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Papa Francesco tra i fedeli durante un'udienza generale Papa Francesco tra i fedeli durante un'udienza generale 

Francesco: la Chiesa ha tanto bisogno di comunione

La grande sfida del 21.mo secolo è “fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione”: è quanto ha detto il Papa ai partecipanti all'Assemblea Internazionale della Confederazione Unione Apostolica del Clero

di Sergio Centofanti

“Oggi abbiamo tanto bisogno di comunione, nella Chiesa e nel mondo”: è quanto ha detto oggi il Papa ai partecipanti all'Assemblea Internazionale della Confederazione Unione Apostolica del Clero, che sta riflettendo sul ruolo dei pastori nella Chiesa particolare.

“La spiritualità diocesana” - ha sottolineato Francesco - è spiritualità di comunione al modo della comunione Trinitaria”. E come diceva San Giovanni Paolo II, la grande sfida del 21.mo secolo è “fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione”, promuovendo “una spiritualità della comunione”. Questo è possibile grazie “alla conversione a Cristo, alla docile apertura all’azione del suo Spirito e all’accoglienza dei fratelli”. Occorre cioè farsi santi:

“Oggi come in passato sono i santi i più efficaci evangelizzatori, e tutti i battezzati sono chiamati a tendere alla misura alta della vita cristiana, cioè alla santità. A maggior ragione questo concerne i ministri ordinati. Penso alla mondanità, alla tentazione della mondanità spirituale, tante volte nascosta nella rigidità: una chiama l’altra, sono ‘sorellastre’, una chiama l’altra”.

I pastori – ribadisce con forza il Papa - sono chiamati a indossare “il grembiule del servizio”, a chinarsi “sul vissuto delle proprie comunità, a comprenderne la storia e a vivere le gioie e i dolori, le attese e le speranze” del popolo di Dio. E’ fondamentale che i sacerdoti coltivino “reciproci rapporti fraterni” partecipando “al cammino pastorale della loro Chiesa diocesana, ai suoi appuntamenti, ai progetti e alle iniziative che traducono operativamente le linee programmatiche” in unità col vescovo. Punto di riferimento “imprescindibile” è il piano pastorale della diocesi, che “va anteposto ai programmi delle associazioni, dei movimenti e di qualsiasi gruppo particolare”:

“E questa unità pastorale, di tutti intorno al vescovo, farà unità nella Chiesa. Ed è molto triste quando in un presbiterio troviamo che questa unità non esiste, è apparente. E lì dominano le chiacchiere, le chiacchiere distruggono la diocesi, distruggono l’unità dei presbiteri, fra loro e col vescovo. Fratelli sacerdoti, io mi raccomando, per favore: sempre vediamo cose brutte negli altri, sempre – perché le cataratte a quest’occhio non vengono –, gli occhi sono pronti a vedere le cose brutte, ma mi raccomando di non arrivare alle chiacchiere. Se io vedo cose brutte, prego o, come fratello, parlo. Non faccio il “terrorista”, perché le chiacchiere sono un terrorismo. Le chiacchiere sono come buttare una bomba: distruggo l’altro e me ne vado tranquillo. Per favore, niente chiacchiere, sono il tarlo che mangia il tessuto della Chiesa, della Chiesa diocesana, dell’unità fra tutti noi”.

Infine, il Papa invita ad avere “un respiro più grande che rende attenti alla vita di tutta la Chiesa: il servizio alla propria Chiesa particolare va svolto “nella docilità allo Spirito Santo e al proprio Vescovo e in collaborazione con gli altri presbiteri, ma con la consapevolezza di essere parte della Chiesa universale, che varca i confini della propria diocesi e del proprio Paese”. Così, il sacerdote è chiamato ad “essere educatore alla mondialità, non alla mondanità”:

“La missione, infatti, non è una scelta individuale, dovuta a generosità individuale o magari a delusioni pastorali, ma è una scelta della Chiesa particolare che si rende protagonista nella comunicazione del Vangelo a tutte le genti”.            

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16 novembre 2017, 14:50