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Assisi, basilica di san Francesco Assisi, basilica di san Francesco 

Ad Assisi la consegna della Lampada della pace al Re di Giordania

Presso la Basilica di San Francesco, il Re di Giordania, Abdullah II riceve in dono, dai frati del Sacro Convento, la Lampada della pace di San Francesco per la sua azione e il suo impegno tesi a promuovere i diritti umani, l’armonia tra fedi diverse e l’accoglienza dei rifugiati. Presenti anche la cancelliera tedesca Merkel e il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte

Marco Guerra – Città del Vaticano

Tutto pronto ad Assisi dove oggi i frati del Sacro Convento consegneranno in dono la Lampada della pace di San Francesco al Re di Giordania Abdullah II che, accompagnato dalla Regina Rania, farà visita alla città umbra. L’omaggio viene assegnato al sovrano giordano per la sua “azione e l’impegno tesi a promuovere i diritti umani, l’armonia tra fedi diverse e l’accoglienza dei rifugiati”.

Messaggio di pace

"Dalla basilica di San Francesco partirà un messaggio di pace, dialogo e inclusione, in un periodo storico segnato dalla riedificazione di muri e odio tra civiltà", ha spiegato ieri il direttore della sala stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato. All’evento parteciperanno anche il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte; la cancelliera tedesca, Angela Merkel, che ha ricevuto la Lampada nel 2018; il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani e il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti.

Il programma della cerimonia

La giornata si aprirà con un momento di preghiera sulla tomba di San Francesco, poi le autorità saliranno davanti la Basilica superiore dove si terrà la premiazione accompagnata da un breve concerto, a cui seguiranno i discorsi del Re, del custode del Sacro Convento e della Merkel. Infine sarà la volta dell’incontro con i giovani nel Salone Papale.

800 anni dall’incontro tra san Francesco e il Sultano

“Un momento storico quello che si appresta a vivere la comunità francescana di Assisi" ha detto ancora padre Fortunato. “Un evento a 800 anni esatti dall'incontro tra san Francesco e il Sultano - ha aggiunto - a sottolineare che il dialogo tra fedi e culture debba essere eterno. Questo è un anno importante per la famiglia francescana e oggi, come allora, è protagonista il Medio Oriente".

La giornalista dell’Osservatore Romano Tracey McClure ha chiesto a padre Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento dei Francescani di Assisi, quale importanza assume questo premio nell'anno in cui si celebra l'ottavo centenario dell'incontro fra Francesco e il Sultano al-Malik-al-Kamil:

Ascolta l'intervista a padre Mauro Gambetti

L’importanza credo che sia legata al momento storico che stiamo vivendo, questa offerta della Lampada della pace diventa una sorta di memoriale di quel incontro che fu tra Francesco e il sultano, riproponendo il dialogo, l’incontro tra culture e religioni in una chiave molto positiva per cercare di costruire ponti, per cercare di vivere la prossimità che può rindirizzare la vita, può riorientare le scelte, far superare le differenze, andare verso un futuro in cui si possano condividere anche dei sogni di pace e comunione.

Papa Francesco stesso è fra i vincitori passati del premio francescano.  E' significativo - o è stata una coincidenza - il fatto che la consegna del premio avviene alla vigilia del viaggio del Papa in Marocco e segue il suo storico viaggio ad Abu Dhabi dove, insieme al Grande Imam di Al Azhar di Cairo, ha firmato un importante documento congiunto sulla fratellanza?

Sono quelle coincidenze fortuite e provvidenziali al tempo stesso, non avevamo programmato l’assegnazione del premio sapendo di questi altri avvenimenti, questi appuntamenti, ma ci siamo ritrovati in fine dei conti a vedere germogliare proprio gli stessi valori, gli stessi significati che anche noi cerchiamo di promuovere; poi vederli germogliare proprio grazie al Pontefice non può che farci contenti.

Quest'anno a ricevere la lampada della pace e' il Re della Giordania che si e' molto impegnato sulla fronte della pace e la fratellanza, assumendo anche il grandissimo peso di milioni di rifugiati che il paese ha generosamente voluto ospitare. Quali sono le motivazioni specifiche che hanno determinato la candidatura del Re per ricevere il premio quest'anno?  

Le ragioni sono proprio quelle che lei ha richiamato, sicuramente l’accoglienza che offre il Re, la Giordania a milioni di profughi da decenni. Ma accanto a questo c’è l’impegno del Re Abdullah II nella promozione dei diritti umani, nell’armonia interreligiosa, si adopera molto anche per la riforma dell’istruzione, per la tutela della libertà di culto per cui ci sono tutta una seria di azioni di governo che reputiamo illuminate proprio, ed illuminanti.  A motivo di questo ci è venuto in un certo senso quasi spontaneo volerlo onorare e ringraziare.

 Cristiani sono molto ben accolti in Giordania anche se molti qui in occidente non si rendono conto di quanto sono numerosi in medio oriente anche se sono una minoranza…

E’ vero, tante sono le testimonianze dei cristiani in Giordania non solo della tutela della loro libertà ma anche del rispetto e della valorizzazione delle differenze che ci sono chiaramente tra il mondo islamico e quello cristiano. In questo senso il Re è davvero esemplare. Ad esempio si è impegnato nella tutela dei luoghi di culti luoghi sia musulmani che cristiani, i luoghi sacri. Ha voluto ristrutturare e creare un parco nel luogo del battesimo di Gesù situato nella valle del Giordano al nord del Mar Morto. In questo modo anche per noi cristiani è  davvero più facile poter pensare non solo a visitare quei luoghi ma pensare anche che in futuro questi luoghi potranno continuare a essere visitati, essere testimoni degli avvenimenti della storia di Gesù.

Il Re Abdullah non e' il primo leader del medio oriente ad essere onorato con il premio. Questo è un momento di rinnovate tensioni in Terra Santa - che messaggio spera che possa portare alla regione? 

La speranza è che si possono aprire i cuori forse più che le menti.  Le menti in un certo senso hanno bisogno forse di più tempo per aprirsi ma sono i cuori che spero davvero che abbiano un sussulto, un sussulto nell’apertura, nell’atteggiamento di apertura verso gli altri. Pensando, anzi desiderando di promuovere l’amore, promuovere il bene al di là delle credenze di ciascuno, questo è essenziale.  Magari poi potremmo anche cercare di ragionare, cercare di arrivare a comprenderci vicendevolmente e anche a fare delle scelte che siano per il bene degli uni e degli altri, per il bene di tutti.

29 marzo 2019, 08:00