Versione Beta

Cerca

Vatican News

È Beata Madre Carmen Rendiles, assetata di santità

La cerimonia a Caracas, in Venezuela, dove dal 1965 opera la Congregazione delle Serve di Gesù, separata dal ramo francese che si stava trasformando in istituto secolare. Per il Santo Padre, il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi

Roberta Barbi – Città del Vaticano

Era la fede solida e incrollabile che avvertiva dentro di sé sin da bambina, l’instancabile guida della vita di Madre Carmen Rendíles Martínez, che l’ha condotta fino alla celebrazione di oggi nella sua terra natale, il Venezuela, che festeggia così la sua terza beatificazione. Dio abitava in lei e lei obbediva alla Sua volontà con amore e libertà, la stessa con cui decise, fin dalla più tenera età, di diventare santa, impegnandosi a fondo e lottando nel corso di tutta la vita per esserlo davvero. Lo ricorda anche il cardinale Amato: “Con la sua beatificazione Madre Carmen Rendíles impreziosisce questa ricca collana della santità venezuelana – afferma – in tutta la sua vita ha amato e onorato la sua vocazione e ha mantenuto fede al proposito di diventare Santa. Ripeteva spesso: ‘Voglio essere santa. Voglio dire come San Paolo: non vivo più io, ma è Cristo che vive in me’”. (Ascolta l'intervista al cardinale Angelo Amato).

La santità è per tutti, anche per te!

Non occorre per forza compiere gesti straordinari per diventare santi: Madre Maria del Monte Carmelo – questo il suo nome dopo i voti perpetui pronunciati nel 1932 - lo aveva già capito e perciò la sua vita divenne un esempio di quella santità della quotidianità a cui la Chiesa ufficialmente arriverà solo qualche anno dopo. La sua importantissima testimonianza si può riassumere in tre parole: consacrazione, comunione e missione. Molto presto si sentì chiamata dal Signore a dare il proprio contributo per la costruzione del Regno e quale modo migliore che ricondurre a Lui non solo il proprio ma molti altri cuori? Questo l’invito di madre Carmen che per prima pronunciò il suo sì – esattamente come Maria – sperimentando una sete insaziabile di Cristo e anelando alla perfezione, che interpretava come una speciale identificazione con Lui che raggiunse abbracciando la verginità, imitandone la povertà ed esercitando l’obbedienza filiale. Per quanto riguarda la dimensione della comunione, Madre Carmen aveva una predilezione per i poveri, gli ammalati e i sacerdoti, nei quali non aveva difficoltà a scorgere il volto di Cristo. Nella vita in fraternità che conduceva con le sue consorelle, così come nella preghiera per le vocazioni e per la missione sacerdotale, rivedeva il Mistero della Trinità e l’intera vita della Chiesa. Quanto alla missione, ancora prima di agire, l’apostolato era per lei rispondere alla volontà salvifica del Signore.

L’infanzia e la disabilità: scrigno di una fede fortissima

Il segreto di una fede così forte e di una vita così “toccata” da Dio non poteva che essere custodito lontano nel tempo, nella sua infanzia. Proveniva da una famiglia numerosa, Carmen, di quelle in cui il Signore è messo al centro con naturalezza: a ogni pasto si benediceva la tavola, la sera si recitava insieme il Rosario, la domenica si andava a Messa e si prendeva parte all’Eucaristia. Eppure l’infanzia non le risparmiò prove dolorose: durante questa delicata fase perse un fratello e l’amatissimo papà. Inoltre era nata priva del braccio sinistro, malformazione che se le dette qualche problema per l’ingresso in una Congregazione religiosa, non le impedì di seguire la sua passione per l’arte e il disegno, ai quali rinunciò solo per la sua vocazione più vera. È curioso, infine, che il miracolo riconosciuto per la sua beatificazione sia stato proprio la guarigione del braccio malato di una dottoressa che durante un intervento aveva ricevuto una scarica elettrica troppo potente.   

Adorazione eucaristica e sofferenza la sua linfa vitale

In effetti, anche da religiosa, furono l’Adorazione eucaristica e la sofferenza le esperienze che più la avvicinarono a Dio. La prima, ad esempio, per lei non era vissuta come una semplice pratica pia, ma era una celebrazione continua della propria consacrazione. Tutta la propria vita l’aveva messa nelle mani del Signore, affinché Lui ne facesse quello che riteneva giusto, così anche i successi, i risultati raggiunti, non erano per lei un traguardo personale, ma solo un manifestarsi della Sua volontà sulla Terra. Il servizio, dunque, non era solo pratica e azione, ma anche contemplazione e preghiera, che fece guadagnare per sua intercessione non pochi sacerdoti alla Chiesa.  “Confidando in Dio ella apriva il suo cuore a tutti, anzitutto ai poveri – è la testimonianza del porporato – anche i sacerdoti erano oggetto della sua devozione e delle sue cure e per molti ella divenne saggia e materna consigliera. Verso le sue figlie spirituali era buona e caritatevole. Con le ammalate era particolarmente sollecita nel visitarle, sostenerle, servirle e aiutarle in ogni modo. Aveva poi un tratto particolare, fatto di delicatezza, di rispetto e di perdono, verso tutti coloro che la facevano soffrire”.

Un carisma speciale da difendere a ogni costo

La missione di Madre Carmen si orientò sempre al culto del Santissimo Sacramento e all’aiuto all’apostolato dei sacerdoti attraverso la preghiera e la collaborazione con loro. Fu proprio per preservare questo carisma originale che nel 1965, da responsabile delle province di Venezuela e Colombia delle Suore Ancelle di Gesù del Santissimo Sacramento, chiese la separazione dal ramo francese, facendo chiamare la propria neonata Congregazione Serve di Gesù di Caracas. Preservare lo spirito fondazionale era per lei compiere la volontà di Dio e questa sua fermezza la rese ogni giorno di più una vittima unita a quella nel Tabernacolo: la presenza di Gesù Eucaristia era per lei la forza dalla quale attingeva quotidianamente e il suo lavoro principale fu sempre scolpire Dio Sacramento nella propria e nelle anime altrui. Un’innovativa via da seguire per raggiungere la santità: questa la principale eredità che la nuova Beata lascia al mondo e alle sue figlie, come testimoniano i suoi scritti, che ci racconta il cardinale Amato: “Nell’ultima circolare invita le consorelle a pregare per il ritorno dei peccatori alla Mensa Eucaristica – ha confermato – un testamento spirituale che è anche un invito rivolto a tutti, sacerdoti, consacrati e laici, a fare un salto di qualità nella nostra vita cristiana e a dare un impulso di santità alla nostra esistenza quotidiana”. 

 

16 giugno 2018, 16:05