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È Beata Veronica Antal, martire della purezza

La Chiesa romena ha una nuova Beata, una giovane poco più che ventenne che preferì farsi uccidere piuttosto che rinunciare alla sua castità. La cerimonia in Romania, alla presenza del card. Giovanni Angelo Becciu, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il quale ha auspicato che "Dio doni alla Romania lo stesso coraggio che ebbe Veronica Antal, per camminare sulle vie del bene e dell’amore"

Roberta Barbi – Città del Vaticano

La nuova Beata Veronica Antal, affascinata da Santa Maria Goretti, “icona della purezza”, “ha consacrato la sua vita a Gesù e a Lui è stata fedele fino al martirio, avvenuto in un contesto tragico di grandi sofferenze e di persecuzione per i cristiani di questa terra”. Così nella sua omelia per la cerimonia di beatificazione di Veronica Antal nella chiesa dell’Assunta a Nisiporesti in Romania, il card. Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, rappresentante del Papa

Ricordata la persecuzione comunista contro i cristiani che escludeva Dio

“In quel triste periodo – ha detto il porporato - ortodossi, cattolici e protestanti venivano incarcerati non solo perché si opponevano al regime, ma anche perché erano pronti a testimoniare la loro fede in Gesù, un aspetto che agli occhi dei persecutori appariva la “colpa” maggiore da punire. La vita della comunità cattolica era particolarmente messa a dura prova dalla dottrina comunista” con una educazione leninista-marxista ”dannosa per l’intera società romena, poichè escludeva Dio e i valori cristiani dall’orizzonte di vita della gente, nel tentativo di distruggere le anime”.

Esempio di dialogo ecumenico tra cattolici ed ortodossi

Nella sua omelia il card. Becciu ha ricordato l’aiuto caritatevole che la Veronica dava alle persone bisognose “senza fare distinzione alcuna tra i fedeli appartenenti alla Chiesa Cattolica ed a quella Ortodossa. “Rese così una fervida testimonianza di fraternità e di sincero dialogo”, “un messaggio molto chiaro anche per noi: - ha detto - ritrovare la solidarietà e la comunione reciproca, incrementando quell’ecumenismo del martirio, che il Santo Padre Francesco richiama incessantemente”. “Dio doni alla Romania – ha concluso il card. Becciu - lo stesso coraggio che ebbe Veronica Antal, per camminare sulle vie del bene e dell’amore”.

Una vita come tante

Stava leggendo la biografia di Santa Maria Goretti, senza sapere che di lì a pochi giorni avrebbe fatto la stessa fine: uccisa per mano di un uomo che voleva approfittarsi di lei. La nuova Beata, Veronica Antal - il cui martirio in odium fidei è stato riconosciuto ufficialmente – commentando quella lettura aveva confidato a un’amica che all’occorrenza anche lei si sarebbe comportata così, tanto che in un foglietto aveva scritto: “Io sono di Gesù e Gesù è mio”. Per restargli fedele, infatti, ha preferito la morte. Nata in una famiglia di contadini di Nisiporesti, in Moldavia (nord della Romania), nell’infanzia di Veronica ha significato molto la figura della nonna, che le insegnò a pregare e la abituò alla partecipazione alla Messa domenicale, oltre a iniziarla all’uso dell’arcolaio per filare, e al cucito, capacità grazie alla quale confezionerà diversi abiti tipici del suo paese. Per il resto era una bambina allegra come tutte le altre: non trascurava mai la scuola, pur dovendo contribuire al lavoro nei campi al quale era dedita tutta la famiglia, tanto che i genitori iniziarono a preparare per lei la dote, convinti che la attendesse un futuro con una casa e una famiglia tutte sue.

Una suora senza convento

A 16 anni, però, Veronica riceve la sua chiamata dal Signore. La preghiera del Rosario, l’Eucaristia e la partecipazione alla Messa quotidiana per cui deve percorrere circa otto chilometri a piedi alzandosi a ore antelucane, non le bastano più: vuole entrare in convento. Purtroppo, però, il governo comunista ha soppresso in Romania tutti gli ordini religiosi, così deve accontentarsi di vivere la sua vita claustrale in casa, dove si allestisce una cameretta dove potersi raccogliere in preghiera ogni volta che ne sente la necessità. Già terziaria francescana e aderente alla Milizia dell’Immacolata, proferisce in privato il voto di castità e diventa l’anima della parrocchia, in cui si occupa dei poveri, dell’insegnamento del catechismo ai bambini, dell’aiuto ai malati soli, agli anziani, alle mamme in difficoltà. “Questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione”, è il suo motto che non dimentica mai.

Il Giglio insanguinato

Fu proprio per gli ultimi preparativi per la Cresima che alcuni giovani avrebbero fatto il giorno dopo, che Veronica si attardò in chiesa, quella sera del 23 agosto del 1958. Le altre ragazze erano già andate via, ma in seguito racconteranno di averla vista inquieta e pallida, quella sera, come avvertisse una sorta di presagio di quello che le sarebbe accaduto. Negli otto chilometri tra i campi che doveva attraversare, Veronica incontra Pavel, un giovane del paese che la aggredisce con proposte sconvenienti e al rifiuto di lei la uccide con 42 coltellate, lasciandola a morire in un campo di granturco. La troveranno la mattina dopo in un lago di sangue, inviolata, con la corona del Rosario ancora stretta tra le dita.

I Santi della purezza

“È vissuta come una Santa e così è morta”, dicevano tutti in paese e ben presto iniziarono a visitare il luogo del suo martirio come fosse un santuario. Oggi la nuova Beata è venerata da cattolici e ortodossi della diocesi di Iasi, che le affidano i loro problemi, e si può annoverare a ragione tra i cosiddetti Santi della Purezza i cui esempi più noti sono la già citata Santa Maria Goretti e San Domenico Savio, il quale diceva: “La morte, ma non il peccato”. Ma ci sono anche la slovacca Anna Kolesarova, beatificata pochi giorni fa, e, sulla scia del riconosciuto martirio in difesa della purezza, la savonese Teresa Bracco, uccisa durante un rastrellamento nazista, e la polacca Carolina Kozka, prelevata da casa da un soldato dell’occupazione russa. La sarda Antonia Mesina e la bergamasca Pierina Morosini, invece, furono aggredite nel bosco da compaesani che avrebbero voluto farle proprie; quest’ultima, inoltre, non morì subito, ma dopo due giorni di agonia in ospedale. Infine ricordiamo la vicenda della serva di Dio Concetta Lombardo, uccisa da un compare sposato e impazzito per lei che dopo averla uccisa – al suo ennesimo rifiuto – si suicidò. Molto di più di semplici femminicidi, perché tutte queste donne sono morte per non commettere un peccato; questa la loro priorità, a costo della vita: non sporcare la propria anima e chiedere il perdono anche per quella del proprio assassino.     

22 settembre 2018, 10:00