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Al Sinodo, ricordato il giovane Carlo Acutis

Carlo, un giovane che non invecchia mai perché ha assorbito la linfa del Vangelo ed è riuscito a trasmetterla a quanti l'hanno conosciuto

Nicola Gori - Città del Vaticano

C'era un invitato speciale alla xv assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi (3-28 ottobre) su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Era un genio dell'informatica, un ragazzo come tanti altri suoi coetanei, con lo stesso entusiasmo, la stessa gioia di vivere, le stesse attese e speranze. Era il venerabile Carlo Acutis (1991-2006), il giovane morto a Monza a soli 15 anni per una leucemia fulminante.

Cosa aveva da dire al Sinodo dei Vescovi una giovane vita spezzata in pochi giorni? Aveva un'esperienza da raccontare: quella della freschezza di una esistenza segnata dall'amicizia con Gesù. Aveva da gridare a tutti che in Cristo si trova la gioia, che in Lui c'è la pienezza a cui i cuori dei ragazzi aspirano. Ma ancora di più, in Carlo troviamo una fede vissuta in maniera naturale, senza preconcetti, schermi o calcoli. Il suo stile spontaneo e diretto gli permetteva di testimoniare i valori del Vangelo in parrocchia come a scuola, tra i compagni di giochi, come tra gli immigrati. Non perdeva occasione per esprimere il suo entusiasmo di aver scoperto in Dio un Amico fedele che non lo abbandonava in qualsiasi situazione si trovasse.

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Ogni momento della sua giornata, infatti, era segnato dalla presenza di Dio: in famiglia, tra i parenti, gli amici, i poveri, i senza fissa dimora che incontrava nelle strade di Milano. Carlo è un giovane che non invecchia mai, perché ha assorbito la linfa del Vangelo ed è riuscito a trasmetterla a quanti l'hanno conosciuto. La sua opera continua perciò fino ai nostri giorni, perché vive ormai fuori del tempo, ed è diventato universalmente conosciuto grazie ai nuovi mezzi di comunicazione sociale.

Possiamo dire che come era famoso tra i suoi compagni di classe per la facilità nell'elaborare programmi al computer o nel montare filmati e video, così la sua vita e la sua figura sono adesso familiari a centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze grazie alla rete internet. Alcune associazioni, parrocchie e istituti lo hanno perfino scelto come modello per i giovani.

Tutto grazie a quei social network di cui è stato fruitore e promotore, mostrando a tutti che questi mezzi si possono usare in modo lecito e responsabile per il bene della comunità e dell'accrescimento personale. Ecco il suo segreto: ogni mezzo è utile per annunciare al mondo la salvezza. Non resta che guardare a lui come un modello per le nuove generazioni che vogliono costruire un futuro migliore sotto la luce di Cristo e della sua Chiesa.

27 ottobre 2018, 16:59