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Vatican News
La polizia nicaraguense carica alcune manifestanti La polizia nicaraguense carica alcune manifestanti  (AFP or licensors)

Il nunzio in Nicaragua: soluzione democratica che rispetti i diritti di tutti

Il nunzio apostolico in Nicaragua, mons. Sommertag, lancia un appello alla riconciliazione. Ma è necessario che ci sia l'impegno di tutti, a partire dal governo, e porti al bene di tutti

“C'è urgente bisogno di una soluzione democratica tra i nicaraguensi che garantisca e rispetti i diritti di tutti”: è quanto ha affermato mons. Waldemar Sommertag, nunzio in Nicaragua, intervistato dal quotidiano locale El Nuevo Diario.

Le istituzioni del popolo nicaraguense siano al servizio di tutti

Per questo - ha aggiunto il presule - è necessario “l’impegno di tutti, a cominciare dai governanti, da tutte le istituzioni dello Stato, che sono istituzioni del popolo nicaraguense e sono al servizio di tutti, dei vari settori che compongono la società e di tutti gli altri cittadini”. “Non ci dobbiamo stancare nella ricerca sincera di un dialogo che aiuti ad aprire le porte delle coscienze e dei cuori, non solo per capire ma anche per agire concretamente per il bene di tutti”.

Il messaggio di Papa Francesco

Il nunzio ha ricordato che nei giorni scorsi, Papa Francesco, in occasione delle feste nazionali in Nicaragua, ha inviato un messaggio “a tutti i figli e le figlie di questo amato Paese assicurando le sue preghiere affinché Gesù Cristo, principe della pace, conceda a tutti i nicaraguensi doni di riconciliazione fraterna e di una convivenza pacifica e solidale”.

La normalizzazione passa attraverso la riconciliazione

“Si parla molto della normalizzazione della situazione del Paese” - ha osservato mons. Sommertag - ma questa normalizzazione “passa attraverso una riconciliazione che deve portare urgentemente a riprendere la strada del dialogo nazionale. Se i nicaraguensi si uniscono in un dialogo sincero e aperto, e con un atteggiamento di buona volontà politica, sociale ed economica, la possibilità di raggiungere un impegno nazionale per il bene della nazione sarà sempre più fattibile e più vicina”. 

Manifestazioni dell'opposizione dichiarate illegali. Le reazioni dei vescovi

La tensione, tuttavia, cresce nel Paese. Sabato scorso, il giorno dopo che le autorità hanno dichiarato illegali le manifestazioni dell’opposizione contro il governo, gli agenti antisommossa hanno disperso con la forza i dimostranti a Managua. Il cardinale Leopoldo José Brenes, arcivescovo di Mnagua, ha lanciato ieri un nuovo appello a porre fine alle violenze e agli scontri, esprimendo il proprio dolore per la repressione della manifestazione. In un tweet, mons. Silvio José Baez, vescovo ausiliare di Managua, ha detto che "il diritto di riunione pacifica è riconosciuto" e che "l'esercizio di questo diritto non necessita di autorizzazione preventiva" come afferma l’articolo 53 della Costituzione.

Le vittime della repressione e gli attacchi alla Chiesa

Dall’inizio delle proteste contro il governo del presidente, nell’aprile scorso, sarebbero morte circa 400 persone secondo le organizzazioni per i diritti umani. Le autorità di Managua parlano invece di 198 morti. Ad innescare le tensioni, con proteste duramente represse in tutto il Paese, è stata la riforma sulla sicurezza sociale, poi ritirata. Numerosi in questi mesi gli attacchi ad esponenti della Chiesa che tuttavia continuano a chiedere al governo di riesumare il dialogo nazionale.

 

01 ottobre 2018, 11:00