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Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme  (ANSA)

L'inferno è una scelta: quella di essere lontani da Dio

Papa Francesco: l’inferno consiste nell’essere lontani per sempre dal “Dio che dà la felicità”, dal “Dio che ci vuole tanto bene”.

Amedeo Lomonaco - Città del Vaticano

La Chiesa in tutto il mondo oggi prega e riflette sul mistero della morte di Cristo.  Nel Credo, la solenne professione di fede che accompagna la vita dei credenti, si ricorda che Gesù “fu crocifisso, mori e fu sepolto; discese agli inferi”. “Gesù – si legge nel Catechismo della Chiesa cattolica - non è disceso agli inferi per liberare i dannati né per distruggere l'inferno della dannazione, ma per liberare i giusti che l'avevano preceduto”.

Papa Francesco: l’inferno è essere lontani da Dio

Riferendosi all’inferno, Papa Francesco durante la Messa a Santa Marta del 25 novembre 2016, ha spiegato che “non è una sala di tortura”. L’inferno – ha aggiunto – consiste nell’essere lontani per sempre dal “Dio che dà la felicità”, dal “Dio che ci vuole tanto bene”. L’inferno non è una condanna, ma una scelta. Il Santo Padre durante la visita alla Parrocchia romana di Santa Maria Madre del Redentore nel 2015 ha detto inoltre: “All’inferno non ti mandano, ci vai tu, perché scegli di essere lì. L’inferno è volersi allontanare da Dio perché non voglio l’amore di Dio”. “Il diavolo – ha detto - è all’inferno perché lui l’ha voluto” ed “è l’unico che noi siamo sicuri che sia all’inferno”. E’ “frutto di una  ricostruzione” e “non una fedele trascrizione” – ha reso noto la Sala Stampa della Santa Sede - quanto invece riferito dal quotidiano “La Repubblica” nell’articolo di ieri, in cui tra l’altro venivano riportate frasi attribuite al Pontefice sull’inferno.

L’inferno non è un luogo ma uno stato dell’anima

La Chiesa, nel suo insegnamento, afferma l'esistenza dell’inferno e la sua eternità. “Non possiamo essere uniti a Dio - si legge nel Catechismo della Chiesa cattolica - se non scegliamo liberamente di amarlo. Ma non possiamo amare Dio se pecchiamo gravemente contro di lui, contro il nostro prossimo o contro noi stessi”. “Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l’amore misericordioso di Dio – si legge ancora - significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta”. Padre Athos Turchi, docente di Filosofia alla Facoltà teologica dell'Italia Centrale, sottolinea in particolare che l’inferno è uno stato dell’anima:

Intervista con padre Atos Turchi

R. – L’inferno non è né uno spazio né un luogo: l’inferno è lo stato dell’anima che si trova lontano da Dio, in odio e in contrasto con Dio. E’ lo stato dell’anima in cui si va a trovare rifiutando Dio. Questo è l’inferno. È come la disperazione di una persona quando le persone care non ci sono più. E’ l’odio che si ha verso una persona. Sono le anime disperate. Questo è l’inferno. I forconi, le fiamme dell’inferno, sono roba da ridere di fronte alla disperazione dell’anima che è senza di Dio e sa che non lo vedrà mai più.

Quindi questo stato di disperazione è senza misericordia, senza possibilità di perdono…

R. – Sì, perché all’inferno ci vanno solo quelli che rifiutano la salvezza, come il demonio. Il demonio è colui che si è posto in contrasto con Dio. Vive l’inferno, cioè tutta la lontananza da Dio. Così – dice Gesù – coloro che commettono peccato contro lo Spirito Santo, cioè che rifiutano la salvezza da parte di Dio, rifiutano la misericordia, si trovano lontani. Io spero che ce ne siano pochi che fanno questa scelta. Però, come l’ha fatta il demonio, la può fare anche un essere umano. È lo stato dell’anima, o di un essere o di uno spirito come può essere il demonio, che odia Dio. Questo è l’inferno.

E per le anime che sono lontane da Dio, come evitare questa disperazione eterna?

R. – Accettando la salvezza operata da Cristo. Chi accetta questa salvezza, entra nella possibilità di comunicare e di tornare in comunione con Dio e per questo evita l’inferno. Alcuni teologi dicono che dopo la morte l’anima ha un’ultima possibilità di confrontarsi con Dio; e lì c’è la scelta: sì o no. Se è sì, in qualche modo si entra nella salvezza. Se è no, uno si allontana da Dio, dalla sua comunione. Ed entra in uno stato di disperazione, cioè vive in uno stato di inferno. L’inferno è dentro il cuore dell’uomo, dentro l’anima, nella sua mente. Non è da qualche parte.

Dentro il cuore dell’anima, al contrario, c’è anche il gran desiderio di vedere Dio…

R. – Quando si vede siamo nella gioia, nella pace e nella felicità. E’ esattamente il contrario. Quando si trova la persona amata, l’anima gioisce, si apre alla gioia, alla pace, all’amore verso l’altro. Quando l’altra persona si odia, ci si rapporta per contrasto, con cattiveria, malizia, ecc. Questo è l’inferno. L’altro è il paradiso.

E lo stato dell’anima che si trova in una disperazione infernale, è il risultato di una scelta…

R. – Il peccatore assoluto è colui che rifiuta la salvezza di Dio. Noi siamo esseri liberi, abbiamo la possibilità dell’autodeterminazione: se decidiamo di stare con Dio, si entra nella comunione e nella salvezza. Se decidiamo di odiarlo, di allontanarci, siamo nell’inferno. Gesù parla di questo nella parabola del Figliol Prodigo: il figlio se n’è andato a sperperare tutto. Poteva tornare o non tornare: non tornando stava nell’inferno. È ritornato e questo gli ha dato la possibilità della comunione. L’inferno è la scelta che ciascuno compie. Nessuno condanna all’inferno. È una scelta personale. Noi abbiamo la possibilità sempre di riconfrontarci con Dio. Rifiutarlo significa andare all’inferno.

30 marzo 2018, 10:55