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Compie cinquant’anni l’Istituto Patristico Augustinianum

Scuola di specializzazione post laurea della Pontificia Università Lateranense, dove si studiano i Padri della Chiesa, la loro teologia, gli scritti e i primi secoli del cristianesimo; ha formato patrologi di fama internazionale

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Paolo VI volle esserci quel 4 maggio del 1970 all’inaugurazione dell’Istituto Patristico Augustinianum, lì, a due passi dal colonnato di San Pietro, in quella strada che poi gli fu intitolata. Lui, grande cultore dei Padri della Chiesa, e di Sant’Agostino soprattutto, si rallegrò per quella nuova facoltà, annessa alla Pontificia Università Lateranense, pensata per gli studi patristici, dedita ai “testimoni della fede dei primi secoli”, quei “teologi illuminati che illustrarono e difesero il dogma cattolico, e, per la maggior parte, zelantissimi pastori che lo predicarono e l’applicarono ai bisogni delle anime”. Quell’istituto lo volle fortemente il priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino p. Agostino Trapè; lo fondò, insieme al confratello p. Prosper Grech oggi cardinale, il 14 febbraio del 1969 e la Sacra Congregazione per l’Educazione Cattolica lo eresse canonicamente con decreto il 25 luglio.

Ascolta le parole di Paolo VI all'inaugurazione dell'Augustinianum il 4 maggio 1970

Riscoperta del cristianesimo antico per un autentico rinnovamento ecclesiale

Paolo VI appoggiò l’idea degli agostiniani di offrire, fra gli studi ecclesiastici, una formazione più specifica sugli scrittori del cristianesimo antico fra i quali si distinsero in occidente Ambrogio, Agostino, Girolamo e Gregorio Magno, e in oriente Basilio, Gregorio di Nazianzo, Giovanni Crisostomo e Atanasio. Capì che la patrologia avrebbe giovato alla Chiesa favorendo la riscoperta dello spirito dei primi secoli. Per questo, inaugurando l’Augustinianum, affermò: “A noi preme sottolineare … che questo Istituto Patristico risponde in pieno ai bisogni attuali della Chiesa. Il ritorno ai Padri della Chiesa, infatti, fa parte di quella risalita alle origini cristiane, senza la quale non sarebbe possibile attuare il rinnovamento biblico, la riforma liturgica e la nuova ricerca teologica auspicata dal Concilio Ecumenico Vaticano II”.

L’importanza dello studio dei Padri della Chiesa per Paolo VI

E aggiunse, Papa Montini, quanto importante fosse “lo studio dei Padri per una più profonda intelligenza della Sacra Scrittura” e “decisivo per la Chiesa il loro accordo sull’interpretazione della medesima”. D’altronde “essi per primi diedero forma sistematica alla predicazione apostolica, per cui, come afferma S. Agostino, essi furono per lo sviluppo della Chiesa quello che erano stati gli apostoli per la sua nascita”. Insistette anche sull’operato dei Padri della Chiesa che, come pastori, “sentirono la necessità di adattare il messaggio evangelico alla mentalità dei loro contemporanei e di nutrire con l’alimento delle verità della Fede se stessi e il popolo di Dio”. E precisò che “ciò fece sì che per essi catechesi, teologia, Sacra Scrittura, liturgia, vita spirituale e pastorale si congiungessero in una unità vitale, e che le loro opere non parlassero soltanto all’intelletto, ma a tutto l’uomo, interessando il pensare, il volere, il sentire”.  

La visita di Giovanni Paolo II nel 1982

Ascolta il discorso di Giovanni Paolo II durante la visita all'Augustinianum il 7 maggio 1982

Anche Giovanni Paolo II, che visitò l’Augustinianum il 7 maggio del 1982, ribadì quanto fosse necessario lo studio dei Padri della Chiesa per le “forti lezioni” lasciate ai posteri: l’amore verso la Sacra Scrittura, l’adesione ferma alla tradizione, il discorso su Cristo salvatore dell’uomo. E precisò che “mettersi … alla scuola dei Padri vuol dire imparare a conoscere meglio Cristo, e a conoscere meglio l’uomo”, cosa che aiuta la Chiesa “nella missione di predicare a tutti … che solo Cristo è la salvezza dell’uomo”. Per questo Papa Wojtyla rimarcò che “impegno dell’Istituto Patristico è un importante servizio reso alla Chiesa, la quale non può fare a meno degli studi patristici, che il Concilio Vaticano II ha molto raccomandato”. E lodò inoltre la Cattedra Agostiniana “impegnata nell’edizione bilingue dell’Opera Omnia di Sant’Agostino, oltre che in un programma di approfondimento della filosofia e spiritualità agostiniane, che tanta rilevanza hanno avuto ed hanno tuttora nella cultura cristiana”.

L’Istituto Patristico Augustinianum oggi

Oggi l’Augustinianum è un centro studi all’avanguardia. 

Istituto di specializzazione e di ricerca teologica patristica, offre piani di studio per il baccellierato in teologia e la licenza e il dottorato in teologia e scienze patristiche, e possono anche accedervi laureati che vogliono conseguire la sola licenza e il dottorato in scienze patristiche. Sull’antichità cristiana e i Padri della Chiesa, inoltre, con i suoi circa 60 mila volumi e la raccolta di 500 pubblicazioni periodiche, la biblioteca dell’Istituto è tra le migliori esistenti. E diversi sono i corsi dedicati a Sant’Agostino e ai suoi scritti, questo anche per l’importanza del pensiero del vescovo di Ippona nella storia della Chiesa. Come infatti spiegò Paolo VI, “oltre a rifulgere in esso in grado eminente le qualità dei Padri, si può dire che tutto il pensiero dell’antichità confluisca nella sua opera, e da essa derivino correnti di pensiero che pervadono tutta la tradizione dottrinale dei secoli successivi”.

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L'Augustinianum ieri e oggi
14 febbraio 2019, 07:00