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Vatican News
Messa dei vescovi Usa alla barriera di separazione Usa-Messico Messa dei vescovi Usa alla barriera di separazione Usa-Messico  (AFP or licensors)

Vescovi Usa: delegazione al confine con il Messico per i migranti

È iniziato all’insegna delle politiche migratorie e del ruolo dei cristiani e dei vescovi in questo particolare momento storico per gli Usa il primo giorno della sessione di primavera della Conferenza episcopale statunitense che si sta tenendo in Florida

Aprendo i lavori, il cardinale presidente, Daniel DiNardo, ha dichiarato “immorale la decisione di separare i bambini dalle madri” al confine tra Messico e Stati Uniti e ha apertamente contestato la decisione della Procura generale di annullare la sentenza di un tribunale dell’immigrazione che aveva concesso asilo politico a una donna salvadoregna vittima di violenze domestiche.

No alla separazione delle famiglie

Il porporato, insieme a mons. Joe Vásquez, presidente della Commissione per le migrazioni, ha condannato risolutamente “il continuo uso della separazione familiare al confine tra Stati Uniti e Messico come attuazione della politica di tolleranza zero” stabilita dall’amministrazione Trump. Il card. DiNardo ha poi ricordato che leggi vigenti nel Paese devono “garantire che i bambini non siano separati dai loro genitori e esposti a danni e traumi irreparabili”.

Proteggere i confini è importante, ma non sacrificare unità familiare

L’unità familiare non può essere sacrificata sull’altare della protezione interna, ha aggiunto: “Mentre proteggere i nostri confini è importante, possiamo e dobbiamo fare meglio come governo, e come società, per trovare altri modi per garantire tale sicurezza. Separare i bambini dalle loro madri non è la risposta”. Il presidente dei vescovi ha, inoltre, dichiarato con preoccupazione che “l’asilo è uno strumento che preserva il diritto alla vita”: la decisione della Procura rischia di colpire proprio le donne più vulnerabili, che in questo modo “dovranno tornare ed esporsi a pericoli estremi per la loro sopravvivenza e protezione”.

Allarme “cardiosclerosi”

Dal suo canto, il card. Joseph W. Tobin della diocesi Newark, in New Jersey, ha dichiarato che “osservando la nuova politica attuata ai confini assistiamo ad una cardiosclerosi, ad un indurimento del cuore americano e ad un pressante invito ad indurire ulteriormente i nostri cuori”. Per questo, il porporato ha suggerito all’Assemblea di inviare una delegazione di vescovi al confine “per ispezionare le strutture di detenzione dove vengono tenuti i bambini, come segno della nostra preoccupazione pastorale e della nostra protesta”.

Occorre riforma globale su immigrazione e dreamers

La proposta ha ricevuto il plauso di numerosi vescovi che hanno ribadito la necessità di coinvolgere maggiormente i membri del Congresso nello stilare una riforma globale sull’immigrazione e sui cosiddetti “dreamers”, gli 800mila giovani adulti che sono stati portati negli Stati Uniti da bambini e che vivono da mesi in un limbo, in attesa che una norma restituisca a loro uno status di residenza legale.

Cura pastorale per funzionari obiettori di coscienza

Il vescovo John E. Stowe di Lexington, in Kentucky, ha chiesto impegno nella speciale cura pastorale dei funzionari dell’immigrazione, alcuni dei quali hanno espresso la loro obiezione di coscienza di fronte all’attuazione “di politiche ingiuste”. Dal suo canto, il cardinale di Boston, Sean O’Malley, pur consapevole che il processo di governo delle migrazioni è complesso e impegnativo ha ricordato che il cuore di queste politiche sono “le persone, giovani e anziani, da soli o in famiglia, spesso spaventati e abbandonati”. “La politica dell’immigrazione – ha aggiunto - è una questione morale che non può essere separata dalle decisioni di ciò che è giusto e sbagliato, perché riguarda il rispetto e la dignità della persona umana”.

Politica ostile

Il card. O’Malley ha poi spiegato che, nonostante la sfida migratoria sia crescente, “il nostro governo ha stabilito una politica praticamente ostile ai bambini e alle famiglie in fuga dalla violenza documentata, dalle bande di malviventi e dalla povertà” che affliggono soprattutto l’America centrale. Per rafforzare la sua dichiarazione, il porporato elencato le decisioni dell’amministrazione statunitense: limitare il numero di rifugiati e immigrati da accogliere; porre fine allo stato di protezione temporanea per le famiglie che sono negli Usa e rifiutare il ripristino del “Daca”, il programma di protezione di coloro che sono arrivati bambini negli Usa al seguito di genitori entrati illegalmente.

Bambini non siano pedine

L’ultimo tentativo messo in atto, cioè separare i figli dai genitori per scoraggiare gli ingressi dal confine meridionale degli Usa, è stato considerato dal card. O’Malley “un punto critico” perché “i bambini vengono usati come pedine o deterrente contro gli immigrati e per scoraggiarli si taglia il più sacro vincolo umano: quello che lega genitore e figlio. Questo è un fatto moralmente inaccettabile”.

Rispettare la legge non vuol dire tacere

L’arcivescovo di Boston ha concluso dicendo: “Come vescovo cattolico, sostengo l’autorità politica e legale del Paese e ho sempre insegnato il rispetto per la legge civile e continuerò a farlo, ma non posso tacere quando la politica migratoria distrugge le famiglie, traumatizza i genitori e terrorizza i bambini. Questa politica va fermata”. (Agenzia Sir)
 

14 giugno 2018, 14:25