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Cristiani perseguitati in Asia, perché il Natale fa paura

Alla vigilia della festa di Santo Stefano, il primo martire, padre Bernardo Cervellera, direttore di AsiaNews, l’agenzia del Pime, parla della situazione delle comunità in Cina, India, Indonesia, Yemen e Pakistan, che non possono celebrare il Natale. Ma in Indonesia ci sono anche musulmani che le difendono, e “nulla le può fermare nella loro fede”.

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

“Quest’anno la persecuzione dei cristiani avviene cercando di soffocare il Natale, che è visto come una festa pericolosa, perché ricorda che la dignità dell’uomo è Dio e non il potere”. Padre Bernardo Cervellera, pugliese, missionario del Pontificio istituto missioni estere e direttore dell’agenzia AsiaNews, ha scritto nel suo ultimo editoriale “Natale e il rifiuto” che fa parte del mistero del Natale l’essere rifiutati e calpestati, come Maria e Giuseppe a Betlemme, Gesù che nasce fra gli animali della stalla, e poi la persecuzione di Erode con la strage degli innocenti e la fuga in Egitto. Come Gesù, primo migrante “cristiano” che sfugge al massacro, i profughi di Mosul, prima braccati, poi cacciati dalle loro case, vivono da tre anni in alloggi di fortuna, sperando di poter tornare nella loro città liberata dall’Isis.

Dal suo osservatorio sul mondo missionario, padre Cervellera ci racconta questo mistero del Natale vissuto nel rifiuto, con la persecuzione, le violenze, i silenzi obbligati inflitti alle piccole comunità dell’Asia.

D. – Padre Cervellera, Papa Francesco ha ribadito più volte che oggi nella Chiesa ci sono più martiri rispetto ai primi secoli: come è stato il 2017?

R. – Bè, è stato un anno molto difficile anche questo: io guardo all’Asia, soprattutto con AsiaNews, e con le persecuzioni in Siria, le persecuzioni in Pakistan, adesso sta crescendo la persecuzione anche in India e le persecuzioni in Cina, in Corea del Nord. E’ veramente una situazione molto, molto tesa. Ci sono ovunque dei segnali di un rifiuto dei cristiani e un rifiuto della fede cristiana. Nello stesso tempo, in tanti Paesi i cristiani soffrono quello che soffre tutta la popolazione: in Iraq o in Siria in pratica i cristiani sono stati spazzati via come il resto della popolazione.

D. – Alla vigilia del Natale e della festa di Santo Stefano, il primo martire, quali comunità cristiane perseguitate vuole ricordare?

R. – Quello che è impressionante quest’anno, proprio, è il fatto che la persecuzione avviene cercando di soffocare il Natale, cioè il Natale come una festa pericolosa, perché ricorda che la dignità dell’uomo è Dio e non il potere. E quindi, per esempio, ci sono comunità cristiane in Cina che non possono celebrare il Natale, addirittura giovani universitari che non possono pronunciare la parola Natale, non possono fare incontri con i loro compagni per festeggiare il Natale … Ci sono gruppi di cori che vengono proibiti in India, perché li si accusa di voler convertire la gente … E ci sono poi anche tantissime situazioni in Indonesia, in Yemen e in Pakistan dove le comunità hanno grandi difficoltà nell’ esprimere liberamente la propria fede. Devo dire che però, per esempio, per Natale in Indonesia ci sono tantissimi musulmani che si sono offerti di custodire le comunità cristiane e custodire, appunto, la pace durante le celebrazioni. E questa è una cosa che dà speranza.

D. – Però, dietro a questo odio per i cristiani ci può essere la stessa ragione per cui veniva odiato Gesù? Perché portava la luce di Dio e il mondo in realtà preferisce nascondere nelle tenebre le sue opere, come ha detto Papa Francesco lo scorso 26 dicembre?

R. – Ah, questo è evidente! Io trovo che il motivo per cui i cristiani vengono perseguitati è perché affermano – appunto – la dignità della persona e quindi la giustizia per la persona, e affermano che la persona non appartiene al potere. Ormai nel mondo c’è un potere politico, un potere economico che usa le persone come oggetti: le usa e le getta via in modo facile. Ma perché avviene, questo? Perché, appunto, Dio viene eliminato e quindi viene eliminato anche l’uomo. I cristiani, che con il Natale portano Dio dentro la vita umana, dentro la carne umana, sono i primi bersagli.

D. – Il Papa ha detto ad aprile, nella Veglia per i nuovi martiri, che comunque i martiri non sono degli eroi, perché sono sostenuti dalla grazia di Dio, non dal loro coraggio …

R. – Devo dire che appunto questa grazia di Dio, che dà loro coraggio, ai cristiani – ripeto, io guardo soprattutto l’Asia, ma si potrebbe dire la stessa cosa per l’Africa, per i cristiani egiziani, per esempio, o per tantissime parti dell’America – la cosa incredibile è la forza con cui tutto cresce, per cui non vengono fermati da nulla. Si possono mettere delle pietre sopra il loro sepolcro, ma crescono invece nuove conversioni, cresce nuova vita e gli stessi martiri, gli stessi cristiani perseguitati non sono fermati da nulla. Perché portano una forza che è più grande di loro!

ascolta e scarica l'intervista a padre Cervellera
24 dicembre 2017, 14:38