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Card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi Card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi  (Vatican Media)

Il card. Ouellet: Sant’Agostino esempio per i vescovi di oggi

A Pavia per celebrare il grande Padre della Chiesa, il porporato ha evidenziato i tratti del suo ministero episcopale che lo hanno reso un pastore esemplare

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

“Oggi, come al tempo di Sant’Agostino, non è per niente facile assumere e portare fino in fondo il peso delle responsabilità che l’esercizio del ministero episcopale comporta”: è quanto ha detto il card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, celebrando, ieri pomeriggio a Pavia, il solenne pontificale della memoria liturgica del vescovo di Ippona. Il porporato ha aggiunto che essere vescovo “significa seguire ogni giorno il Signore sulla via che conduce al Golgota per sperimentare la potenza della sua misericordia e la dolcezza del suo amore a favore dei fratelli che trovano alimento anche per mezzo dei loro pastori”.

I tratti del vescovo esemplare

“Uomo amabile, fortiter et suaviter, pacato, vicino alla gente, capace di sincera e profonda amicizia con tutti; padre, fratello ed amico dei suoi sacerdoti, in grado di portare il peso delle responsabilità insite nelle decisioni che solo lui deve prendere e di sopportare il peso della fragilità dei fratelli di fede uniti nella sua missione e dell’intero gregge affidato dal Signore alle sue cure pastorali”: questi i tratti che un vescovo deve avere, ha specificato il prefetto della Congregazione per i vescovi, rimarcando che proprio “la vita, la testimonianza e l’azione pastorale di Sant’Agostino, assieme a quella di molti Padri della Chiesa, hanno ispirato la figura del pastore esemplare” indicata dal Concilio Vaticano II. E con uno sguardo all’oggi, il porporato ha chiesto ai fedeli riuniti nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, dove dall’VIII secolo sono custodite le spoglie di Sant’Agostino”, di pregare il vescovo di Ippona per chiedere “la grazia di comprendere sempre più e meglio i fenomeni e i fermenti culturali di questo nostro tempo, le attese e le aspirazioni racchiuse nel cuore degli uomini e delle donne di oggi, senza preclusioni, per poter annunciare con il suo stesso vigore e coraggio il Vangelo della gioia”. 

La straordinaria personalità del vescovo di Ippona

Nella sua omelia il card. Ouellet, parlando del ministero episcopale di Agostino e del suo stile di vita, ha evidenziato che “è stato un grande vescovo perché fu, anzitutto, un autentico cristiano”. “Il rispetto e l’amore per i fratelli, in nome di Cristo, era per lui di fondamentale importanza per la sua crescita spirituale come cristiano e come vescovo – ha sottolineato –. La porta della sua casa era aperta a tutti e la sua mensa accoglieva ogni sorta di persona … I poveri li chiamava ‘nostri compagni nella povertà’ e nell’anniversario della sua consacrazione episcopale li invitava a tavola”.

Descrivendo poi la “straordinaria personalità” e il “carisma” del grande vescovo, in cui “spicca … la virtù dell’umiltà, malgrado la consapevolezza dei suoi superiori ed apprezzati talenti”, il porporato ha evidenziato le rinunce di Agostino per amore della Chiesa: “Dovette sacrificare il suo desiderio di dedicarsi alla vita contemplativa a favore del governo pastorale del suo gregge … approfondendo con particolare acume le problematiche del suo tempo, lasciando in tal modo una colossale eredità che ha forgiato l’identità della Chiesa latina”. “Vescovo vicino al suo popolo”, “esigente per la disciplina del clero, severo e misericordioso”, “consapevole che chi presiede una comunità deve per prima cosa sapere che è il servitore di tutti e non deve ritenere l’essere servo di tutti inferiore alla sua dignità”: questo il profilo del vescovo di Ippona che “viveva un’autentica fraternità affettiva” con gli altri confratelli vescovi dell’Africa.

I suoi scritti ispirati dai bisogni del popolo

Autore di innumerevoli opere, scriveva perché ispirato dai “bisogni” e dalla “cura del popolo cristiano”, ha spiegato il prefetto della Congregazione per i vescovi che ha inoltre evidenziato quanto Agostino fosse sempre pronto a rispondere a quanti gli indirizzavano lettere, a trattare “oralmente o per iscritto … i problemi del tempo” e ad “affrontare tematiche teologiche che ritroviamo esposte nei suoi scritti, fonte di ispirazione e di studio per i teologi di tutti i tempi”, “dal suo scrittoio, dal suo tavolo di lavoro e dalla sua modesta cattedrale, ha irradiato il suo illuminante e straordinario pensiero sino ai confini del mondo di allora e del nostro tempo”.

29 agosto 2018, 12:31