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Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana  (ANSA)

Card. Bassetti: Messale Romano un lungo lavoro di studio, ricerca e confronto

La nuova traduzione italiana del Messale Romano, le fragilità sociali dell’Italia, la polarizzazione nella società civile e il ruolo dell'Unione Europea al centro dell’introduzione del cardinale Bassetti ai lavori dell’Assemblea Generale straordinaria della Cei

Marco Guerra – Città del Vaticano

“Il Sinodo ci ha provocati a rinvigorire la nostra appartenenza e, quindi, a individuare le modalità della missione, con cui affrontare le opportunità e le sfide di questo tempo”. Si apre nel solco dell'incontro con i giovani in Vaticano l’introduzione del cardinale Gualtiero Bassetti ai lavori dell’Assemblea Generale straordinaria della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), che si terrà in Vaticano fino al 15 novembre.

Indicare ai giovani la Santità

Guardando ancora all’appuntamento sinodale il presidente della Cei ha ricordato le tante iniziative di ricerca e confronto che hanno animato gli ultimi due anni: “Accompagnare i giovani sui sentieri della fede, così ramificati nei territori del nostro Paese, ci ha aiutato a ritrovare uno slancio propositivo, nella bellezza di un dialogo intergenerazionale”.

Il porporato ha quindi indicato come unica via per riscoprire la perenne giovinezza della Chiesa “quella che passa dalla misura alta della santità, frutto dell’incontro personale con il Signore Gesù, incontro cercato e custodito, celebrato e vissuto nella fraternità”.

La nuova traduzione italiana del Messale Romano

Il cardinale Bassetti si è poi soffermato sul tema principale dell’Assemblea, chiamata ad approvare la nuova traduzione italiana del Messale Romano: “L’approvazione della terza edizione italiana del Messale Romano costituisce l’atto finale di un lungo lavoro di studio, ricerca e confronto”. “Tale lavoro ha attraversato diverse stagioni della vita ecclesiale – ha aggiunto - dall’Istruzione Liturgiam authenticam del 2001 al Motu proprio di Papa Francesco dello scorso anno, Magnum principium, che, in conformità al dettato conciliare, riconsegna alle Conferenze episcopali la grande responsabilità di “approvare” la traduzione dei libri liturgici”.

La votazione finale sulla supplica del Padre nostro

Il presidente della Cei ha sottolineato che la votazione finale del testo presenta ancora alcune decisioni rilevanti che i presuli sono chiamati a condividere, riferendosi, in particolare, alla questione della traduzione della supplica “et ne nos inducas in tentationem” del Padre nostro. “Si tratta di una decisione da assumere con sapienza teologica e con saggezza pastorale”, ha spiegato, “nella consapevolezza che il Pater è non solo parte integrante dell’Ordo Missae, ma si configura anche come la preghiera, che ritma il respiro orante del popolo di Dio”.

Le fragilità dell’Italia

Il porporato ha offerto anche una lettura della situazione dell’Italia e delle "sue fragilità" in cui è stato ribadito l’intento della Chiesa di “contribuire alla crescita di una società più libera, plurale e solidale”. Ha inoltre chiesto a tutti i confratelli di stringersi attorno alle Regioni più colpite dall’emergenza idrogeologica, rinnovando "attenzione" e "disponibilità”.

Il Presidente della Cei ha poi dedicato una riflessione a quelle fragilità che - ha detto - "minacciano lo smottamento sociale”:  quella valoriale, del sentimento comune e culturale. Ha parlato anche di "caricatura" che di recente i media hanno offerto della Chiesa, quasi fosse preoccupata "essenzialmente di difendere posizioni di privilegio e tornaconto economico”.

Preoccupazione per lavoro, famiglie e anziani

Ma ciò che preoccupa la Chiesa italiana è altro, ha sottolineato. “Sono le attese frustrate rispetto al lavoro, per cui molti giovani, per poter immaginare un futuro, si ritrovano costretti ad andarsene dalla nostra terra. Sono le attese delle famiglie ferite negli affetti, che soffrono nel silenzio delle solitudini urbane e nell’avvizzimento dei sentimenti. Sono le attese degli anziani, che non si sentono più utili a nessuno, privi di quella considerazione di cui tanto bisogno”. E poi ancora “sono le attese di una sanità puntuale, attenta e accessibile a tutti” e quelle “di una giustizia che continui a perseguire un uso sociale dei beni recuperati alla legalità”.

La polarizzazione della società italiana

In un Paese in cui si sentono ancora gli effetti della crisi economica, il cardinale ha inoltre espresso preoccupazione per la polarizzazione che si fa strada nella società italiana: “L’idea che si è arrivati a un punto in cui tutti debbano schierarsi per l’uno o per l’altro, comunque contro qualcuno”.  In questo contesto sale quindi l’invito a “non soffiare sul fuoco delle divisioni e delle paure collettive, che trovano nel migrante il capro espiatorio”. “La risposta a quanto stiamo vivendo - ha aggiunto - passa dalla promozione della dignità di ogni persona, dal rispetto delle leggi esistenti, da un indispensabile recupero degli spazi della solidarietà”.

Unione europea e stabilità sociale

In occasione del centenario della fine della Grande Guerra, Bassetti richiama anche al ruolo più autentico dell’Unione Europa che non deve avere a cuore soltanto la stabilità finanziaria, ma deve valorizzare quella sociale e non dimenticare le motivazioni che "soggiacciono ai vincoli europei". Per il cardinale se l'Europa "perde il gusto della cittadinanza comune e del metodo politico della cooperazione", si richia di "ritornare a tempi in cui i nazionalismi erano il motore dei conflitti e del colonialismo”.

Bene comune e laicità

Il cardinale ha ribadito che i vescovi si riconoscono attorno a due principi, che appartengono alla storia del movimento cattolico. Il primo è il servizio al bene comune. Il secondo principio è la laicità della politica: “Ne sono stati interpreti uomini di fede che hanno fatto grande la nostra storia, come De Gasperi, che seppe lottare per difendere la propria fede con grande pudore, facendo gli interessi dei cittadini, in piena e sofferta autonomia di pensiero, di parola e di azione”.

Il Presidente della Cei terminando l’introduzione ai lavori dell’Assemblea ha esortato tutti a guardare avanti con fiducia: “Su questa via c’è la possibilità per ciascuno di tornare al gusto di relazioni costruttive, perché vere, buone e belle". "Il Vangelo non è un sospiro, ma un respiro a pieni polmoni”.

12 novembre 2018, 18:32