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India: marcia contro le persecuzioni anti-cristiane India: marcia contro le persecuzioni anti-cristiane  (AFP or licensors)

India: settimana di preghiera contro la persecuzione religiosa

Oltre 1.200 negli ultimi due anni gli episodi di discriminazione e violenza contro i cristiani in India. Per questo Persecution Relief organizza una settimana di preghiera contro la persecuzione religiosa: l’iniziativa, alla sua seconda edizione, terminerà il 7 ottobre. Intervista a Marta Petrosillo di Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs)

Claudia Valenti – Città del Vaticano

“In centinaia di migliaia” hanno partecipato all’iniziativa, racconta all'agenzia AsiaNews il pastore Shibu Thomas, fondatore dell'organizzazione ecumenica Persecution Relief che si occupa di persecuzioni religiose, e hanno chiesto il rilascio dei circa 100 pastori e fedeli incarcerati con false accuse di conversioni forzate. “Non vogliono più avere paura di vivere in India, né essere minacciati di venire cacciati dalle proprie case per la fede”, continua il leader cristiano.

Le persecuzioni dei cristiani in India

Una simile iniziativa si è resa necessaria a causa dei numerosi episodi di violenza e discriminazione che si verificano contro i cristiani che vivono nel Paese a maggioranza indù. “Il numero degli attacchi ai cristiani è cresciuto – dichiara a Vatican News Marta Petrosillo, di Acs – passando da 348 nel 2016 a 736 nel 2017. Questo incremento dipende dalla retorica attuata dal governo dei partiti al potere, che alzano la bandiera del nazionalismo indù; ma anche dalla filosofia induista, che ritiene che il Paese debba essere totalmente induista”. E prosegue: “Gli attacchi, inoltre, sono facilitati da un clima di impunità: ve ne sono numerosi in cui i colpevoli, seppur identificati, non vengono assicurati alla giustizia”.

La negazione dei diritti fondamentali

La persecuzione è diretta non solo contro fedeli e pastori, spesso incarcerati per la propria fede, ma anche contro i luoghi di culto, che vengono chiusi o vandalizzati. “In molti casi – spiega Marta Petrosillo –vengono negati ai cristiani proprio i diritti basilari, come l’accesso all’acqua”. Sempre più comunemente infatti, la persecuzione avviene attraverso la “scomunica”, una sorta di “boicottaggio sociale”, come dice Shibu Thomas. I capi del villaggio e gli abitanti stessi negano ai cristiani i sussidi governativi, l’accesso alle razioni di cibo, alle medicine, all’istruzione. Il rischio del boicottaggio sociale è che i cristiani abbandonino la loro fede per poter sopravvivere ed evitare di essere emarginati.

La campagna di preghiera: denuncia e solidarietà

“Questo tipo di iniziative sono importanti, innanzitutto per denunciare le persecuzioni, molto spesso taciute o ignorate - afferma Marta Petrosillo – e poi per far sentire la vicinanza nella fede ai nostri fratelli perseguitati, che si trovano a soffrire perché si sentono soli e dimenticati”. Persecution Relief è un’organizzazione ecumenica che si occupa proprio di questo, ossia di sensibilizzare la popolazione mondiale sul tema delle persecuzioni religiose. Nonostante tutto, infatti, un'ampia percentuale della comunità cristiana non è consapevole del fatto che in India ci sia una persecuzione crescente e già così grave. La campagna di preghiera da loro organizzata ha quindi lo scopo di “creare maggior consapevolezza e aiutare ad aprire i cuori del popolo di Dio”. Persecution Relief si impegna inoltre a fornire anche un sostegno legale, economico, politico ai cristiani: finanzia la ricostruzione delle chiese distrutte, le cure mediche per i fedeli feriti negli attacchi e offre alloggi temporanei per coloro a cui è stata abbattuta la casa.

Ascolta l'intervista a Marta Petrosillo

 

03 ottobre 2018, 11:46