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Padre Riccardo Tobanelli e i bambini che assiste Padre Riccardo Tobanelli e i bambini che assiste 

Bangladesh, bambini di strada: l'impegno di p. Riccardo per il loro futuro

L'impegno del centro Tokai Songho per assistere i ragazzi che vivono ai margini della società

di Giada Aquilino

Cerchiamo di trasmettere ai più giovani la convinzione che “con le proprie mani possono creare il loro futuro”. Così padre Riccardo Tobanelli, missionario saveriano, in Bangladesh dal 1982, che nel Paese asiatico visitato dal Papa si occupa dei bambini di strada, i cosiddetti “tokai”, in particolare di quelli che vivono nei pressi della stazione di Dhaka. Per loro ha creato un apposito centro, il Tokai Songho, che si trova a Nishan Nolouakuri, a nord della capitale, e ospita una sessantina di bambini tra i 3 e i 18 anni.

L’impegno di padre Riccardo, trasmesso oggi ai suoi collaboratori, in gran parte ex ragazzi di strada, è quello di andare a cercare - proprio lungo la linea ferroviaria - i bambini che hanno più bisogno di aiuto: “cercano di conoscerli, gestirli, per qualsiasi tipo di problema, di salute, di violenze o aggressioni”, spiega il missionario nell’intervista del nostro inviato in Bangladesh, Xavier Sartre. “Cerchiamo di proporre ai bambini, soprattutto a quelli ancora in una fascia di età tra i 5 e gli 8 anni, che non hanno ancora preso l’abitudine di usare droga o (sniffare, ndr) colla, di crescere in un ambiente normale”. Certo, ammette il saveriano, “vanno, tornano, scappano, ritornano”, ma comunque si porta avanti “un percorso di crescita sia scolastica, sia umana, sia di appartenenza a una famiglia”. Nella struttura creata, si cerca il più possibile “di autogestirci, partecipiamo alla cucina, al lavoro, alla coltivazione: anche perché - prosegue - questo è un elemento educativo” per i bambini che hanno vissuto in strada.

Ascolta l'intervista di Xavier Sartre a p. Riccardo

Ad affiancare padre Riccardo c’è anche Maria Cristina, italiana della Caritas di Salerno, che vive in Bangladesh da sette anni. Nell’intervista di Xavier Sartre, racconta che i bambini la considerano una “sorella maggiore”. Si tratta, spiega, di vivere con bambini che vivono il “senso dell’abbandono”. Hanno un “dolore interno”, una “ferita che non si sa se negli anni passerà mai”. “Quando arrivano al centro - racconta la donna - possono essere arrabbiati, violenti, magari appena ti vedono ti prendono in giro”. Ma sono solo “ragazzi che hanno bisogno di amore”, quello che trovano al centro Tokai Songho.

L'intervista di Xavier Sartre a Maria Cristina

 

01 dicembre 2017, 13:51