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Fernando Karadima Fariña Fernando Karadima Fariña  (AFP or licensors)

Caso Karadima: Chiesa cilena concorde con la sentenza civile

L'Arcivescovado di Santiago del Cile concorda con la sentenza civile emessa ieri dalla Corte d'Appello della città in relazione a Fernando Karadima Fariña sacerdote dimesso dallo stato clericale dal Papa nel settembre scorso e già condannato per abusi su minorenni dalla Congregazione per la Dottrina della Fede

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

In un comunicato l'Arcivescovado di Santiago del Cile si dice concorde con la sentenza della Corte d'Appello di Santiago e confida che essa "contribuirà al processo di riparazione del dolore sofferto dalle vittime di Fernando Karadima", sacerdote al centro dello scandalo degli abusi sessuali in Cile, già condannato per abusi su minorenni  dalla Congregazione per la Dottrina della Fede in primo grado a febbraio del 2011 e in via definitiva il successivo giugno, quindi dimesso dallo stato clericale dal Pontefice.

Vigilanza negligente

La chiesa cilena fa riferimento a quanto accaduto ieri, quando la Corte d'Appello di Santiago ha accolto la causa intentata da Juan Carlos Cruz, José Andrés Murillo e James Hamilton - vittime del sacerdote cileno Karadima -  "contro la Chiesa cattolica per non aver osservato o esercitato correttamente il suo dovere di vigilanza sul religioso, procedendo in modo negligente, che può essere qualificato come proprio di un insabbiamento che dà luogo alla configurazione di un illecito civile". Con decisione unanime , la Nona Sezione della Corte d'Appello ha condannato la Chiesa a pagare un risarcimento di cento milioni di pesos cileni a ciascuno dei tre ricorrenti.

Un passo importante verso la giustizia e le riforme

"Questa sentenza  - si legge nel comunicato dell'Arcivescovado - segna un passo importante nel nostro processo di ristabilire la giustizia e la fiducia nella nostra Chiesa di Santiago, perché indica direttamente le carenze che abbiamo avuto in questo caso" e che specifica in: "il modo in cui sono state trattate le denunce presentate dai ricorrenti, l'inadeguata valutazione delle denunce e la mancanza di accompagnamento delle vittime efficace e deciso soprattutto quando hanno subito attacchi ingiusti da parte di persone della cerchia di Karadima".  

No appello e piena esecuzione alla sentenza

Prendendo atto delle conclusioni della Corte e cioè che "i fatti per i quali è stata dimostrata la responsabilità dell'imputato sono solo atti od omissioni colpose, senza che questi, sulla base dei dati prodotti da questo processo, possano essere qualificati come atti criminali" e che ciò rifletta la necessità dattuare profonde riforme per evitare  successivi errori come questi, l'Arcivescovado comunica che " non farà apopello contro la sentenza e procederà a darle piena esecuzione". 

28 marzo 2019, 14:12