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Nicaragua: la Chiesa risponde con la preghiera agli insulti del regime

Dalle Chiese di tutto il mondo vicinanza e solidarietà alla comunità cattolica e al popolo del Nicaragua. Il presidente Daniel Ortega ha accusato i vescovi di “manovre golpiste contro il governo” e li ha definiti “satanisti”

Amedeo Lomonaco - Città del Vaticano

E’ la preghiera la vera speranza per il Nicaragua. Il Paese, scosso dalla sanguinosa campagna di repressione condotta dal governo per arginare le proteste, vive ore drammatiche. E’ un tempo doloroso in cui la vicinanza e la solidarietà delle Chiese dell’America Latina e del mondo intero ricordano al popolo del Nicaragua che non è solo.

Dal governo nicaraguense accuse contro la Chiesa

La situazione, in Nicaragua, è drammatica. Al bilancio, ancora provvisorio, di oltre 360 morti si aggiungono la sistematica erosione dei diritti umani e anche attacchi contro la Chiesa. Partecipando alle celebrazioni per il 39.mo anniversario della rivoluzione sandinista, il presidente nicaraguense Daniel Ortega ha accusato i vescovi di “manovre golpiste contro il governo” e li ha definiti “satanisti”. Anche su internet non mancano attacchi contro la Chiesa. In filmati diffusi sui social network si vedono, in particolare, paramilitari e agenti di polizia che diffamano sacerdoti e presuli.

Giornate di digiuno e preghiera

Di fronte a questa drammatica e dolorosa crisi sociale e politica, le speranze sono affidate alla preghiera. Dopo la Giornata di digiuno proclamata ieri dalla Chiesa del Nicaragua, si vivrà domani un altra intensa pagina di “vicinanza e solidarietà” al popolo nicaraguense. Si tratta della Giornata di preghiera per il Nicaragua, promossa dal Consiglio episcopale latinoamericano (Celam). A livello internazionale, sono diverse le Conferenze episcopali hanno organizzato momenti di preghiera.

Dialogo e speranza

Carlos Espinoza, redattore dell’Agenzia Fides, sottolinea al microfono di Federico Piana di Radio Vaticana Italia che la Chiesa risponde agli attacchi con la preghiera. E’ questa una risposta – aggiunge - che il governo nicaraguense non capisce ma che invece comprende il popolo del Nicaragua, dove la fede cattolica ha radici solide e profonde. La crisi, prima di essere politica, è sociale. La soluzione, come ha più volte ribadito la Chiesa, è legata al dialogo. Una delle condizioni indicate durante il tavolo negoziale è la via delle elezioni anticipate ma il governo – ha ricordato Carlos Espinoza - ha sempre respinto questa richiesta. La Chiesa ha partecipato al dialogo, poi interrotto, con il ruolo di “mediatrice e testimone”. Ora, sperando che si possa riaprire il canale del dialogo, si vive un tempo segnato dal dolore ma non disgiunto dalla speranza. (Sulla crisi in Nicaragua ascolta l'intervista a Carlos Espinoza)

21 luglio 2018, 13:48