoscendo la necessità di valutare la sostenibilità finanziaria dell’attuale sistema previdenziale in Brasile, i presuli avvertono che le modifiche proposte “sacrificano i più poveri, penalizzano le donne ei lavoratori rurali, puniscono le persone con disabilità e generano disanimo”, in particolare tra i disoccupati e le giovani generazioni.

Aprire un dibattito pubblico sulla riforma

Per quanto riguarda il taglio dei privilegi che la riforma dovrebbe portare, secondo i vescovi brasiliani, occorre chiarire “quali sono i privilegi, chi li detiene e qual è la quota di sacrificio chiesta a questi privilegiati, in che modo combattere l’evasione contributiva e come far pagare i debitori della Previdenza sociale”. In ogni caso, insistono i vescovi, “il conto della transizione dal regime attuale al regime di capitalizzazione, proposto dalla riforma, non può essere pagato dai poveri”. Di qui l’appello al Congresso brasiliano a “promuovere un dibattito pubblico sulla riforma che “incide sulla vita di tutti i brasiliani”, e l’invito alle comunità ecclesiali e alle organizzazioni della società civile “a partecipare attivamente a questo dibattito in modo che, con il dialogo, vengano difesi i diritti costituzionali che garantiscono la cittadinanza per tutti”.

Falliti altri tentativi di riforma

Quella di Bolsonaro è non la prima proposta di riforma della previdenza sociale brasiliana, in forte deficit anche a causa dell’invecchiamento della popolazione: altri tentativi di riforma dei governi precedenti, anch’essi criticati dalla Chiesa per l’impatto sulle fasce sociali più vulnerabili, non sono andati in porto.

 

29 marzo 2019, 13:02