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Il cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell'Aquila Il cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell'Aquila  

Perdonanza celestiniana. Card. Petrocchi: “il perdono è pratica del verbo amare”

Con la chiusura della Porta Santa di Collemaggio si chiude all’Aquila il Rito celestiniano, tornato nella basilica di S.Maria dopo il terremoto

Michele Raviart – Città del Vaticano

“Papa Celestino V, nostro concittadino, continui, da questa basilica, a vigilare sulla storia della nostra gente: Lui, testimone e autore di opere straordinarie, ci insegni a vivere, ogni giorno di più, il Vangelo, per essere capaci di costruire la Città di Dio nel cuore degli uomini e la Città degli uomini nel cuore di Dio. Un popolo rinnovato dalla Perdonanza, infatti, è anche un popolo che si impegna a costruire una società più giusta e solidale”. Così il cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila, è intervenuto nell’omelia per la chiusura della 724 esima Perdonanza celestinana, la prima celebrata nella Basilica di S.Maria di Collemaggio dopo il restauro seguito al terremoto del 2009.

La Perdonanza mobilita la Chiesa aquilana

Il porporato, nella Messa di chiusura della Porta Santa di Collemaggio, ha ricordato la figura di Celestino V quale testimone fedele dell’esortazione di San Paolo: “lasciatevi riconciliare Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio”. L’eco della sua voce, continua il cardinale Petrocchi, “viene amplificata nell’evento della Perdonanza”, in cui “l’intera Chiesa aquilana, si è mobilitata per aiutarci a procedere più in fretta verso l’Alto: ci ha dato l’opportunità di essere liberati dal male e ci ha spinto, con esortazioni continue, a irrobustire la nostra fedeltà al Signore”.

Il Perdono è una medicina

Perdonare in senso cristiano, infatti, “è la prima espressione pratica del verbo amare”. Un perdono che “non può mai essere inteso come semplice azzeramento del debito e licenza a sbagliare di nuovo”, perché alla misericordia si affianca sempre l’invito esigente del Signore:”va e d’ora in poi non peccare più”. Il perdono è “un’attitudine della mente”, “una medicina”, che guarisce molte malattie spirituali, psicologiche e comunitarie, che intossicano la nostra esistenza (Il risentimento, infatti, spiega l’arcivescovo dell’Aquila, “impedisce la circolazione della carità, che è come l’ossigeno dell’anima”), è “la prima regola nella grammatica della buona convivenza”, una “grazia da implorare” e una “fiamma da mantenere accesa”.

Dio talvolta vince perdendo

“Dobbiamo quindi vigilare”, ammonisce il cardinale Petrocchi per non contrarre il “cancro di Erodiade”, dominata dall’astio e dall’odio, così come dobbiamo “difenderci dall’Erode che portiamo dentro”. “Spesso – anche noi, come lui – sentiamo il fascino della verità, ma poi siamo incostanti e non disposti a pagare il prezzo della coerenza”, afferma. In questo senso siamo chiamati ad ispirarci all’audacia e alla fermezza di Giovanni Battista, la cui storia dimostra “che Dio talvolta vince perdendo”: “chi ha vinto, sulla scena del mondo, ha perso sul piano della salvezza e chi pare abbia avuto la peggio, sul piano umano, invece ha conquistato il meglio, nel Regno di Dio”.

La misericordia non si oppone alla giustizia

La Perdonanza chiede poi “la purificazione della memoria”: che non comporta la cancellazione dei ricordi, ma spinge a rivisitare i nostri archivi interiori con la luce liberante della sapienza e la potenza purificante della carità”. Il rischio da evitare è quello di considerare antagoniste misericordia e giustizia, “nel senso che quanti usano misericordia dovrebbero rinunciare a promuovere la giustizia, e coloro che cercano la giustizia sarebbero tenuti a lasciare da parte la misericordia. Il perdono lungimirante, invece, proprio grazie alla misericordia sa fare giustizia ed è praticando la giustizia che usa autentica misericordia”.

Le parole di Papa Francesco

Inoltre, come sottolinea Papa Francesco, “la cultura del perdono possiede una potente valenza di trasformazione sociale, contribuendo a promuovere una comunità civile più umana e più equa”. La misericordia di Dio rinnova il mondo, anche se “le strade del perdono sono strette e spesso sbarrate da forze contrarie”, come egoismi personali e collettivi, “che si mobilitano per impedirci di avanzare in questa direzione evangelica”.

Chi ama fa l’impossibile

La fiducia in Dio mette le ali al cuore, che così può volare alto sul cielo della santità”, conclude il cardinale Petrocchi, che afferma: “chi è buono, fa ciò che può; chi ama fa l’impossibile”.Infatti, l’avventura di essere cristiani è caratterizzata proprio dalla sfida di andare oltre se stessi e compiere, in Dio, opere che sono solo di Dio.

29 agosto 2018, 19:00