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Vatican News

S. Stefano Protomartire. Nel 2018 oltre 3mila cristiani uccisi, più del 2017

Anche quest’anno moltissimi cristiani sono stati uccisi per la loro fede. Li ricordiamo, nel giorno in cui la Chiesa festeggia Santo Stefano Primo Martire, con le interviste a Marta Petrosillo, portavoce di ACS-Italia, e a Cristian Nani, direttore in Italia di Porte Aperte

Debora Donnini – Città del Vaticano

Leggendo negli Atti degli Apostoli la storia del martirio di Santo Stefano, festeggiato oggi come il Primo Martire, a colpire non è solo la brutalità della lapidazione ma il contrasto con la sua mitezza. Le sue ultime parole sono una richiesta di perdono per i suoi assassini: “Signore, non imputar loro questo peccato”. Parole che sono risuonate dei secoli, forgiando il cuore di tanti cristiani martiri, uccisi per la fede. Oggi ci sono più martiri che nei primi secoli, ha detto più volte Papa Francesco, ricordando anche recentemente, in una Messa a Casa Santa Marta, i copti sgozzati sulla spiaggia della Libia, morti dicendo “Gesù, Gesù!”, con la consolazione nel cuore.

Acs: le donne doppiamente perseguitate

Poco più di un mese fa, la Fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre ha pubblicato il suo Rapporto annuale. Circa 300milioni i cristiani perseguitati nel mondo e 38 i Paesi dove sono discriminati. Tanti di questi cristiani perdono la vita a causa della loro fede. Ce ne parla Marta Petrosillo, portavoce di ACS-Italia:

R. - Anche il 2018 conferma questa tendenza drammatica. È sempre molto difficile avere delle stime esatte, ma sicuramente possiamo citare moltissimi episodi e anche tante perdite. Penso ad esempio ai cinque sacerdoti uccisi in Centrafrica in quattro diversi attacchi, oppure ai sette sacerdoti uccisi in Messico; in Nigeria c’è stato un attentato all’interno di una chiesa nel mese di aprile, dove sono stati uccisi altri due sacerdoti. In Nigeria solamente nei primi cinque mesi del 2018 quasi 500 cristiani sono stati uccisi in attacchi da parte degli islamisti fulani. Poi, veniamo ad esempio ad un recentissimo attentato, come quello in Egitto del 2 novembre, nel quale sono stati uccisi 11 cristiani che si recavano in un santuario vicino Minya. Quindi, purtroppo, le tante uccisioni registrate quest’anno confermano il dramma della persecuzione anti-cristiana.

Quest’anno c’è stata una buona notizia: la liberazione di Asia Bibi in Pakistan dopo quasi dieci anni di carcere; la donna era stata condannata a morte in base alla legge sulla blasfemia. Avete notizie ora sulla sua sorte? La donna è in un luogo nascosto in Pakistan?

R. - Sì, si trova ancora in Pakistan e tutti abbiamo sperato che finalmente, quando Asia Bibi che è stata assolta ufficialmente il 31 ottobre ed è uscita dal carcere l’8 novembre, che la sua infinita tragedia fosse finita. Invece, purtroppo, la donna si trova ancora in Pakistan ed è sotto protezione. Speravamo che Asia Bibi potesse lasciare il Paese al più presto possibile. Questo purtroppo ancora non è accaduto e c’è anche da tener presente che due figlie della donna non si trovano sotto protezione come invece lo sono Asia Bibi e il marito. Come hanno raccontato recentemente ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, le due figlie sono state costrette in questi due mesi - in cui hanno ricevuto moltissime minacce - a cambiare diverse volte abitazione, non possono uscire.

Generalmente, dove vengono perseguitate le minoranze cristiane e non solo, sono donne e bambini a farne di più le spese. Come è andato quest’anno nei confronti delle donne e dei bambini?

Un anno che conferma i precedenti. Possiamo dire che purtroppo è stazionario. Le donne cristiane in moltissimi contesti sono doppiamente colpite. Abbiamo rapimenti, stupri e matrimoni forzati in diversi Paesi. Un caso emblematico è quello del Pakistan, dove ogni anno tantissime ragazze - si contano circa un migliaio tra cristiane e indù, ma probabilmente i casi sono molti di più - vengono rapite, violentate e costrette a sposare i loro stupratori. Uno degli ultimi casi è accaduto qualche mese fa ad una bambina di appena dodici anni. Una situazione simile purtroppo si registra ancora in Egitto, dove ci sono dei casi ogni mese di donne rapite, convertite e costrette dopo lo stupro a sposare i loro aggressori. Quindi essere donna ed essere cristiana in molti Paesi del mondo significa essere doppiamente vulnerabili. Ciò vale, ovviamente, anche per i bambini.

