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I Capi delle tre Chiese cristiane al Santo Sepolcro I Capi delle tre Chiese cristiane al Santo Sepolcro  (AFP or licensors)

Gerusalemme: riaperto Santo Sepolcro dopo sospensione delle tasse

Nelle prime ore di questa mattina l'apertura e il ritorno dei fedeli dopo il gesto senza precedenti delle tre Chiese cristiane di chiudere il Santo Sepolcro per protesta contro la richiesta di tasse ed espropri da parte delle autorità israeliane

Come annunciato ieri, la chiesa del Santo Sepolcro ha riaperto alle 04.00 (ora locale) di questa mattina i propri battenti dopo tre giorni di chiusura. Poco dopo, secondo testimonianze sul posto, sono arrivati i primi pellegrini.

Il governo cerca soluzioni insieme alle Chiese cristiane

A determinare la fine della singolare serrata - riferisce Gianni Valente dell'Agenzia Fides - è stato l'annuncio – diffuso nel pomeriggio di ieri dall'ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu – che il governo d'Israele cercherà insieme alle Chiese cristiane presenti in Terra Santa, soluzioni condivise per superare i punti di contrasto. Il negoziato sarà affidato a una commissione presieduta da Tzachi Hanegbi, ministro israeliano per la cooperazione regionale. Nel frattempo – ha avvertito la nota diffusa dall'ufficio del Premier israeliano - la municipalità di Gerusalemme ha sospeso i processi di riscossione delle tasse messi in atto nei confronti di pertinenze immobiliari ecclesiastiche nella Città Santa.

La questione delle proprietà immobiliari ecclesiastiche 

La Commissione Hanegbi – ha avvertito la nota emessa dell'ufficio del Primo Ministro – si occuperà anche della spinosa questione delle proprietà immobiliari ecclesiastiche che in passato erano state cedute in affitto per lunghi periodi – fino a 99 anni – al Fondo Ebraico Nazionale, e che in tempi recenti gli stessi soggetti ecclesiali, per far fronte ai propri debiti, avrebbero venduto a grandi gruppi immobiliari privati. Il Parlamento israeliano stava lavorando da tempo a un progetto di legge per garantire allo Stato d'Israele la possibilità di confiscare tali terre e beni immobiliari, sottraendoli a possibili contese proprietarie, soprattutto per tutelare gli interessi degli attuali affittuari. Adesso, in vista dei futuri negoziati tra governo israeliano e soggetti ecclesiali, viene sospesa ogni iniziativa legislativa in merito a tale controversa questione. Il comunicato dell'ufficio del Premier israeliano ha anche ribadito che “Israele è orgoglioso di essere l'unico Paese del Medio Oriente dove i cristiani e i seguaci di tutte le religioni hanno piena libertà di esprimere la propria fede”.

Ringraziamento delle Chiese cristiane per chi ha operato per il mantenimento dello "Status Quo"

Nel pomeriggio di ieri - riporta sempre l'Agenzia Fides - anche i Capi delle realtà ecclesiali che gestiscono congiuntamente il Santo Sepolcro hanno diffuso un comunicato per “rendere grazie a Dio” delle decisioni comunicate dal governo d'Israele, esprimendo gratitudine “per tutti coloro che hanno operato senza tregua per mantenere la presenza cristiana a Gerusalemme e difendere lo 'Status Quo'” (l'insieme di regole e usanze su cui si fonda dai tempi dell'Impero Ottomano la convivenza tra diverse comunità religiose nella Città Santa

La decisione del governo israeliano è stata “giusta”, indica Giorgio Bernardelli, giornalista del Pime, esperto di Medio Oriente. In questo modo, secondo Bernardelli, la questione è tornata “nell’alvo naturale, cioè i rapporti bilaterali tra lo Stato e le chiese presenti nello Stato di Israele”. Il giornalista, che definisce “sconcertante” l’iniziativa del sindaco di Gerusalemme, ricorda come nella Città Santa i cristiani siano ormai meno di diecimila

Ascolta l'intervista a Bernardelli

 

28 febbraio 2018, 10:14