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Arciv. Barwa: le vittime della violenza in Orissa sanno di non essere sole

I cristiani sopravvissuti alla violenza di Orissa del 2008 chiedono alla Corte Suprema indiana legittimi risarcimenti per quanto avvenuto. La testimonianza di mons. John Barwa, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar

Barbara Castelli – Città del Vaticano

A oltre dieci anni dai massacri anticristiani avvenuti in Orissa, i circa 3000 sopravvissuti domandano ancora i legittimi risarcimenti in procedimenti in corso davanti alla Corte Suprema. Lo scorso 12 gennaio si sono incontrati, insieme con l’arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, mons. John Barwa, l’avvocato Colin Gonsalves, Thomas Minze, presidente dell’associazione “All India Catholic Odisha” e diversi avvocati, sacerdoti, attivisti e leader laici. “E’ stata una meravigliosa esperienza di incontro”, ha detto ai microfoni di Vatican News il presule indiano, “persone che hanno sofferto” e che oggi non sono sole, ma sostenute, soprattutto da Colin Gonsalves, “che ci ha spiegato – a tutti noi, quasi 10 mila persone riunite – cosa era successo” e “come si stanno svolgendo le cose”. Entro la fine del mese dovrebbero essere dibattuti i ricorsi presentati alla Corte Suprema per il risarcimento alle vittime.

Una pagina di orrore e odio

I fatti del 2008 restano una drammatica pagina buia della storia dell’India. In seguito all’omicidio del leader induista Swami Laxmanand, il 23 agosto, nel distretto di Kandhamal, nello stato indiano di Orissa, le comunità cristiane subirono un attacco indiscriminato di massa. Circa 100 cristiani furono uccisi, 300 chiese e 6.000 case saccheggiate e 56.000 gli sfollati. Dopo l’omicidio del leader, in seguito rivendicato da guerriglieri maoisti, sette cristiani furono arrestati e condannati all’ergastolo nel 2013. Per le vittime è stato avviato un procedimento per riconoscere il martirio. “E’ fonte di orgoglio questo processo – ha detto l’arcivescovo – perché indica che chi è stato martirizzato per la fede non è stato dimenticato”.

Una convivenza fatta nel quotidiano

Riguardo alla libertà religiosa nel Paese, in special modo nella sua regione, mons. John Barwa sottolinea di non percepire un atteggiamento ostile. “Ci sono persone, ma in numero molto ridotto, e noi le conosciamo”, conclude, “di indole fondamentalista e sono quelle che fanno rumore, ma io non ne ho incontrate. Ripeto: io ho girato per i villaggi e le chiese e non ho mai trovato un atteggiamento né un comportamento ostile”.
 

15 gennaio 2019, 16:52