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Vatican News

In Myanmar al St.Mary's Home le suore donano speranza agli orfani

A sud di Yangon, la città più grande del Myanmar, la St.Mary's Home gestita dell'Ordine dei Servi di Maria, ospita oltre 120 bambine tra i tre e i vent'anni rimaste senza genitori. E' qui che per loro inizia una nuova vita grazie ad un piccolo gruppo di suore

Egilde Verì - Yangon

Bisogna guidare per un'ora e mezza a sud di Yangon, la città più grande del Myanmar, e attraversare boschi, villaggi contadini, pagode luccicanti per arrivare a Kyauktan. E lì inoltrarsi ancora a lungo su uno sterrato traballante che costeggia allevamenti di polli, maiali, capre, campi coltivati, alberi di papaya e guava, e persino un lago con i pesci. Alla fine della strada si trova la St.Mary's Home.

La St.Mary's Home

Questa grande struttura, gestita dell'Ordine delle Serve di Maria, ospita oltre 120 bambine tra i tre e i vent'anni rimaste senza genitori e arrivate qui da diverse zone del Myanmar. Non tutte sono orfane. Alcune sono state lasciate lì da famiglie troppo povere per occuparsi di loro o da genitori che, rimasti vedovi, si sono risposati e hanno abbandonato i figli del precedente matrimonio. Tra le bambine orfane, molte hanno perso madre e padre nelle guerre civili del Myanmar.

Una giovane democrazia

Il paese infatti, dopo essere stato retto per anni da un regime militare - il primo voto libero con l'elezione del premio Nobel Aung San Suu Kyi è del 2015 - è diventato di recente una democrazia. Nonostante questo non è riuscito a porre fine ai tanti conflitti che oppongono l'esercito centrale ad alcuni gruppi etnici rendendo quella che una volta si chiamava Birmania un'autentica polveriera. E così dai confini del Myanmar, dove si combatte, arrivano qui decine di bambine cattoliche, buddiste, musulmane, di etnia Burmese, Arakanese, Chin, Kachin, Kayah, Karen, Wa e Indiana. Cosa non da poco in un paese dove i gruppi etnici sono oltre cento e la convivenza a volte è tutt'altro che pacifica. Non solo. I buddisti rappresentano quasi il 90 percento della popolazione e le minoranze religiose non sempre se la passano bene.

Le bambine e le suore

Le bambine portano in faccia il tahankà, un cosmetico diffusissimo ricavato dal legno dell'albero di sandalo e usato da maschi e femmine di ogni età e che, si dice, rinfreschi la pelle e la protegga dal sole. Molti anni fa lo stesso tragitto di curve e ghiaia lo fece anche Sorella Ida. Orfana di padre, è cresciuta in questa casa e, dopo aver preso i voti, qui è rimasta. Oggi, a 30 anni è una "decana" della struttura: "A seguire le bambine siamo in otto, tutte suore - ci spiega - Ce ne sono altre, invece, che si occupano degli animali e della terra. E' una fattoria di 50 acri. Alleviamo e coltiviamo quasi tutto quello di cui abbiamo bisogno. In pratica ci autosostentiamo, ".

Il sostegno solo dei benefattori

Sì perchè di Kyat - la moneta locale - alla St. Mary's Home se ne vedono pochi, nessun contributo statale, gli unici denari arrivano attraverso le offerte dei donatori. Che non sono molti visto che il Myanmar è un'economia in crescita, ma resta pur sempre uno dei paesi più poveri dell'Asia. Il chilometro zero, insomma, qui è una necessità che impone maniche rimboccate e olio di gomito: ogni giorno la Sorella che prepara i pasti cucina per quasi 150 persone usando due fornelli a gas, un forno a legna, ma soprattutto il fuoco vivo. "Siamo ben organizzate - dice rimestando un pentolone colmo di tofu giallo - Oggi per per prepararlo ci ha raggiunti una cuoca specializzata in tofu. Sta insegnando a farlo a noi e alla ragazze più grandi".

L'istruzione, via per il riscatto

Ma è l'istruzione la vera strada per il riscatto. "Concentriamo i nostri sforzi soprattutto sulla formazione delle bambine - racconta Suor Ida - Tutte vanno a scuola. Quelle che riescono a passare gli esami le mandiamo avanti fino al college. Alle altre diamo comunque una formazione professionale: gli insegniamo a coltivare i campi, a cucire, a usare il computer. Vogliamo che a un certo punto siano indipendenti".
Da qualche tempo ad aiutarla c'è anche Noel.

Il pane e le rose

Questo ventiseienne che prima faceva il cuoco, musicista autodidatta, è oggi un violinista piuttosto famoso in Myanmar. Lavora spesso in televisione e si esibisce in concerti di musica classica in tutto il paese. Qualche tempo fa, Suor Salette Mary, la Superiora dell'Ordine , gli ha chiesto di portare la sua musica anche alla St. Mary's. 

E così, più volte al mese, viene qui per qualche giorno e fa lezione di musica a un gruppo di ragazze, alcune piccolissime, che nel giro di qualche anno hanno imparato a suonare il violino, la chitarra, l'ukulele. Anche oggi è giorno di lezione. Serissimo lui e serissime le bimbe provano e riprovano passaggi e ritornelli fino a che gli strumenti non li restituiscono perfetti. Nessuna distoglie gli occhi dal maestro mentre fuori il monsone allaga la campagna e fa sbattere le imposte.

"E' bellissimo poter portare la musica anche qui" sorride Noel. Come si dice: il pane, ma anche le rose.

 

31 agosto 2018, 00:02