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Nicaragua: il card. Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua accompagnato dal nunzio Stanislaw Waldemar Nicaragua: il card. Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua accompagnato dal nunzio Stanislaw Waldemar  (AFP or licensors)

Nicaragua: vescovo scampato ad un agguato

A Managua mons. Abelardo Mata, vescovo di Estelì, coinvolto ieri sera in un attacco delle forze paramilitari. Ora è fuori pericolo. Il cardinale Brenes ha denunciato oggi l'ingresso di alcuni paramilitari in una chiesa parrocchiale a Masaya

Andrea Gangi - Città del Vaticano

Il presule viaggiava su una camionetta insieme all’autista. L’assalto è avvenuto nei pressi di Nindirì, vicino alla capitale Managua, e si è consumato in una sparatoria che ha crivellato di colpi gran parte della vettura. Fortunatamente, autista e vescovo sono rimasti illesi.

Il vescovo Mata

Ex vice presidente della conferenza episcopale, Abelardo Mata, 72 anni, è uno dei vescovi più critici del governo sandinista del Presidente Daniel Ortega. I suoi giudizi sono sempre stati chiari nei confronti di Ortega: Mata si è sempre battuto per la difesa della popolazione. Nonostante la critica verso Ortega, il vescovo è uno dei componenti della Commissione di vescovi incaricata di favorire il dialogo tra l'opposizione e il governo sandinista.

Fuori pericolo

"Ho potuto parlare con mons. Juan Abelardo Mata e, dopo l'incidente di Nindiri, finalmente è fuori pericolo, grazie a Dio", così ha twittato il vescovo ausiliare di Managua, mons. Silvio Baez. Dalle immagini diffuse dalla televisione, emerge lo stato della camionetta, crivellata, con i finestrini rotti e le ruote rese inutilizzabili.

La tensione continua

"È triste che questo evento si sia verificato, è una grave mancanza di rispetto che sta avvenendo, è deplorevole e spero che tutto questo possa essere fermato, perché non è possibile che questa situazione continui ", ha detto il card. Brenes arcivescovo di Managua, a proposito dell’attentato, che giunge in un momento in cui la tensione nel Paese rimane altissima.
Le proteste e gli scontri continuano a dilagare. Dal 18 aprile, giorno in cui è iniziata la rivolta a seguito della riforma dell’Inss, l’Istituto Nicaraguense di Sicurezza Nazionale, i morti sono stati almeno 178 e i feriti più di 1000.

La chiesa sostiene il dialogo

Mentre le violenze e i disordini continuano, la Chiesa si sforza di sostenere il dialogo con il governo, nonostante quest’ultimo si rifiuti di scendere al compromesso. “È nostro dovere informare la nazione che durante questi mesi abbiamo assistito alla mancanza di volontà politica del governo di dialogare sinceramente e di cercare processi reali che ci portano verso una democrazia” così si legge nel documento pubblicato sabato 14 luglio dalla Conferenza episcopale del Nicaragua.

Irruzione in una chiesa

Il cardinale nicaraguense Leopoldo José Brenes ha denunciato oggi l'ingresso di alcuni paramilitari in una chiesa parrocchiale a Masaya, nel municipio di Catarina, nel sud est del Paese. Fortunatamente non ci sono stati morti nè feriti. Il card. Brenes ha reiterato il suo appello al governo e ai capi di polizia affinchè fermino gli attacchi contro la popolazione. Inoltre, ha chiesto il rispetto verso le chiese parrocchiali.

I piani dell’Osa

Domani, l’Organizzazione degli Stati Americani (Osa), terrà una sessione straordinaria per trattare la crisi sociopolitica che il Paese sta vivendo. Il direttore della sezione delle Americhe della Human Right Watch, J. M. Vivanco, ha espresso ottimismo riguardo alla proposta di risoluzione presentata dall’Osa sui diritti umani, risoluzione che potrebbe influire positivamente sulla situazione politica. Vivanco si dimostra fiducioso nonostante i morti di questi giorni e l’attacco alla chiesa della Divina Misericordia, dove si erano rifugiati 200 studenti dell’università, due dei quali sono morti in circostanze da chiarire.

 

16 luglio 2018, 12:35