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Beato Teodoro Del Olmo e compagni, un sì all’amore

Salgono agli onori degli altari altri 16 martiri della guerra civile spagnola: si tratta di 9 sacerdoti, 4 religiose e 3 laici che servirono nella diocesi di Barcellona. La cerimonia, presso la cattedrale della Sagrada Familia - dove i nuovi Beati sono ricordati in una cappella laterale del chiostro - alla presenza del prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, cardinale Angelo Becciu, che li ha ricordati come “un modello da imitare per i credenti di tutti i tempi”

Roberta Barbi – Città del Vaticano

Le Beatificazioni di oggi ci catapultano indietro, al tempo del golpe militare in Spagna e della guerra civile che ne scaturì, uno dei periodi più cruenti nella storia delle persecuzioni anticristiane nell’Europa moderna. Le violenze s’intensificarono notevolmente tra il luglio 1936 e l’aprile 1939, triennio durante il quale furono date alle fiamme il 70% delle chiese del territorio nazionale e furono uccisi tre vescovi, 4200 tra sacerdoti e seminaristi, oltre duemila religiosi e quasi trecento suore, oltre a migliaia di laici accusati di essere “compiacenti” con la Chiesa cattolica. “Questi nuovi Beati, in quanto martiri – ha spiegato nella sua omelia il cardinale Angelo Becciu – hanno annunciato il Vangelo dando la vita per amore: con la forza della loro sofferenza sono il segno di quell’amore più grande che racchiude ogni altro valore”. Allo stato attuale appare impossibile affermare con certezza il numero di queste vittime dell’odio profondo verso la fede che invece è il più grande dono che il Signore ci fa, assieme a quello della vita. Le ultime – ma solo in ordine cronologico – salirono agli onori degli altari un anno fa a Madrid. “Questi martiri ci invitano anche a pensare alla moltitudine di credenti che vengono perseguitati anche oggi nel mondo – ha aggiunto il porporato – in modo nascosto, lacerante, perché comporta la mancanza di libertà religiosa, l’impossibilità di difendersi, l’internamento, la morte civile”.

Il martirio come vittoria della fede sulla persecuzione

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”, esordisce il prefetto nella sua omelia per la celebrazione della Beatificazione dei 16 martiri di Barcellona, citando San Paolo che così risponde: “Niente, neppure la morte, né le forze misteriose del mondo, né l’avvenire né alcuna creatura”. Questa, dunque, è la vittoria che i nuovi Beati martiri hanno riportato sulle persecuzioni dell’epoca alla Chiesa cattolica, secondo il cardinale: essi “spargevano il bene nelle parrocchie, nei collegi dove insegnavano e nelle altre attività attinenti al loro stato di vita”. “Nel momento supremo della loro esistenza – evidenzia il card. Becciu - quando dovevano confessare la propria fede, non ebbero paura: hanno accettato la morte poiché non negarono la loro identità di religiosi, religiose o di laici impegnati”. “Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna”, dice Gesù, che c’ insegna così, ricorda ancora il porporato, a vivere la nostra esistenza non “nella conservazione e nell’attaccamento di noi stessi, ma nel dono e nell’amore verso gli altri”. Proprio come hanno fatto i martiri. E la vera strada della sequela, è nel servizio: solo chi è capace di servire può dire di camminare sulla strada che Gesù sta percorrendo, può dire di essere suo discepolo.

L’attacco alla Casa della Congregazione di San Pietro in Vincoli

Sono 9 i sacerdoti della Congregazione che trovarono la morte per mano dei miliziani nel 1936. Tutto cominciò con l’assalto del 20 luglio all’Asilo Toribio Durán, la sede di Barcellona della Congregazione di San Pietro in Vincoli: in questa vennero giustiziati padre Teodoro Del Olmo – che molti conoscevano come Cirilo – il Superiore locale, e altri quattro sacerdoti, dopo una breve detenzione non priva di interrogatori e torture, a San Feliu de Llobregat. Erano tutti originari dell’area di Burgos. Di padre Teodoro restano a testimonianza dei suoi tanti incarichi, molte lettere in cui emerge lo spirito da educatore del Beato. Seguirono la sorte del loro superiore anche Joaquín Gómez Peña, noto come padre Jacinto, religioso fedele e uomo d’azione in cui tutti avevano fiducia; Máximo Franco Ruiz – padre José – caratterizzato da un grande senso di responsabilità e un altrettanto grande amore per la Vergine, ottima guida per i suoi allievi; Bernardo Puente González (padre Emilio) giovane ma con una fede assai forte, riflessivo e compassionevole, studioso e cordiale. L’ultimo sacerdote a seguire la sorte degli altri fu Joaquín José Puente González, fratello di sangue di Bernardo, che si trovava nella loro casa in visita e che venne prelevato assieme agli altri. La sua agonia prima di morire fu particolarmente lunga: dopo ben quattro ore dall’esecuzione fu “finito” annegato nel fiume.     

