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Manifesto del Convegno Cei sulle vocazioni Manifesto del Convegno Cei sulle vocazioni 

Convegno Cei sulle vocazioni: “Come se vedessero l’invisibile”

Si è concluso a Roma il Convegno nazionale delle vocazioni promosso dai vescovi italiani. L’intervento del Priore della comunità di Bose Luciano Manicardi che ai nostri microfoni affronta i problemi del discernimento, della paura per la mancanza di vocazioni e della necessità di vagliare seriamente i candidati al presbiterato per evitare casi di abusi

Si è concluso oggi a Roma, presso The Church Village Hotel (Domus Pacis), il Convegno nazionale vocazioni, promosso dall’Ufficio Nazionale Cei per la pastorale delle vocazioni sul tema tratto dall’Evangelii Gaudium “Come se vedessero l’invisibile”. Il convegno, che ha visto la presenza di circa 600 partecipanti, si inserisce in un percorso biennale strettamente legato alla celebrazione della XV Assemblea Ordinaria del Sinodo dei vescovi come “un invito – si legge nell’Instrumentum Laboris - a cercare nuovi cammini e a percorrerli con audacia e fiducia, tenendo fisso lo sguardo su Gesù e aprendosi allo Spirito Santo, per ringiovanire il volto della Chiesa”.

Hanno aperto i lavori Federico De Rosa, giovane scrittore autistico e il Priore della Comunità monastica di Bose Luciano Manicardi il quale al microfono di Antonella Palermo di Radio Vaticana Italia, si è soffermato sui contenuti del suo intervento al convegno incentrato sul tema del quotidiano e del rapporto con il tempo e le relazioni, che sono i luoghi dove appare la presenza di Dio.

Ritrovare un rapporto con se stessi

Il Priore di Bose spiega che per ritrovare gli spazi di tempo in cui ci sia semplicemente la ‘gratuità’, è necessario ritrovare un rapporto umanizzato con se stessi ed ha citato il detto di un rabbino secondo cui non è umana una persona che non si concede almeno una mezz’ora al giorno di silenzio e di solitudine.

L’ascolto, elemento imprescindibile per il discernimento vocazionale

Manicardi afferma che per cogliere la presenza di Dio nella storia è necessaria l’attitudine all’ascolto soprattutto della Parola di Dio, che implica il vedere l’invisibile. ”Il credente – sottolinea – è colui che è capace di ascoltare non solo la scrittura ma anche la realtà che lo circonda”.

Vagliare le persone che iniziano un itinerario di formazione al presbiterato

Manicardi, in riferimento agli abusi che stanno intaccando la credibilità della Chiesa nel mondo, ha invitato a non avere paura della mancanza di vocazioni. E’ necessario non puntare al numero, al terrore che ci siano pochi preti perché il problema della crisi delle vocazioni non consiste certamente in questo, ma nel vagliare in modo molto serio il piano psicologico, affettivo, relazionale e sessuale delle persone che iniziano un itinerario di formazione al presbiterato. Il Priore di Bose ha osservato che i giovani che vengono allontanati dai seminari per motivi seri, non devono essere accolti da vescovi compiacenti.

Ascolta l'intervista a Luciano Manicardi
05 gennaio 2019, 13:48