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Una celebrazione presieduta in Iraq da mons. Sako Una celebrazione presieduta in Iraq da mons. Sako  (AFP or licensors)

Iraq, mons. Sako: la Pasqua è speranza viva

Mons. Sako: "la testimonianza della gente perseguitata, che soffre è un appello agli altri affinché vedano, al di là della sofferenza, la fede in Dio, in Cristo e anche nell’uomo".

Amedeo Lomonaco - Città del Vaticano

La Pasqua in Iraq, nonostante il perdurare di violenze e instabilità, è un tempo in cui posare lo sguardo della fede per cogliere segni di speranza. E’ quanto sottolinea il Patriarca di Babilonia dei Caldei, mons. Louis Raphael Sako ricordando che l’Iraq è chiamato, nel mese di maggio, ad un cruciale appuntamento con le urne.

Mons. Sako: dall'Iraq segni di speranza

R. - Ci sono segni di speranza. Per esempio domenica le nostre chiese a Bagdad erano piene! Ma questo anche nel Kurdistan. Adesso ci si prepara alle elezioni. Speriamo venga altra gente più competente che voglia portare un cambiamento e lavorare per il bene del Paese e non per il proprio interesse.

D. - Dunque a maggio l’Iraq avrà l’opportunità di cambiamento con le elezioni politiche. E’ importante andare a votare …

R. - È molto importante. Penso che sia una responsabilità morale e nazionale. Noi, come Patriarcato, abbiamo fatto due dichiarazioni per incoraggiare tutti gli iracheni ad andare e votare, ma soprattutto i cristiani. Collaboriamo anche con le autorità musulmane per le elezioni. Alcuni vogliono boicottarle, ma penso che questa non sia la soluzione. È meglio andare a votare per avere un cambiamento in positivo.

D. - In Iraq, purtroppo, è frequente vedere orfani, vedove, persone senzatetto. Cosa realmente sconfigge, o almeno, può alleviare il dolore?

R. - Qualcuno deve essere vicino a loro, sentire le loro sofferenze e anche aiutarli a trovare una casa, un lavoro, una scuola. Questo aiuterà queste persone a superare le loro pene.

D. - Papa Francesco ha ricordato che la Pasqua è la festa più importante dell’anno liturgico. Cosa rappresenta, in particolare, questa festa per i cristiani iracheni, quelli che purtroppo negli ultimi anni sono stati costretti – spesso – ad abbandonare le loro case?

R. - Anche nella sofferenza c’è una speranza. Tutto dipende dalla fede, ma fede vuol dire amore. L’ufficiale francese che ha dato la sua vita per liberare un ostaggio, per me – per noi – ha imitato Cristo. Dunque ci sono segni di eroismo. Dobbiamo parlarne per aiutare la gente a sperare, a lottare per una società migliore, fraterna …

D. -  A proposito di segni di eroismo, dall’Iraq arrivano spesso scene drammatiche di violenze. Però, anche in questo Paese, ci sono gli eroi …

R. - Certo! Il martirio è la nostra storia. La Chiesa caldea è Chiesa martire. La Pasqua è viva e non è solo una cosa nella storia, una memoria. Perciò la testimonianza della gente perseguitata, che soffre è un appello agli altri affinché vedano, al di là della sofferenza, la fede in Dio, in Cristo e anche nell’uomo.

29 marzo 2018, 14:07