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Manifestazione antigovernativa a Cacaras Manifestazione antigovernativa a Cacaras  (AFP or licensors)

I vescovi del Venezuela: deplorevole la carenza di cibo e medicinali

La migrazione forzata per sopravvivere, il sovvertimento dell'ordine costituzionale, la crisi alimentare e sanitaria, le proteste soffocate con l’uso della forza, sono alcuni degli argomenti al centro dell'intervista a mons. José Luis Azuaje Ayala, presidente della Conferenza episcopale venezuelana

Griselda Mutual - Città del Vaticano

In primo luogo, il prelato ha parlato del dialogo politico venezuelano, che si svolgeva nella Repubblica Dominicana e che era in una fase di stallo, dopo che l'opposizione ha rifiutato di firmare il documento proposto dal partito di governo il 7 febbraio scorso.

Qual è il clima politico in questo momento in Venezuela e quali sono le sue previsioni?

R. - La paralisi del dialogo, o piuttosto la mancata firma dell'accordo proposto dal governo attraverso l'ex presidente Zapatero, non ha soddisfatto le aspettative dell'opposizione poiché non ha accolto le loro richieste, vale a dire: libertà per i prigionieri politici, riammissione all'Assemblea nazionale, apertura di un canale umanitario e garanzie al voto nelle elezioni del 22 aprile prossimo. L'accordo favoriva il governo e non il popolo venezuelano. Era evidente che i termini in quell'accordo non erano in funzione di risolvere i problemi del Paese. Lo abbiamo detto come vescovi: dobbiamo risolvere i problemi umanitari, il problema della scarsità di prodotti di ogni tipo, principalmente alimentari e quelli che hanno a che fare con il settore sanitario, la gigantesca inflazione. Vedendo che questi problemi non erano tra i punti dell'accordo, l'opposizione ha deciso di non firmare. È stata una decisione, penso opportuna.
Politicamente c'è una grande incertezza nel Paese da entrambe le parti. Se il governo andasse alle elezioni senza alcun candidato dell'opposizione, sarebbe illegittimo, non sarebbe riconosciuto dalla stragrande maggioranza della comunità internazionale o del popolo venezuelano mentre l'opposizione dovrebbe assumersi il rischio di una maggiore pressione politica, oltre ai costi politici dei suoi leader.

Quali sono le conseguenze della scarsità dei prodotti base?

R. - Innanzitutto è aumentata la malnutrizione infantile. Caritas Venezuela ha condotto uno studio che mostra una situazione allarmante: la percentuale di bambini denutriti si trova al 15%. Si parla di 300.000 bambini a rischio di morire di fame. Questo investe anche gli anziani e gli adulti che hanno perso peso perché non ricevono il cibo necessario per il loro sostentamento. Le persone mangiano quello che trovano, e purtroppo vediamo un numero sempre più alto di persone che ogni giorno rovistano tra i rifiuti in cerca di cose da mangiare. È una triste realtà in un Paese che ha così tante risorse naturali. I nostri parroci che operano nella pastorale sociale e nella Caritas, confermano questa situazione.
Un fatto grave e deplorevole è la carenza di medicinali di ogni tipo. I medici prescrivono al paziente nomi di diversi di farmaci che dovrebbero poi andare a trovare mentre i nostri ospedali non hanno i mezzi per i test clinici. Se c’è un farmaco che rischia di essere esaurito nelle farmacie, viene venduto a caro prezzo, a causa del costo imposto dall'estero. È una spirale che minaccia la vita dei poveri che è di quasi tutti i venezuelani. È un dramma che grida al cielo ed a cui non si riesce a porre rimedio. Un altro aspetto doloroso è il dramma vissuto da milioni di persone che devono uscire all'alba, non per lavorare, ma per fare la fila per vedere quali prodotti possono acquistare per la propria famiglia. Sono persone in età produttiva, in età lavorativa, che devono passare 6 o più ore alla ricerca di cibo o farmaci o di qualsiasi altro prodotto. Un altro aspetto è la rottura dell'unità familiare: ci sono milioni di persone che hanno dovuto emigrare in altri luoghi cercando di dare un aiuto alle loro famiglie, ai loro figli, al loro futuro. Il risultato di questo è vedere come il Venezuela, che è un Paese giovane, sta invecchiando perchè sono gli adulti che non riescono ad emigrare.

A causa dell’aumento del flusso migratorio, è possibile chiudere i confini?

R. - Ogni Paese ha le sue leggi e regolamenti. Il desiderio dei venezuelani è di mantenere le frontiere aperte e può esserci una migrazione organizzata con valori etici nel rispetto dei diritti umani. Il problema sta nella grande disperazione della famiglia venezuelana, che non trova più opportunità di sviluppo nel Paese. Noi, che nell'ultimo secolo abbiamo ricevuto milioni di persone da Paesi in conflitto, non avremmo mai pensato di vivere questa esperienza di migrazione forzata a causa della situazione di ingiustizia e di crisi economica che privilegia il mondo dell'illegalità. Questa situazione genera molta tristezza perché ad emigrare sono professionisti, padri e madri di famiglie, anche intere famiglie, ma soprattutto giovani. Nella nostra anima c'è un sentimento di tristezza e di disperazione.

Il rapporto della Commissione interamericana dei diritti umani pubblicato nei giorni scorsi, denuncia arresti e licenziamenti di sindaci, governatori, deputati e avversari politici da parte del governo. Voi vescovi come affrontate questa situazione?

R. – Questa situazione l'affrontiamo con grande preoccupazione. La violazione dei diritti umani è sistematica. La repressione è aumentata. Le proteste sono viste come un reato in quanto le autorità hanno approvato una legge che diventa un mezzo di ritorsione e che genera paura in coloro che non sono d'accordo con le linee del governo. La nostra Conferenza episcopale, attraverso la Commissione di Giustizia e Pace e le vicarie di alcune diocesi, indagano sui casi di violazione dei diritti umani, oltre a promuovere e proteggere gli stessi diritti con particolare attenzione alla vittime. Quando un governo utilizza il potere per il potere, usa la forza e la repressione per costringere al silenzio la popolazione. Questo accade nel Paese in modo permanente.

 

21 febbraio 2018, 12:21