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Mons. Giuseppe Petrocchi – Arcivescovo de L’Aquila Mons. Giuseppe Petrocchi – Arcivescovo de L’Aquila 

Mons. Petrocchi: porpora segno d'amore alla gente colpita da terremoto

Mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo del L'Aquila, sarà creato cardinale nel Concistoro di fine giugno. Nell'intervista esprime il desiderio di offrire questo servizio con "il cuore di Papa Francesco", con l'orizzonte di una Chiesa missionaria e che raggiunge le periferie

Debora Donnini-Città del Vaticano

Non se lo aspettava di essere creato cardinale mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo de L'Aquila, che ha quindi accolto come "una sorpresa in nessun modo prevista" la notizia arrivata domenica scorsa: il 29 giugno il Papa terrà un Concistoro per la creazione di 14 nuovi cardinali. Tra loro, appunto, anche mons. Petrocchi che in qualche modo vede in questa porpora un gesto di amore non solo per L'Aquila ma anche per le altre popolazioni del Centro Italia, colpite in questi anni da terremoti. 

R. - E' un segno di una chiamata di Dio, che irrompe dentro la mia storia e mi convoca ad un servizio ancora più forte nella Chiesa.

Lei è arrivato a L’Aquila dopo il terremoto del 2009 e ha vissuto una parte degli anni difficili della ricostruzione. Come si rafforza la sua missione proprio in relazione alle sofferenze e alle ferite di questa città e dei suoi abitanti?

R. - A me sembra che questa nomina sia segno di un’attenzione speciale che Papa Francesco riserva a questa comunità ecclesiale, a questa città. L’Aquila poi non è solo città che rappresenta se stessa: è una città icona che esprime la sofferenza e l’attesa di tutte le popolazioni che sono state colpite dalla sequenza di terremoti che dal 2009 al 2017 hanno devastato l’Italia Centrale. Quindi è segno di un amore che dona coraggio e apre prospettive di speranza per il futuro e per questo vorrei, con le opportunità che mi verranno date, offrire questo servizio con il cuore di Papa Francesco, avere dentro ancora di più l’orizzonte che ha spalancato alla Chiesa: la prospettiva di una Chiesa missionaria, che si rende prossima agli ultimi, che raggiunge le periferie.

 

La ricostruzione va avanti. A che punto è?

La ricostruzione ha due velocità: quella degli edifici privati procede abbastanza speditamente mentre quella degli edifici pubblici, tra cui anche le chiese, avanza con un passo rallentato rispetto alle previsioni. Ma il problema non si esaurisce nella semplice riedificazione delle strutture murarie danneggiate dal terremoto. C’è stato un terremoto anche spirituale: ci sono stati sismi psicologici e relazionali. Quindi la ricostruzione deve impegnarsi anche su questo versante che spesso sfugge, è poco considerato e la Chiesa si deve mobilitare nel nome del Vangelo, vivere sempre di più la Pasqua di Gesù ed essere testimone di un’azione dello Spirito. Come Chiesa aquilana dobbiamo chiamare a raccolta anche le altre Chiese che hanno subito la stessa sorte, tracciata dal dolore ma anche proiettata nella certezza che Dio agisce con la sua Provvidenza dentro le nostre vicende. E come Chiese dobbiamo cercare insieme, nel segno della comunione, le strade che ci consentono di essere comunità capaci di essere presenza di Gesù oggi.

22 maggio 2018, 18:14