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Cinema e Chiesa cattolica nel '900: un intervento di mons. Dario E. Viganò

Il rapporto tra Chiesa e cinema come spia dell'atteggiamento dei cattolici italiani di fronte alle novità del secolo scorso. Ne ha parlato mons. Viganò alla Scuola Normale di Pisa in occasione di un seminario di studi

Eugenio Bonanata - Città del Vaticano

“Lo studio del rapporto fra Chiesa e cinema rappresenta una chiave attraverso cui misurare la reazione del cattolicesimo italiano di fronte alle grandi trasformazioni del Novecento”.  Lo ha affermato mons. Dario Edoardo Viganò, assessore del Dicastero per la Comunicazione, intervenendo alla Scuola Normale di Pisa in occasione del seminario di studi intitolato ‘Il potere delle immagini in movimento. Cinema e Chiesa cattolica’. Al centro dell'evento il libro: "Catholicism and Cinema. Modernization and Modernity" scritto da Gianluca della Maggiore e Tomaso Subini.

Le ricerche anche presso l'Archivio Segreto Vaticano

“Una delle caratteristiche maggiormente peculiari degli ultimi sviluppi delle ricerche in Italia – ha affermato mons. Viganò - mi pare sia l’utilizzo consistente di fonti d’archivio, in passato poco o per nulla considerate”. Il volume, infatti, si basa proprio sull’analisi di diversi documenti tra cui quelli conservati presso l’Archivio Segreto Vaticano. “Lo scavo delle fonti vaticane – ha aggiunto l’assessore - ha fatto emergere la centralità assunta dalla questione cinematografica nell’agenda del papato e i suoi riflessi sull’articolato posizionamento geopolitico elaborato dalla Santa Sede nel quadro dei profondi mutamenti che caratterizzarono lo scacchiere globale tra gli anni Venti e gli anni Quaranta”.

L'interesse della Chiesa nei confronti del cinema

La Chiesa ha riservato una certa attenzione nei confronti del cinema. “Il cinema – ha spiegato Viganò - appariva espressione di un potere del tutto particolare in grado di produrre nuove forme di ‘devozione’ e di ‘culto’ imperniate su modelli totalmente secolarizzati, capaci di mettere in circolo valori e idee molto distanti dalle ambizioni di educazione integrale cattolica”. All’epoca l’azione della Santa Sede si dispiegò in diverse direzioni. Viganò ha citato in primo luogo il potenziamento della Segreteria degli Affari ecclesiastici straordinari, che allora era una sorta di ‘ministero degli esteri’, nella gestione della questione cinematografica.

L'enciclica "Vigilanti cura"

Inoltre ha annoverato: “La definizione di precise indicazioni magisteriali attraverso la promulgazione della Lettera enciclica "Vigilanti cura", promulgata da Pio XI il 29 giugno 1936,  il cui processo redazionale fu caratterizzato dal costante confronto con le linee della campagna moralizzatrice messa in atto dall’episcopato statunitense e dal lancio, attraverso le rappresentazione pontificie, di un’inchiesta internazionale sul cinema e la radio; e poi la ricerca di accordi con i regimi autoritari per la definizione di politiche di moralizzazione del cinema confacenti ai piani ecclesiastici e i tentativi di inserirsi direttamente nell’industria cinematografica per ottenere una produzione interamente a servizio dei progetti di riedificazione cristiana della società”.

Leone XIII, il primo Papa ad essere filmato

A documentare la 'pioneristica attenzione' della Chiesa nei confronti del cinema, il filmato conservato nella Filmoteca Vaticana e realizzato nel 1896 da Vittorio Calcina - considerato oggi il primo cineasta italiano. Si tratta di una breve ripresa in cui si vede Papa Leone XIII nei Giardini Vaticani che benedice. La pellicola è la più antica esistente in Italia.

15 novembre 2018, 16:00