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Diritti dei minori, la scuola non è ancora per tutti

Seminario internazionale a Roma dei Fratelli Lasalliani su “Diritti, cittadinanza e scuola”. Fratel Muñoz: in Europa ci sono ancora bambini che non frequentano, che sono fuori dal sistema. Aula, segretario Bice: tante lacune nell’insegnamento secondario, eppure l’adolescenza è la fascia più a rischio. Mercoledì i partecipanti in udienza dal Papa

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Un seminario internazionale ad alto livello, con ospiti da tutto il mondo, per rispondere alla necessità di tutelare e difendere i diritti dei bambini e dei giovani e a quella di costruire una nuova cittadinanza capace di rendere possibile la pace e la giustizia per tutti. Lo organizzano a Roma, presso la loro casa generalizia, i Fratelli delle Scuole Cristiane, conosciuti come Lasalliani, dal 21 al 25 maggio. Esperti del mondo lasalliano, religiosi e lanci, e da organizzazioni votate alla promozione dei diritti dei più piccoli, si confrontano in via Aurelia 476 sui cambiamenti che la scuola sta vivendo in questo XXI secolo, con particolare attenzione al benessere e alla salvaguardia dei diritti del minore.

Gli educatori cattolici per una cittadinanza nuova

Fratel Diego Muñoz, responsabile del servizio di ricerca e risorse lasalliane, che promuove il seminario, ci spiega che “per noi Lasalliani che lavoriamo nell’educazione è molto importante fare questa riflessione sui diritti, la costruzione della cittadinanza e il ruolo di tutti gli educatori, soprattutto noi educatori cattolici, che abbiamo una responsabilità per costruire una cittadinanza nuova per questo secolo con tanti problemi”.

Serve più impegno per garantire l’insegnamento secondario

Tra i relatori anche Alessandra Aula, segretario generale dell’ Ufficio Internazionale Cattolico per l’Infanzia (Bice), che conferma che in questi trent’anni, dalla dichiarazione dei diritti dell’infanzia del 1989 “ci sono stati dei progressi, soprattutto per quello che riguarda la scuola elementare, che è stata resa obbligatoria, gratuita in molti Stati, quindi con un attenzione che i bambini vadano a scuola e ci sia un’ insegnamento per quanto possibile di qualità”. Dove ci sono ancora parecchie lacune, lamenta Aula, è nell’insegnamento secondario,  “e questa è una preoccupazione che come Ufficio Internazionale Cattolico per l’Infanzia portiamo avanti, perché oltretutto la fascia dell’adolescenza è una fascia d’età a rischio, più sensibile, e quindi il fatto che anche da parte degli Stati ci sia un impegno minore in termini anche di risorse per garantire l’accesso all’educazione, impatta molto sullo sviluppo integrale degli adolescenti”.

I rischio che tanti restino fuori dal sistema

Abbiamo dei paesi dove i diritti sono presenti e gli Stati fanno un lavoro di accompagnamento agli educatori – aggiunge fratel Muñoz - però in generale la situazione è molto difficile. Anche in Europa, sappiamo che non tutti i bambini hanno la possibilità di andare a scuola, e questa è una nostra preoccupazione, perché ci sono tanti fuori dal sistema!”. Ci sono tanti problemi nella società, “famiglie, scuole senza risorse economiche e senza insegnanti con una preparazione adeguata per fare questo lavoro” lamenta ancora fratel Muñoz. “Il mondo politico ha responsabilità, però anche quello educativo: tanti insegnanti che possono fare una leadership nuova nella società, e noi dobbiamo incoraggiare gli educatori per dire una parola forte alla società. Non possiamo essere insensibili davanti a quello che succede”.

Attenzione ai minori migranti, rifugiati e bambine abusate

“I fratelli Lasalliani stanno già facendo moltissimo – conferma Alessandra Aula del Bice - perché come congregazione sono in tutto il mondo, anche in zone remote dove per lo Stato è anche più difficile intervenire. Sono proprio alle frontiere”. Anche il Bice cerca “di sostenere il diritto all’educazione per i bambini in situazioni più difficili, di maggiore vulnerabilità: bambini migranti, rifugiati, implicati in conflitti armati e anche delle bambine, che spesso sono escluse dal sistema educativo o quando vi fanno parte sono sovente vittime di violenza”. Il Bice, insieme a congregazioni come i Lasalliani è impegnato a portare queste istanze a livello internazionale, delle Nazioni Unite e dell’Unesco, e “a dare una visibilità internazionale a quello che si fa sul terreno”.

Le buone pratiche del progetto educativo lasalliano

Nelle giornate di seminario si susseguiranno gli interventi dei diversi rappresentanti del progetto educativo lasalliano, che conta più di novantamila educatori in tutto il mondo, per più di un milione di allievi nei cinque continenti. Verranno condivise esperienze e buone pratiche tra membri e collaboratori dell’Istituto, per riflettere su nuove prospettive, audaci e innovatrici, che incidano sui processi pedagogici e le azioni educative che i Lasalliani sviluppano attraverso una rete internazionale presente in 79 paesi. I centri educativi dell’Istituto lasalliano includono tutti i livelli: educazione infantile e primaria, scuole medie, superiori, formazioni professionali ed universitarie. La congregazione sostiene oggi più di 1.080 centri educativi in 79 Paesi, di cui 300 non formali, per bambini, giovani e adulti che vivono in aeree di degrado sociale. Mercoledì 23 maggio i partecipanti al seminario sono in Piazza San Pietro per partecipare all’udienza generale di Papa Francesco.

22 maggio 2018, 17:03