Il prezzo altissimo pagato dalla comunità di Barcellona

Ci sono poi altri quattro sacerdoti della Congregazione di San Pietro in Vincoli che riuscirono a fuggire all’attacco del luglio 1936 e dovettero subire una lunga detenzione da parte della dittatura militare prima di essere uccisi “in odium fidei”. Tra loro padre Ismael, cioè Estanislao de Kostka Tajadura Marcos, che per la sua sensibilità e dedizione era stato assegnato all’assistenza dei malati: stava tentando di scappare quando fu riconosciuto come religioso e perciò ucciso il 18 settembre. Poi, Angel de la Iglesia Ocina, umile e intelligente, faceva onore al nome che portava- Angelo – rinchiuso a lungo prima di essere giustiziato, il 15 febbraio 1937, e gettato in una fossa comune. E in una fossa comune finì anche padre Albino, al secolo Ricardo Guerra Villaizán, religioso virtuoso e comprensivo, che tutti descrivevano come il prototipo del buon educatore. Infine Acacio Maria Calleja Santamaría, arrestato dopo un lungo periodo in cui rimase nascosto in casa di amici: tutti lo ricorderanno come amante della propria vocazione e fraterno nella vita comunitaria.  

Quattro le religiose martirizzate

Aveva 15 anni la futura Madre Carlota de la Visitación Duque Belloso, che ancora si chiamava Baudelia, quando avvertì la chiamata di Dio alla vita religiosa. La persecuzione anticattolica la sorprese nella casa collegio di Vilanova de Bellpuig a Lérida, da cui le suore furono espulse. Trovò rifugio in casa di amici a Barcellona, ma poi qualcuno fece la spia e la arrestarono. Prima di morire scrisse una bellissima Vita della Beata Madre Carmen, in cui si possono leggere le sue riflessioni e approfondire lo spirito della Congregazione delle Francescane del Sacro Cuore a cui apparteneva. Erano invece dell’Istituto delle Cappuccine della Madre del Divino Pastore, le altre tre sorelle Beate che celebriamo oggi e che furono uccise dopo essere state prelevate dalla loro comunità di Premià del Mar. Sorella Andrea Solans Ballesté, fine educatrice innamorata della Madonna, proprio da Maria ricevette la forza di vivere amando e morire perdonando, mentre la pratica quotidiana dell’Eucaristia le infuse il coraggio necessario di soffrire con Cristo. Assieme a lei, il 31 luglio 1936 morì anche Suor María Auxilio Noguera Manubens, originaria di Manresa, anche lei educatrice, le cui alunne ricordano quanto tenesse che ognuna di loro fosse protagonista della propria istruzione. Entrambe le religiose furono identificate da morte solo attraverso il numero di registro che avevano in Congregazione e poi sepolte in una fossa comune. Infine, ma non per ultima, trovò la morte mentre prestava servizio in incognito in un ospedale, sorella Patrocinio Vilanova Alsina, che conduceva una vita modesta e umile, semplice e perfetta nelle attività missionarie che la congregazione le affidava.  

Beati anche tre laici solidali

Ci sono anche tre laici tra i nuovi Beati, ricordati dal Papa all'Angelus domenicale, a mostrarci la via della santità. Innanzitutto Gregorio Díez Blanco e sua sorella Camila, che ne educò i quattro figli dopo la morte della moglie Paulina. Quando s’instaurò la dittatura e iniziarono le caccie all’uomo contro sacerdoti e monache, non esitarono ad accogliere di nascosto in casa loro i religiosi che ne avevano bisogno: ci riuscirono per oltre sette mesi, correndo grandi pericoli e recandosi alla prigione di Sant Feliu per chiedere la liberazione dei membri della Congregazione di San Pietro in Vincoli. Destati i sospetti dei militari che li tenevano sotto sorveglianza, furono da questi sorpresi nella notte del 15 febbraio 1937 in casa propria, dove tutti gli oggetti religiosi furono distrutti. Con loro si trovava anche il giovane Eliseo Moradillo García, venuto a Barcellona in cerca di lavoro e che fu ospite per un po’ nella casa della Congregazione. Una volta sopraggiunte le persecuzioni, si diede molto da fare per aiutare i sacerdoti che lo avevano accolto: con fede e pietà, dunque, partecipò alla sorte degli altri martiri, diventando martire egli stesso.  

 

(Ultimo aggiornamento: domenica 11 novembre 2018, ore 13:00)

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I Beati 16 martiri di Barcellona
10 novembre 2018, 10:00