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L' abbazia Sankt Urban, in Svizzera L' abbazia Sankt Urban, in Svizzera 

Svizzera: nuove direttive dei vescovi contro gli abusi

Approvate dall’Assemblea generale della Conferenza episcopale svizzera misure per rafforzare la prevenzione e la denuncia alle autorità civili

Michele Raviart – Città del Vaticano

Prevenzione e rafforzamento dell’obbligo di denunciare alle autorità civili: sono due tra le linee guida della nuova versione delle “Direttive della conferenza episcopale svizzera (CES) e dell’Unione dei superiori religiosi maggiori in materia di abusi sessuali nel contesto ecclesiale”, approvata nel corso della 323.ma Assemblea ordinaria dei vescovi elvetici che si è svolta in questi giorni nel monastero di Mariastein.

Obbligo di denuncia alle autorità

Nel comunicato conclusivo dei lavori, si legge infatti che le nuove norme, in vigore da questo mese, prevedono che vescovi diocesani, vicari generali e superiori maggiori degli ordini religiosi dovranno denunciare alle autorità pubbliche competenti ogni delitto perseguibile d’ufficio del quale vengano a conoscenza, indipendentemente dalla volontà delle vittime. Le linee guida finora prevedevano infatti che la vittima di abusi potesse opporsi alla presentazione di una denuncia verso un dignitario ecclesiastico. Un “diritto di veto”, non applicabile nel caso di abusi su minori, che era stato istituito su suggerimento dei terapeuti, ma che aveva lasciato intatto il rischio di coprire un caso di violenza e di mettere in pericolo le potenziali vittime future.

Prevenzione e formazione

Nel campo della prevenzione è stato deciso di estendere obbligatoriamente a tutta la Svizzera le pratiche virtuose già in vigore in alcune diocesi. Ogni diocesi, comunità ecclesiastica o comunità ecclesiale dovrà avere al suo interno una persona incaricata che elabori codici e norme di condotta per una “percezione adeguata e professionale della distanza e della vicinanza per relazioni reciproche rispettose”. Nuove misure anche nel campo della formazione e della pastorale multiculturale, così come anche sono stati ristretti i criteri del personale che lavorano in un contesto ecclesiale, con la presentazione del casellario giudiziario e la firma di un accordo di rispetto di un comportamento adeguato.

L’incontro in Vaticano

L’impulso a queste nuove norme è stato dato dall’incontro della scorsa settimana in Vaticano sulla protezione dei minori, del quale ha parlato mons. Felix Gmür, vescovo di Basilea e presidente della Conferenza episcopale svizzera. I partecipanti all’assemblea hanno riconosciuto come “Papa Francesco abbia voluto che ogni partecipante comprendesse la gravità delle conseguenze dell'abuso sessuale sulla vita delle vittime e comprendesse che tutti, senza eccezioni, hanno il dovere di fare tutto il possibile per aiutare le vittime, fare giustizia, denunciare i responsabili, essere trasparenti e introdurre misure concrete di prevenzione”.

Il ringraziamento al Papa

I membri della Ces hanno ringraziato il Papa per aver organizzato questo importante incontro e, si legge ancora nel comunicato, “spera che a questo seguiranno misure concrete da parte di Roma”. I vescovi svizzeri “comprendono la delusione delle organizzazioni delle vittime che al termine dell’incontro speravano in misure chiare” ma, ha spiegato mons. Gmür, “il Papa ha cercato di comprendere il tema in tutte le sue dimensioni, non volendo anticipare i risultati del processo con soluzioni già pronte. Prima di tutto voleva ascoltare con precisione, soprattutto a causa delle differenze legislative nel mondo”. È stato riconosciuto che esistono Paesi in cui l’abuso sessuale resta culturalmente un tabù, non è riconosciuto come un delitto o in cui la giustizia dello Stato non funziona.

01 marzo 2019, 12:34