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Vescovi del Venezuela: dissenso messo a tacere, contro il popolo violenza repressiva

In Venezuela - scrivono i vescovi venezuelani - il popolo chiede “cibo, farmaci, luce elettrica, trasporti pubblici, gas, stipendi degni”. Ma nulla di tutto ciò sta accadendo.. E si violano le leggi e gli articoli della Costituzione.

Amedeo Lomonaco - Città del Vaticano

Il Venezuela sta attraversando una situazione molto delicata: nel Paese si vuole instaurare una spirale di violenza e frantumare la giustizia eludendo il controllo delle leggi e delle procedure legali. Da questo scenario deriva una situazione di arbitrarietà, sempre più slegata dai riferimenti dell’ordinamento giuridico, che porta alla “persecuzione fisica, all’intimidazione e alla violazione dello stato di diritto”. Si apre con questa preoccupante analisi sul deterioramento della giustizia nel Paese latinoamericano il comunicato diffuso ieri dalla Conferenza episcopale venezuelana dopo  l’arresto, nei giorni scorsi, di almeno sei persone che secondo le autorità, sarebbero coinvolte nella pianificazione e nell’attuazione del fallito attentato, condotto con droni carichi di esplosivo lo scorso 5 agosto, durante una parata militare nel centro di Caracas, alla presenza del presidente Nicolas Maduro.

La dignità della persona è l’essenza della giustizia

Poche ore dopo il fallito attentato, il capo di Stato venezuelano ha dichiarato di avere prove, tra l’altro, del coinvolgimento della Colombia. Le sue accuse sono state immediatamente respinte dal governo di Bogotà. Secondo diversi osservatori, in realtà, l’azione dinamitarda sarebbe stata orchestrata dai servizi segreti venezuelani con lo scopo di reprimere, ancora più duramente, le istanze dell’opposizione. Tra questi David Smilde, del Washington Office on Latin America, sostiene che il presidente Maduro intende utilizzare il fallito attentato per epurare funzionari governativi infedeli, oltre ad imporre ulteriori restrizioni alle libertà civili. Grandi timori sono espressi, nel comunicato, anche dai vescovi venezuelani secondo cui uno stato di diritto dovrebbe escludere “ogni tipo di tortura e trattamenti crudeli, disumani e degradanti”. La dignità della persona e i diritti fondamentali non possono mai essere negati. "Questa" – aggiungono i presuli - è “l’essenza ultima della giustizia”.

Si promuova la pace e si cerchi la verità

Purtroppo nel Paese – osservano poi i vescovi - quanti si sentono legittimati dal potere stanno usando “l'unica arma di chi ha torto: la violenza repressiva”. E questo – spiegano - porta alla violazione delle leggi, degli articoli della Costituzione e dei diritti umani. Intanto il popolo “chiede cibo, farmaci, luce elettrica, trasporti pubblici, gas, stipendi degni e un freno all’inflazione”. Ma nulla di tutto ciò sta accadendo: “al contrario, si vuole esercitare un controllo sociale e si mette a tacere il dissenso”. Agli organismi di sicurezza dello Stato i vescovi chiedono poi di “cambiare il loro atteggiamento” e di comprendere “il momento di grandi sofferenze del popolo”. Dai presuli, infine, l’esortazione a “continuare a promuovere la riconciliazione e la pace, la ricerca della verità”. “Cercare la verità - concludono - è compito di tutti”.

14 agosto 2018, 12:44