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Papa e vescovi del Cile Papa e vescovi del Cile   (Vatican Media)

Cile, abusi. Mons. Ramos: quello che sperimentiamo è molto doloroso

Piena assunzione di responsabilità dei vescovi cileni sui casi di abusi del clero nei confronti dei minori. Il segretario generale dell'episcopato, alla luce della Dichiarazione conclusiva della Plenaria di agosto, spiega le decisioni prese e la volontà di attuarle in tempi rapidi

Griselda Mutual e Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

Il 3 agosto scorso i Vescovi della Conferenza Episcopale Cilen, CECh, hanno reso pubblica una dichiarazione al termine della loro Assemblea Plenaria Straordinaria, nella quale hanno riconosciuto di essere venuti meno al loro dovere di pastori "non ascoltando, credendo, assistendo o accompagnando le vittime di gravi peccati e ingiustizie commesse da sacerdoti e religiosi". "A volte - hanno scritto i presuli - non reagiamo in tempo ai dolorosi abusi sessuali, all'abuso di potere e di autorità, e quindi chiediamo perdono prima di tutto alle vittime e ai sopravvissuti". Le decisioni prese e lo spirito con cui è stato affrontato il problema hanno colpito il Papa che li ha ringraziati in una Lettera datata 5 agosto e autografa. 

 

I giorni della Plenaria sono stati intensi e impegnativi spiega nell'intervista a Griselda Mutual, monsignor Fernando Ramos, segretario generale della CECh, ausiliare di Santiago e amministratore apostolico della diocesi di Rancagua. I lavori sono stati suddivisi in due fasi: l'una aperta ai soli vescovi e basata sullo scalpore suscitato dalla gravità dei casi di abusi su minori, riconducibili al clero; l'altra agli interventi anche di vicari pastorali diocesani e di laici collaboratori con cui prendere le decisioni e varare disposizioni nuove ee preventive. In particolare mons. Ramos si sofferma sullo studio dei tempi di prescrizione legale dei reati in modo che non permetta impunità dei responsabili  e sulla piena disponibilità della Chiesa a collaborare con la Procura della Repubblica sui casi pur non essendocene per legge la obbligatorietà. (Ascolta l'intervista a mons. Fernando Ramos sulla plenaria dei vescovi cileni)

R.- E’ stato un momento di molta riflessione, per guardare verso il futuro però prendendo sicuramente in considerazione la situazione del presente. Da questa prospettiva noi abbiamo preso diverse decisioni per affrontare e rispondere a questa situazione particolare che c’è nella Chiesa in Cile.

Tra le decisioni, la piena volontà di collaborare con il ministero pubblico nella consegna degli antecedenti sugli abusi sessuali. Quali sono i tempi riguardo a questo?

R. - Tramite un gruppo di giuristi cileni della conferenza episcopale sono stati organizzati diversi incontri per trovare un punto di incontro tra la Chiesa cattolica cilena e il ministero pubblico affinché si possa consegnare tutta l’informazione riguardante gli abusi sessuali sui minori in tempi opportuni e rapidi. Dobbiamo dire che la legislazione cilena non dà obbligatorietà all’autorità ecclesiastica di fare questa consegna di informazioni. Questo mostra il nostro impegno a collaborare in modo chiaro in queste indagini che sono così importanti.

Valorizzare la volontà di studiare i tempi di prescrizione legali dei diversi reati di abusi sessuali su minori: ad oggi quali sono i tempi?

R. - Il tempo di prescrizione per questi reati attualmente è di 5 anni. E’ così poco! Sappiamo che forse passano 5, 10, 15 anni fino al momento in cui una persona ritiene opportuno e possibile dichiarare che ha subito questi abusi. Per cui una prescrizione a 5 anni non serve e noi siamo d’accordo sull’allungamento di queste prescrizioni e arrivare magari alla imprescrittibilità.


Nelle dichiarazioni che avete firmato giovedì, manifestate vicinanza ai laici, ai religiosi, alle religiose, diaconi e sacerdoti, a tutti coloro che non hanno smesso di annunciare la loro fede in Cristo. Un messaggio per loro?

R. - Sono veramente tanti i sacerdoti, religiosi, religiose, laici e laiche che aiutano non soltanto aiutano ma che hanno consacrato la loro vita all’evangelizzazione del nostro Paese. La grande maggioranza di queste persone non ha niente a che vedere con i casi degli abusi sessuali però hanno subito anche la rabbia che giustamente tanta gente prova contro la Chiesa cattolica per questi fatti . Noi abbiamo voluto dare una parola di appoggio, di aiuto, di impulso, a quanto stanno vivendo in questo momento per aiutarli a rinnovare questo impegno a favore dell’evangelizzazione.


 

 

 

 

 

07 agosto 2018, 12:17