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Civiltà Cattolica pubblica testo di Bergoglio sulla "dottrina della tribolazione" Civiltà Cattolica pubblica testo di Bergoglio sulla "dottrina della tribolazione" 

Civiltà Cattolica: tribolazione e discernimento secondo Bergoglio

La rivista dei gesuiti pubblica un testo inedito del 1987 di Jorge Mario Bergoglio sulla "dottrina della tribolazione". Su "Civiltà Cattolica", il commento al testo del direttore, padre Antonio Spadaro, e del gesuita argentino, padre Diego Fares.

Alessandro Gisotti – Città del Vaticano

“Le idee si discutono, la situazione si discerne”. E’ uno dei passaggi forti di un testo di Jorge Mario Bergoglio del 1987, pubblicato sull’ultimo numero de La Civiltà Cattolica. Un testo divenuto di fatto introvabile che, per la prima volta, viene pubblicato in italiano. Il documento, osserva il direttore della rivista dei gesuiti padre Antonio Spadaro, è una breve prefazione a una raccolta di 8 lettere di due prepositi generali della Compagnia di Gesù, intitolata Las cartas de la tribulacion, “Le lettere della tribolazione”. Sette sono del padre generale Lorenzo Ricci, una del padre generale Jan Roothaan. Nel testo, il futuro Pontefice si sofferma sul tema della desolazione, delle tribolazioni e del discernimento come via per superare le situazioni di turbamento. Per padre Spadaro, attraverso questo scritto di Bergoglio, si può comprendere anche lo spirito con il quale Francesco ha scritto la “Lettera ai vescovi del Cile”, a seguito del report sugli abusi consegnato da mons. Charles J. Scicluna.

Nei momenti difficili, il gesuita deve fare discernimento

“In momenti di turbamento”, scriveva Bergoglio 31 anni fa, non bisogna “restare a rimuginare la desolazione”, ma piuttosto “guardare alla vita” senza ancorarsi alla “riflessione sulla confusione”  che certe idee possono produrre. Il gesuita, avverte, deve “discernere”, “ricomporsi nella sua appartenenza”. Discernimento, prosegue, che viene messo bene a fuoco solo con “il ricorso alle verità fondamentali che danno senso alla nostra appartenenza”. Ritornando ai tempi di prova in cui scrivevano i due padri generali Ricci e Roothaan, Bergoglio annota che, per un gesuita, “il segno di aver fatto un buon discernimento l’avrebbe avuto dalla pace (dono di Dio) e non dall’apparente tranquillità di un equilibrio umano o di una scelta in favore di uno degli elementi in contrapposizione”. In concreto, si legge ancora, “non era di Dio difendere la verità a costo della carità, né la carità a costo della verità, né l’equilibrio a costo di entrambe”. E conclude: “Per evitare di trasformarsi in un verace distruttore o in un caritatevole bugiardo o in un perplesso paralizzato, il gesuita doveva discernere”.

“ Il segno di un buon discernimento è la pace, dono di Dio ”

Fares: Papa a vescovi Cile, nuova “Lettera della tribolazione”

Il testo di Jorge Mario Bergoglio è commentato sul quindicinale dei gesuiti da padre Diego Fares, scrittore di Civiltà Cattolica e amico di Francesco da oltre 40 anni. Per padre Fares, la lettera inviata dal Papa ai vescovi cileni sullo scandalo degli abusi compiuti dal clero è una “sorta di nuova Lettera della tribolazione”. Lo spirito della lettera - scrive in un lungo articolo dal titolo “Contro lo spirito di accanimento” - “è quello di un padre che parla ai figli che sono anche genitori”. Lo “spirito di paternità – osserva – si oppone allo spirito di accanimento”. Francesco invita “la comunità ecclesiale a mettersi in uno stato di preghiera” e evidenzia che “per essere in grado di riparare e di poter guarire le ferite dobbiamo prima accettare di essere perdonati e confortati dal Signore”.

Francesco non scarica le colpe, assume l’umiliazione di sé

“L’atteggiamento radicale da assumere” quando la desolazione “è così profonda”, scrive padre Fares, “è l’accusa e l’umiliazione di sé”. Qualcosa, aggiunge, che nella vicenda della lettera all’episcopato cileno, Francesco “compie per primo, non scaricando le colpe su un capro espiatorio, come molti hanno cercato di fare, ma assumendole su di sé”. Sono questi atteggiamenti, conclude il gesuita argentino, “che permettono di risanare le ferite che il male e il peccato hanno inferto alla società, rafforzando così la nostra appartenenza a Cristo e al corpo della Chiesa”.

05 maggio 2018, 14:08