Voi raccogliete le testimonianze dei cristiani in tutto il mondo. Ci sono state situazioni, quest’anno, in cui i persecutori sono rimasti colpiti dalla testimonianza dei cristiani e storie emblematiche di perdono?

R. - Sicuramente in molti Paesi, dove ci sono delle situazioni drammatiche, l’azione della Chiesa è stata fondamentale per promuovere anche un avvicinamento rispetto a persone che prima non erano ben disposte verso la comunità cristiana. Una suora attiva in Libano con i rifugiati cristiani provenienti dalla Siria mi ha raccontato come un signore musulmano, prima fortemente ostile alla comunità cristiana, abbia iniziato addirittura ad aiutarla. Di storie emblematiche di perdono ce ne sono moltissime da parte dei perseguitati stessi. Quest’anno a febbraio è stata ospite di Aiuto alla Chiesa che Soffre all’evento del Colosseo Rosso, Rebecca Bitrus, una donna rapita e violentata da uomini di Boko Haram. Da uno dei suoi aggressori ha avuto anche un bambino; lei ci ha riferito più volte che nel suo cuore non c’è odio e che ha perdonato, fin da subito, gli uomini che le avevano fatto del male.

Cristiani perseguitati

Open Doors: nel 2018 aumenta il numero di cristiani uccisi a causa della fede

A breve, il 16 gennaio prossimo, anche l’associazione Open Doors/Porte Aperte pubblicherà il suo annuale Rapporto sulla persecuzione ai cristiani. Presente in oltre 60 Paesi, l’organizzazione fornisce anche formazione e assistenza ai cristiani che soffrono a causa della loro fede. Nell’intervista a Vatican News, Cristian Nani, direttore in Italia di Porte Aperte, in anteprima fa sapere che, secondo le loro stime, nel 2018 ci sono stati più cristiani uccisi rispetto all’anno precedente:

R. - Nel corso del 2018, purtroppo, le notizie sono negative. È stato un anno molto violento; il numero di cristiani uccisi a causa della loro fede probabilmente salirà rispetto al 2017, anno in cui i cristiani uccisi sono stati 3.066. Quando ci riferiamo a questi dati in Open Doors consideriamo persone, uomini e donne, bambini, che sono stati uccisi a causa della loro identificazione con Cristo, quindi non stiamo parlando di cristiani uccisi in guerre o in carestie o cose di questo genere, ma proprio a causa della loro espressione di fede cristiana. Quindi un’anteprima che posso dare è sicuramente questa: purtroppo c’è un aumento del numero di cristiani uccisi nel corso del 2018. Le fonti sono e saranno sempre principalmente il fondamentalismo islamico e il nazionalismo religioso, come ad esempio in India, e purtroppo si è ampliato anche il numero di Paesi in cui la persecuzione si sta facendo sentire.

I bambini come le donne cristiane nei Paesi di persecuzione sono ancora più vulnerabili. È così?

R. - Nel numero di cristiani che sono perseguitati nel mondo una grossa fetta è composta da giovani, bambini. In Paesi come il Pakistan, nelle zone rurali, il cristiano viene considerato un cittadino di serie “B”, per cui i bambini spesso sono vittime, prede di intolleranze di ogni tipo. In altri ambiti, l’odio e l’intolleranza nei confronti dei cristiani si scatena contro i bambini. Accade, per esempio, in Paesi come la Corea del Nord, dove raccogliamo testimonianze di quello che succede alle famiglie di cristiani che vengono scoperte ad avere una Bibbia o a professare la loro fede anche nella loro vita privata. Ciò che accade è che spesso queste famiglie vengono rinchiuse in quelli che sono i campi di rieducazione di cui abbiamo sentito spesso parlare anche in tv negli ultimi tempi. In questi luoghi i bambini ovviamente vivono una vita di schiavitù; stimiamo che fra i 50 e i 70 milia cristiani nordcoreani languino in questi campi di rieducazione a causa della loro fede. Quindi i bambini sono vittime anche in questo. Poi, ad esempio, nelle zone rurali dell’Alto Egitto, come Minya, il bullismo nelle scuole nei confronti dei bambini è veramente diffuso. Ci sono queste classi di 40 bambini, dove i bambini cristiani sono rilegati negli ultimi posti e vengono bullizzati non tanto e solo dalla maggioranza dei bambini, ma anche e soprattutto dagli stessi professori in quanto sono una minoranza. Questo accade soprattutto in periodi come il Natale: vengono ridicolizzati a causa della loro fede.

26 dicembre 2018, 08:00