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Mons. De Donatis: "Essere cardinale vuol dire servire il popolo di Dio"

Il rosso della porpora è il martirio di sangue, o il martirio della carità che si vive tutti i giorni, nel donare la propria vita

Massimiliano Menichetti - Città del Vaticano

Stupore, incredulità, testimonianza fino al martirio in nome di Cristo. Il Vicario del Papa per la diocesi di Roma, mons. Angelo De Donatis, condivide con queste parole la sua emozione nell’ascoltare, mentre tornava da una visita pastorale, la decisione del Papa di crearlo cardinale il prossimo 29 giugno.

R. – Ho appreso la notizia in macchina: tornavo dalla visita a una parrocchia di Roma, Sant’Attanasio sulla Tiburtina. Una bella mattinata, una visita pastorale … e mentre ascoltavo il Regina Coeli, alla fine c’è stata questa notizia che mi ha lasciato senza parole, perché è sempre qualcosa di sorprendente …

Presentando l’Esortazione apostolica Gaudete et exsultate ha incentrato il suo intervento sulla santità nel contesto attuale. Lei adesso è chiamato ancora di più a dare questa testimonianza …

R. – … soprattutto mi aiuta il capitolo IV della Esortazione apostolica, dove Papa Francesco dà indicazioni molto belle, perché i segni della santità – lui dice – sono la mitezza, l’umorismo e l’audacia. Credo che tutte le tre le cose in questo momento mi possano aiutare.

Spesso nella percezione comune si cade in errore e si pensa che la porpora sia un incarico importante. Lo è, ma in realtà è esattamente la polarità opposta: è un servizio pieno …

R. – E’ un servizio pieno; e soprattutto il richiamo al martirio credo che sia significativo; e anche se non è il martirio di sangue, è il martirio della carità che si vive tutti i giorni, nel donare la propria vita.

Come vede il suo orizzonte adesso?

R. – Continuare. Continuare a donare la vita e a servire il popolo di Dio: solo questo.

 

 

20 maggio 2018, 15:29