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Sintesi delle Linee guida "Camminare con Cristo - sulle orme dell'unità"

La strada verso la comunione da parte del coniuge non cattolico passa per un dialogo pastorale e per il discernimento: così la Conferenza episcopale tedesca che ha pubblicato questa mattina le linee guida del documento "Camminare con Cristo - sulle orme dell'unità. Matrimoni interconfessionali e partecipazione comune all'Eucarestia" che Papa Francesco ha approvato come documento di studio, in un colloquio dell’11 giugno con il card. Marx

Bernd Hagenkord – Città del Vaticano

“Visto che un’ammissione generica da parte non cattolica in un matrimonio interconfessionale alla piena partecipazione alla celebrazione eucaristica cattolica non è possibile, si richiede una decisione personale presa in coscienza che le persone devono raggiungere dopo matura riflessione e in un colloquio con il parroco o un’altra persona incaricata della cura pastorale”. Questo è il centro delle linee guida che i vescovi avevano discusso a febbraio e votato dai tre quarti dell'episcopato.

Il secondo pilastro del documento è questo: “Dato che ricevere la comunione non è mai un evento semplicemente individuale ma viene sempre a toccare la comunità ecclesiale, la decisione personale richiede un forte coinvolgimento [una forte integrazione] nella vita della Chiesa”. Per questo, la strada verso un eventuale ricevimento della comunione passa per il colloquio pastorale, nel quale sarà possibile trovare una “buona soluzione per ciascun singolo caso”.

Nella premessa delle linee guida, che sono pubblicate sul sito della Conferenza episcopale tedesca, si sottolinea che si tratta di un problema pastorale scottante. I vescovi citano Papa Francesco nel suo discorso in occasione della commemorazione della Riforma a Lund: “Molti membri delle nostre comunità aspirano a ricevere l’Eucaristia ad un’unica mensa, come concreta espressione della piena unità” (Dichiarazione congiunta, Lund, 31 ottobre 2016). Oltre il 40% dei matrimoni religiosi celebrati in Germania sono interconfessionali: per questo i vescovi si sentono responsabili nei loro riguardi.

La dichiarazione sottolinea che secondo il Diritto canonico è possibile ricevere i sacramenti della penitenza, dell’eucaristia e dell’unzione degli infermi anche da non cattolici. I  matrimoni interconfessionali sono graditi, inoltre, “in considerazione dei loro fondamenti comuni nel battesimo, nella fede e del loro significato ecumenico”, ricordano i vescovi, richiamandosi a Giovanni Paolo II. Ciò nonostante, il ricevimento della comunione da parte del partner non cattolico rimane un’eccezione. Il Diritto canonico parla di una situazione d’emergenza che deve presentarsi affinché si renda possibile dare la comunione alla parte non cattolica della coppia. E così i vescovi descrivono la “situazione d’emergenza”: “E’ una grande pena quando la fede, che ha indotto un uomo e una donna a donarsi vicendevolmente nel sacramento del matrimonio, porta al desiderio di ricevere la comunione insieme senza che però si apra una strada affinché si possa corrispondere a questo desiderio con la benedizione della Chiesa”. Se non si riesce a far fronte a questa “situazione spiritualmente pesante”, questo rischia addirittura di mettere in pericolo proprio quel matrimonio che si fonda sull’amore di Cristo per la Chiesa (cfr. Ef 5, 32). Dare questo aiuto è un servizio pastorale che rafforza l’unione del matrimonio e contribuisce alla salvezza dell’uomo”.

Nelle loro motivazioni, i vescovi fanno riferimento alla percezione della divisione da parte dei coniugi: “E’ un dolore profondo quando in una coppia interconfessionale la non-partecipazione all’Eucaristia da parte del marito o della moglie protestanti viene percepita come un’esclusione. In questo modo, si ferisce anche il rapporto della coppia nei riguardi della Chiesa”.

In particolare, i vescovi si riferiscono anche all’“Amoris laetitia” che apre “a un approccio pastorale anche sulla questione della comunione”. La “Amoris laetitia” infatti afferma che, in vista delle “innumerevoli diversità di situazioni concrete” non è utile una “regolamentazione giuridica di tipo canonico” quanto piuttosto debba essere espresso “un nuovo incoraggiamento” nei riguardi di “un discernimento responsabile, personale e pastorale, dei singoli casi”. Il supporto pastorale, però – rilevano i vescovi – richiede anche una formazione e un aggiornamento spirituale dei pastori.

Nei casi concreti, l’“Amoris laetitia” rimanda al discernimento come mezzo, pur ricordando di considerare ogni circostanza. I vescovi sottolineano che contano molto su una “decisione secondo coscienza” da parte dei coniugi, ai quali “sta a cuore la comune fede viva e l’educazione religiosa dei figli”. L’intenzione è quella di fortificare la famiglia cristiana proprio in considerazione del fatto che le famiglie sono “chiese domestiche”.

“Invitiamo tutte le coppie interconfessionali – affermano i vescovi tedeschi - a ricercare un dialogo con il loro parroco o con altra persona incaricata della cura pastorale per arrivare a prendere una decisione che rispetti la propria coscienza e salvaguardi l’unità della Chiesa”. Questo invito è rivolto a tutti: a chi finora non ha ricevuto la comunione ed a coloro che lo fanno già da molto tempo. “Devono sapere che sono invitati a seguire la loro decisione presa secondo coscienza alla quale sono giunti in un dialogo pastorale. Per noi è importante servire, con queste linee guida, la libertà di coscienza, la responsabilità della fede e la pace nella Chiesa”.

27 giugno 2018, 15:21