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Santa Rosalia. Mons. Lorefice: no alla cultura dell’illegalità

Nel giorno della festa della patrona di Palermo, Santa Rosalia, mons. Corrado Lorefice, esorta, nel suo tradizionale discorso alla città, a rifiutare la cultura dell’illegalità e invita a guardare all’esempio di San Francesco per recuperare la fraternità e guardare ai migranti come persone bisognose d’aiuto

Tiziana Campisi - Città del Vaticano

“Non lasciamo in mano a nessuno il nostro destino, non lasciamoci manipolare, prendiamo in mano la nostra vita, la vita e il futuro della nostra città”: con queste parole ieri l’arcivescovo mons. Corrado Lorefice, si è rivolto ai palermitani al termine della processione dell’urna delle reliquie di Santa Rosalia, a ricordo del miracolo della liberazione di Palermo dalla peste, nel XVII secolo, per intercessione della “santuzza”. Nel suo discorso alla città il presule ha sottolineato che la malavita e la mentalità mafiosa ancora oggi “inquina la vita sociale" ma che non bisogna avere paura, anzi, che è necessario riconoscere “chi punta a cavalcarla questa paura, ad approfittarne per il suo misero successo personale. E sono tanti! Pronti a fare dei reali bisogni della nostra terra un uso interessato, ideologico, al fine di creare il nemico da combattere, al fine di condurre battaglie inesistenti per ergersi a capi e a paladini”.

Il messaggio di don Puglisi “è tempo di rimboccarsi le maniche”

Mons. Lorefice ha esortato a reagire ricordando il messaggio di don Pino Puglisi, ribadendo che “è tempo di rimboccarsi le maniche, di passare ‘dalle parole ai fatti’, di fare una proposta diversa rispetto alla ‘cultura dell’illegalità’ promossa dai mafiosi, di adottare un nuovo ‘stile di vita’”. E rivolgendosi ai giovani il presule ha aggiunto: “Ad aiutarvi nella verità non è il politico che vi promette favori" o "il potente che vi chiede in contraccambio il sacrificio della vostra libertà, non è chi vi dice che risolverà in modo semplicistico e sommario i vostri problemi! Ad aiutarvi – ha specificato – è chiunque vi ricordi la bellezza di essere giovani, chiunque abbia rispetto e fiducia in voi, chiunque sia disposto a fare un passo indietro per cedervi strada… A darvi una mano sono coloro che vi dicono che un mondo diverso è possibile”.

Palermo sia capitale della cultura antimafia

A tutti i cittadini poi l’arcivescovo ha lanciato un appello: “Alziamoci in piedi! Non restiamo curvi, perché la nostra terra avrà un futuro se avremo la pazienza, il coraggio, la forza di costruirlo assieme. Questo deve significare ‘Palermo capitale della cultura’. Dobbiamo essere il baluardo della cultura, della nostra grande tradizione, contro l’anti-cultura della mafia”. Per il presule occorrono in tal senso “nuovi spazi di cura della polis, oltrepassando le secche dell’individualismo e della sfiducia” e occorre uscire dall’isolamento “rompere l’isolamento, ascoltare il grido, raccontare il dolore, la fatica di vivere, e darle senso”. E invece, ha aggiunto mons. Lorefice, “oggi a questo compito spesso veniamo meno: viene meno la politica, che usa il disagio e non se ne fa carico; viene meno la Chiesa, quando riduce la fede ad una devozione individuale, che non investe tutta la vita e non si fa fonte di autentica comunità”.

L’esempio di San Francesco per guardare il prossimo come un fratello

Per l’arcivescovo di Palermo occorre recuperare la fraternità e l’esempio di San Francesco d’Assisi, “non per nulla l’attuale vescovo di Roma, il Santo Padre Francesco, ha scelto questo nome come programma del suo Pontificato. E a lui va il nostro pensiero grato e affettuoso per la visita a cui vogliamo prepararci con un ‘salto’ di fraternità e di attenzione ai poveri, ai fratelli ‘minori’, a tutti i bambini”. E ampliando lo sguardo sull’Europa, il presule ha affermato che la Chiesa non può tacere quando non c’è attenzione per i poveri e per i derelitti.

Offrire speranza ai migranti dall’Africa

Infine mons. Lorefice ha esortato ad offrire speranza ai migranti che giungono dall’Africa, a non fermare “le navi dei poveri”, a non chiudere i porti. “Una nuova epocale trasmigrazione dei popoli sta accadendo davanti ai nostri occhi - ha rimarcato - e abbiamo bisogno di chiarezza e di umiltà per capire quale società vogliamo costruire, quale risposta intendiamo dare ai segni dei tempi”. Per l’arcivescovo di Palermo “non è questione di accoglienza … ma di essere giusti", "di rispettare e, se necessario, ripensare il diritto dei popoli” e occorre puntare verso “una civiltà dove nessun bambino venga educato a vedere nel diverso un nemico, una civiltà dove i governanti abbiano la passione per gli ultimi e per il rispetto della vita, di ogni vita”.

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16 luglio 2018, 18:03