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Mons. Pierbattista Pizzaballa Mons. Pierbattista Pizzaballa 

Terra Santa. Mons. Pizzaballa: “chiamati a difendere la pace”

“Oggi siamo tutti chiamati a fare politica nel senso alto della parola, cioè a difendere la pace nei confronti dei pericoli che sempre la minacciano”. Così l’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, mons. Pizzaballa, celebrando ieri a Gerusalemme, la solennità di Maria, Madre di Dio, e la Giornata mondiale della pace

“Dobbiamo parlare apertamente e liberamente in difesa della giustizia e della pace – ha detto mons. Pierbattista Pizzaballa - e arrivare al cuore dei responsabili delle nostre città e suscitare in essi e in ogni cittadino il desiderio e la passione o forse la nostalgia per il Regno. L’azione per la pace deve essere accompagnata dall’annuncio esplicito del nostro impegno per essa”. Nella sua omelia l’arcivescovo si è soffermato sul significato della Giornata mondiale della pace, alla luce del messaggio di Papa Francesco, e ha accennato al legame esistente tra il Regno di Dio e l’azione politica.

Terra Santa: progetti di pace annunciati e mai realizzati

“Nel contesto particolare in cui ci troviamo, nell’ambito della nostra diocesi e attorno a noi – ha affermato -, tutto questo sembra proprio utopia e lontano anni luce da ciò che realmente viviamo. Nel nostro territorio continuiamo ad assistere ad un lento e continuo e non meno pericoloso degrado e sgretolamento dei legami a tutti i livelli della società, del legame politico e della fiducia sociale. Anni di trattative fallite, progetti di pace annunciati e mai realizzati, iniziative sociali avviate e mai concluse, economia stagnante… potremmo continuare a lungo con la litania dei problemi irrisolti”.

Non rinunciare a diventare veri costruttori di pace

“Il conflitto – ha sottolineato mons. Pizzaballa – è diventato parte del nostro sistema di vita e del nostro modo di pensare: negli spostamenti, nell’organizzazione di qualsiasi iniziativa, in tutto ciò che facciamo, insomma”. “Situazioni immutabili da tempo” che, ha ammesso il presule, “ci hanno reso forse un po’ cinici e increduli che qui, nella nostra città, a Gerusalemme, in Terra Santa, sia ancora possibile costruire il Regno”. Da qui l’esortazione a non rinunciare “a diventare veri politici, cioè artefici e costruttori positivi della nostra città, a cominciare dagli ultimi, nelle nostre case e nelle nostre comunità”.

Incoraggiare quanti desiderano dedicarsi alla 'politica alta'

“Vogliamo continuare – ha detto il presule - a credere nell’uomo, sempre, nonostante i tanti fallimenti. Bisogna incoraggiare quanti desiderano dedicarsi alla politica. Abbiamo, infatti, ancora bisogno di politici, cioè di persone che vogliano ancora spendersi per la vita della città, capaci di creare aggregazione e sviluppo”. Tuttavia, ha proseguito mons. Pizzaballa, “i responsabili politici potrebbero fare ben poco se tutti noi non torniamo sul serio ad occuparci di politica alta. Ma non possiamo farcela da soli. Abbiamo bisogno di rivolgere il nostro sguardo al bimbo di Betlemme, perché la forza e il coraggio per diventare costruttori della nostra città passa proprio dalla contemplazione di quel fragile bambino di Betlemme, dall’amore ai piccoli”.

 

02 gennaio 2019, 12:37